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Una Legge Speciale per le Isole Minori della Campania ed un nuovo Piano Paesistico - Un ruolo di investitore istituzionale della Provincia nelle STU

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futuro
Documento os.i.s. sulla situazione normativo-urbanistica che si e` venuta a creare sull’isola d’ischia, anche a seguito del decreto governativo del 23/4/2010.

L’ Osservatorio sui fenomeni socio-economici dell’ Isola d’ Ischia – OS.I.S: Onlus, registra con amarezza l’esito negativo, in materia di edilizia, sortito da azioni politiche e di movimenti popolari, confuse e avventate.

Chi ha ritenuto di puntare tutte le carte (per una sanatoria straordinaria che salvaguardasse le costruzioni abusive isolane dagli abbattimenti) sulla incostituzionalità` della mancata estensione del terzo condono alla Regione Campania, e` stato servito dal Governo. Il decreto governativo del 23/4/2010 infatti elimina questa incostituzionalità`, riaprendo il condono (per le prime case) alla Campania, ad eccezione delle zone vincolate e sospendendo gli abbattimenti fino al 30/6/2011. Infatti non e` certo incostituzionale fare distinzione tra zone soggette a vincolo e zone che non lo sono.

E` stato folle pensare di solidarizzare e accomunare le sorti edilizie dell’isola con quelle dell’entroterra campano. Casoria, Casavatore, Casandrino non sono la stessa cosa che Ischia, Procida, Capri. Non c’e` comparazione di ‘bellezze naturali” e c’e` diversita` di “inquinamento criminale”. Non ci voleva molto a capire che avremmo solo aperto la porta all’abusivismo criminale che ha allungato la “longa manus” su gran parte delle costruzioni abusive campane. Poi certamente non tutte le costruzioni abusive campane sono di origine malavitosa come e` certo che le famiglie, le persone, i bambini di Casoria, Casavatore, Casandrino sono cittadini equiparabili a tutti gli altri nei diritti e nei doveri. Ma se avessimo esaminato il problema isolano, senza populismo e con piu` realismo, avremmo differenziato la nostra situazione da altre.

Adesso, paradossalmente, potra` riprendere, piu` aspra e tenace, l’azione repressiva e demolitoria di una magistratura irritata dall’azione governativa, a carico dell’isola d’Ischia. Tra l’altro, la magistratura, liberata dall’incombenza su gran parte del territorio campano, potra` meglio concentrare forze e attenzione alla repressione sulle isole.

La legge speciale che si invocava e che noi auspichiamo – nella piena competenza dello Stato - per evitare la “macelleria edilizia” di una sequela di demolizioni – preludio di una “Macelleria Economica e Sociale” - doveva essere preparata bene, in prima istanza come Decreto-Legge, non accomunata a territori con caratteristiche assolutamente diverse; doveva inoltre essere fondata sul principio in base al quale – per zone vincolate ma ad alto sviluppo economico – che per responsabilità` diffuse non hanno avuto idonei strumenti di pianificazione economico-territoriale, c’era bisogno di uno stop degli abbattimenti, in attesa di un Piano economico-urbanistico che andasse meglio a delineare cio` che e` conforme ad un moderno Piano di sviluppo sostenibile e cio` che non lo e`.

Adesso, dopo queste mosse avventate e di sapore elettorale, e` tutto piu` difficile. Ma ancora qualcosa si puo` fare e ci sforzeremo di esplicitare le nostre idee e il nostro progetto.

Intanto c’e` da tenere conto che il decreto governativo del 23/4/2010 parla genericamente di vincoli, senza la distinzione tra vincoli “assoluti” e vincoli “relativi”, quando sappiamo bene che la Corte Costituzionale, in particolare con la sentenza n.49 del 6/2/2006 sancisce l’importanza di questa distinzione. Cosi` come la sentenza n. 696 del 4/5/95 della 5^ sezione del Consiglio di Stato decretava che la sanabilita` delle opere realizzate in zona vincolata e` da escludere solo se si tratti di vincolo di inedificabilita` assoluta ( ex art. 33 legge 47/85) e non anche nella diversa ipotesi di vincolo di inedificabilita` relativa. Ricordiamo che nei vincoli assoluti sono da ricomprendere il rispetto cimiteriale, il rispetto stradale, i vincoli idrogeologici e quelli relativi alle zone A, A1 e F1 del P.R.G. li` dove ci sia e sia vigente.

Per cui restano aperti varchi nei quali abili avvocati amministrativisti possono inserirsi e rintuzzare l’azione della magistratura napoletana.

In secondo luogo, desideriamo rammentare la circostanza che nel luglio del 1999 ci fu un tentativo legislativo, non andato a buon fine, ma che potrebbe essere ripreso e approvato in maniera bipartisan in tempi rapidi. Si tratta del Disegno di legge 4337 del Senato “Disposizioni per la repressione dell’abusivismo edilizio delle aree soggette a vincoli di tutela e norme per il recupero ambientale”. Tale Disegno era stato elaborato dall’allora Consiglio dei Ministri ( Governo di centro-sinistra, su proposta dei Ministri Micheli, Ronchi e Melandri.) In particolare il Disegno di legge prevedeva il blocco degli abbattimenti quando la casa fosse abitata dal responsabile dell’abuso o da un suo parente, a meno che non venisse contestualmente offerto all’occupante un’abitazione alternativa.

Ma c’e` ancora un’altra strada percorribile: la SANATORIA GIURISPRUDENZIALE ( terza ipotesi, dopo la sanatoria ordinaria e quella straordinaria), che esiste gia` in via amministrativa, consentendo in alcuni casi di parziale difformità` dal permesso di costruire o in caso di interventi eseguiti in base a permessi annullati, di sostituire la rimozione con sanzioni amministrative. Ma tale tipo di sanatoria resta inapplicata e, secondo alcuni, inapplicabile in via penale.

Se applicata (e vedremo come ) consentirebbe di rilasciare l’abitabilita` e di sospendere la demolizione di opere non conformi agli strumenti urbanistici del tempo ma conformi alle previsioni urbanistiche attuali e cio` - evidentemente – ad evitare il paradosso che si possa costruire un nuovo edificio (con l’insorgere del nuovo strumento urbanistico) proprio li` dove ne sia stato abbattuto un altro.

Questa via sarebbe possibile se contestualmente si predisponesse un nuovo Piano Paesistico (quello attuale – come ha sottolineato l’urbanista Sebastiano Conte – e` ipervincolante, a volte anche a sproposito) e con decreto legge governativo si sancisse l’applicabilita` della sanatoria giurisprudenziale anche al di fuori della giurisdizione amministrativa, come “ istituto generale”. Essendo questo un provvedimento valido su tutto il territorio nazionale, non dovrebbe incontrare nemmeno la contrarieta` dei ministri della Lega.

Ma l’ultima e, per noi, piu` importante e decisiva strada da seguire e` quella regionale.

Non v’e` dubbio, e la Corte Costituzionale lo ha affermato in varie sentenze, che la Regione ha competenze concorrenti ( che non significa “conflitto di competenza” ma concerto istituzionale) con lo Stato in settori importanti come il governo del territorio, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali e nelle altre materie riconducibili al IV^ comma dell’art.117 della Costituzione.

Orbene, a parte la necessità di approvare immediatamente cio` che il Programma di centro-destra di Caldoro ha previsto come priorita` e cioe` il nuovo Piano Paesaggistico Regionale, noi dobbiamo batterci (e oggi abbiamo anche un rappresentante isolano alla Regione) per la predisposizione di una LEGGE REGIONALE PER LE ISOLE MINORI, che raggruppi tutte le esigenze primarie e inderogabili di isole campane ad alto valore ambientale e storico ma contemporaneamente ad alto sviluppo turistico-economico. Questa legge deve raggruppare e razionalizzare: Territorio, Urbanistica, Sanita`, Trasporti, Turismo sollecitando anche i Comuni – con appositi incentivi finanziari regionali – a costituire Società di Trasformazione Urbana ( STU) – previste all’art. 120 del nuovo Testo Unico degli Enti Locali per le “aree dismesse” che sono sottratte al sistema economico e sociale per una “inagibilità giuridica” e che quindi possono essere recuperate soltanto con la procedura di esproprio prevista dal comma 2 dell’art. 120 TUEELL ed il caso riguarda – soprattutto – le aree dismesse nei Comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno (complesso storico-monumentale del Pio Monte della Misericordia e Bacino Idrotermale di La Rita con almeno 5 stabilimenti termali dismessi; complesso alberghiero-termale – commerciale ex La Pace nei Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno) e buon ultimo prevedendo intese di programma con la Regione Lazio per l’allargamento del distretto industriale turistico alle isole ponziane – Ponza e Ventotene - che sono antropologicamente e culturalmente isole napoletane.

Ischia, Capri e Procida devono stringere – in tal senso – un patto di ferro per questa “corsia preferenziale”. Valga al ragionamento solo qualche esempio: la razionalizzazione del piano ospedaliero, con un numero di posti letto minimo e il susseguente taglio di alcune realta`, non puo` non tenere conto dell’insularita` e della particolarita` della distanza che il mare crea. Per i trasporti marittimi non si puo` non tenere conto del diritto delle persone alla continuita` territoriale.

Questa e` l’unica definitiva strada che le isole partenopee – e se vogliono anche le ponziane - devono percorrere. Si parla tanto di federalismo, di partito del Sud; ebbene, ecco la nostra interpretazione di federalismo autentico che è già scritto nella nostra Carta Costituzionale ed ecco il nostro “partito del Sud”: una estrapolazione legislativa regionale a favore di patrimoni insulari che costituiscono un “unicum” nella realta` regionale e nazionale, anche in termini di Pil prodotto.

Ma per fare cio`, l’isola d’Ischia non puo` marciare al passo dei tempi con lo spezzettamento amministrativo in sei Comuni – così Capri con due - e da qui l’esigenza di una unificazione amministrativa la cui competenza è della Regione con un interminabile iter amministrativo – ma anche nelle more di una semplificazione amministrativa i sei Comuni di Ischia dovranno essere condotti con efficienza con l’immediata costituzione dell’Ufficio della Pianificazione Territoriale e della Programmazione Economica con l’indispensabile Coordinamento - in luogo di “uffici tecnici” spesso diretti da “consulenti esterni a contratto” - anche Commissariati con personale specialistico comandato dalla Regione per il monitoraggio del territorio e la gestione del sistema di sviluppo.

Infine ci pare utile rimarcare che è necessario un ruolo attivo del suo compito di coordinamento dell’Ente Provincia anche per la sua notevole capacità di spesa ritenendo assolutamente inutile un Piano Territoriale di Coordinamento ancora in redazione da oltre 10 anni mentre potrebbe essere DETERMINANTE la partecipazione della Provincia al capitale di rischio ( le quote di capitale sociale versato n.d.r.) di Società di Trasformazione Urbana (già fatto per Bagnoli Futura n.d.r.); un’azione di Marketing Territoriale (ricercare e trovare investitori per le STU di medio-lungo periodo cioè dove non arriva il “mercato” n.d.r.) ed infine un concorso concreto alla realizzazione di opere infrastrutturali per la COESIONE economica e sociale dell’“Isola Madre”.

Ischia, 28 aprile 2010

La Presidenza
Dottor Francesco Borgogna
Prof. Giovanni D’Amico

La Segreteria
Dottor Giuseppe Mazzella

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