
… O mia bella isola,
approdo di molte genti,
intreccio di lingue e costumi…
Ricca sei di dolci vini,
di miracolose acque,
incanto di profumi, pace, oblìo…
Parla il passato:
echi di passione e rimpianti
sono i tuoi canti…

Il mare dell’ isola d’Ischia è uno scrigno ricco di tesori sommersi… Nei suoi abissi, un’indescrivibile biodiversità trova l’habitat ideale per esprimersi. In particolare, vi è presente l’unica comunità italiana conosciuta della specie di delfino mediterraneo. Non distante dall’isola c’è un vero e proprio condominio di cetacei: il canyon sottomarino di Cuma, da tempo oggetto di studio dell’ Associazione Delphis presente da circa vent’anni sull’isola. A questi habituè delle nostre acque è stata dedicata una mostra permanente presso la Sezione Cetacei del Museo di Villa Arbusto in Lacco Ameno, così da costituire, per il visitatore, una finestra aperta nel blu del Mediterraneo. I delfini, fantastiche creature di aspetto sorridente, carattere giocoso e movimenti eleganti, non mancano di suscitare simpatia. Non solo oggi esiste un legame speciale che ci lega ad essi, ma già in passato i delfini furono icone di miti e leggende e, per gli antichi Greci, messaggeri degli Dei. Oggi, per me, rappresentano i “ custodi del mare”, tanto da dedicare loro la seguente poesia:
In un pomeriggio di sole, come ce ne sono di stupendi qui ad Ischia, rapita guardo il mare dal borgo marinaro di Ischia Ponte che si estende sull’Insula Maior, com’era chiamata anticamente. Percepisco un’immagine indimenticabile di un’isola che incanta… Lo sguardo non ha confini. Una barca si allontana all’orizzonte: i colori si confondono , tutto diventa irreale… Qualcuno è al timone, forse lavora, forse si diverte, forse entrambe le cose.
Il libro del giornalista Giuseppe Mazzella “ Ischia, Luci e Ombre sullo Sviluppo-il sistema economico-sociale dell’isola d’Ischia: dall’espansione selvaggia (1970-1974) al tempo della globalizzazione (2002-2010)” è stato presentato venerdì scorso alla Biblioteca Antoniana di Ischia nel corso di una tavola rotonda – condotta dal giornalista Ciro Cenatiempo - alla quale hanno preso parte il dottor Francesco Borgogna, Presidente dell’Osservatorio sui fenomeni Socio-economici dell’isola d'Ischia (OS.I.S), l’avvocato Nello Mazzella, Presidente dell’Associazione per il Comune Unico dell’Isola d’Ischia (ACUI), il professor Gianni Vuoso, giornalista, il professor Francesco L. Rispoli, ordinario di Composizione Architettonica ed Urbana all’Università Federico II di Napoli.
Il minimo indispensabile,
qualcosa di sano e adorabile,
stuzzica l’uomo affinché
diventi apprezzabile.
Il minimo indispensabile
Passeggiando per le strade
Ascolto la gente che si apre…
E’ la stessa favoletta
agli occhi di tutti
per nulla perfetta.
Come torrente di lava.
Come fiume di periferia.
Il tempo
(il battito, la vita)
scivola via.
Un soffio di luce
terminato da un tempo remoto e
Scese la notte.
Ero lì ed
aspettavo la luce.
Scese la notte
e aspettavo che
arrivasse un bagliore di luce
in quello specchio
d’acqua argentea
Ascolterò la neve che cade,
il bianco di un’assoluta estasi,
il fuoco che arde,
l’abete che gocciola luce,
il cielo che gronda buio.
Ascolterò le stelle e
il mare.
A Natale non puoi essere che
nel tempo di attesa. Ricordati di
essere luce. Porta il mondo
nella conca della mano,
e la gioia…quella acciuffala e stringila
perché a Natale…
Non ascolti il tempo fluire;
resti immobile. Le luci fluorescenti
continuano a tratteggiare ombre
sull’asfalto bagnato e il pupazzo
carezza l’atmosfera con aria smarrita.
Arriverà la neve?
“Ma allora ci vai così?” chiese Amelia sistemando la grossa stella dorata sulla punta dell’albero, “Sì” rispose, e si guardò gli stivali, altissimi. “Hai detto di essere in ritardo e che avresti dovuto correre…” riprese Amelia allontanandosi un poco per ammirare l’opera, “lo so” disse “ ma sono abituata” . “ Io devo andare a prendere altre palline rosse, scendiamo insieme?” chiese Amelia cercando con gli occhi la borsa in mezzo a quella confusione e avvolgendosi attorno al collo la lunghissima sciarpa, “no, no… sto scappando…” e uscì di corsa lasciando la porta aperta. Chiamò l’ascensore più per senso del dovere che per fiducia: guasto.
Questa storia racconta di un bambino, un bambino dal cuore d’oro, che abitava nelle terre eternamente innevate di Borgo Felice. Le luci e le decorazioni scintillavano piene di allegria per le strade del paesino in festa e i fiocchi di neve continuavano ad ondeggiare nella fredda aria invernale per poi adagiarsi con movimento lieve sul lastricato delle vie, sui sentieri, sui tetti delle abitazioni, sui comignoli.
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