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Alla parte occidentale dell'isola d'Ischia, quel paese bagnato dal mare per tutta la sua sinuosa estensione; circondato da pianure verdeggianti; spalleggiato dal monte che si asside su i suoi colli nella positura più voluttuosa e comoda, fiancheggiato da due correnti vulcaniche, l'uno a settentrione, l'altro a mezzogiorno; quel paese chiamasi Forio capoluogo di Mandamento.
Così nel lontano 1867, il D'Ascia comincia la descrizione, curata in ogni particolare, del Comune di Forio, da sempre caratterizzato dalle bianche pareti delle case, dal violento azzurro del mare e del cielo, dal colore ferrigno del Monte Epomeo che sembra incendiarsi con i suoi verdi vigneti e i suoi orti profumati, sotto la luce rossastra dei suoi unici tramonti.
Bagnata lungo tutto il versante occidentale dal mare, confina a mezzogiorno col comune di Serrara Fontana, a greco con quello di Casamicciola e a settentrione con quello di Lacco Ameno.
Forio, immortalata da celebri vedusti, ricordata da poeti e letterati, è, più di ogni altro comune isolano, celebrata per l'amenità dei suoi colli e per la ricchezza e la prosperità delle sue terre generose. Non a caso lo Iasolino chiamerà Forio: Fiorio, poiché dopo la distruzione di ville e castelli, ad opera dei saraceni, "rifiorì" diventando il maggiore comune per produzione di vino e di "frutti eccellenti", grazie ad uomini forti e bellicosi, pronti a risorgere dopo i pericolosi e repentini assalti dei corsari.
Il suo nome, quindi, potrebbe derivare con ogni probabilità dal greco phoros (ferax), ossia fertile. Lasciando l'opinione degli scrittori, più o meno scientifica, si riscontra anche quella, pur sempre autorevole, della tradizione popolare che rimanda a due diverse etimologie il nome di questo comune: l'una riconduce a fiorito, in base allo stemma, all'emblema del paese, ovvero un fiore in campo azzurro, come si osserva sul frontespizio delle principali chiese. Il nome fiorito, dato alla contrada, dai coloni che vennero a dissodare questa terra ricoperta interamente da fiori e da piante silvestri, si corruppe poi in fiorino - fiorio - forio.
L'altra derivazione, più romanzesca, fa derivare il nome da un particolare episodio. Si racconta che per l'accresciuta moltitudine degli abitanti del castello e per l'esigenza di espandersi verso terre più produttive e generose, un abitante di questa, prese commiato da amici e parenti con le parole fuori - io cioè io vado fuori, così il motto di congedo, pronunziato prima di lasciare definitivamente il castello, diede nome al villaggio adagiato sul fianco occidentale dell'isola.
Le vicende della storia plurisecolare dell'isola, dal primo insediamento di colonizzazione greca alla pax romana, fino ai secoli difficili dell'alto medioevo, diventano più immediatamente riscontrabili durante i regni angioino e aragonese. Durante il viceregno spagnolo l'isola attraversa un periodo di gravi difficoltà a causa principalmente della pirateria del Barbarossa (22.06.1544).
La fatale invasione spopolò principalmente il paese di Forio, lasciandolo incolto e disabitato. Questi drammatici episodi lasceranno un segno duraturo soprattutto nelle scelte edilizie che, connotando il territorio in maniera peculiare, mostreranno sempre vivo, nel corso dei secoli, questo stretto legame tra "terra e storia".








