Lunedì 24 Novembre 2014

Ultima modifica:08:12:33 GMT

Font Size

Screen

Profile

Layout

Direction

Menu Style

Cpanel
Tu sei qui: Attualità Economia ISCHIA, un sistema economico e sociale da salvaguardare

ISCHIA, un sistema economico e sociale da salvaguardare

  • PDF
il Furturo
Come “incanalare la pressione storica dello sviluppo” in un’isola legalmente ipervincolata da 70 anni? Il racconto della mancata Pianificazione Territoriale dal 1962 ad oggi – Attualmente ci sono 2.993 imprese di cui 853 alberghi e ristoranti e 13 mila lavoratori iscritti al Centro per l’Impiego con 3.200 studenti delle Superiori e 500 diplomati ogni anno – Un Comune Unico per Ischia ed una “Legge Speciale” per “sanare” l’urbanizzazione realizzata ed avviare una “Programmazione Possibile” – Dopo la Macelleria Edilizia arriveranno quelle Economica e Sociale -

Ho letto con l’indispensabile attenzione molti commenti apparsi sulla stampa regionale e nazionale sull’abbattimento della casetta di circa 50 mq2 del lavoratore stagionale Luigi Impagliazzo che l'ha costruita e la abitava insieme alla moglie, altra lavoratrice stagionale, e la figlioletta di appena 5 anni. Ho seguito – con dolore, rabbia ed impotenza – la cronaca dell’avvenimento, dalla stampa parlata e dal Web, e purtroppo di fronte alla severità della Legge non si può fare molto se non porre interrogativi sulla “Macelleria edilizia” come titola il “ Corriere del Mezzogiorno” il pezzo di apertura del prof. Ernesto Mazzetti nell’edizione di sabato 30 gennaio 09 o condividere il “dramma sociale” che viene sottolineato da Pietro Soldi su “La Repubblica”.

Ma – da vecchio cronista che ha per 40 anni seguito la cronaca dell’isola d’Ischia per quotidiani ed agenzie, nazionali, regionali e locali - ritengo doveroso rimarcare che quest’Isola spesso dagli osservatori forestieri è stata trattata come la Lucania di Carlo Levi cioè vista con l’occhio di “un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo” come se l’Isola - la più grande delle Partenopee ed abitata da epoca antichissima tanto da contare 16 mila abitanti nel 1734 quando 55 famiglie contadine da Ischia partirono per Ponza per colonizzare la più grande delle Ponziane – non avesse una società civile endogena, una tradizione di coraggiosi intellettuali e giornalisti locali che – come voci nel deserto – hanno per decenni sostenuto la necessità di quello che il prof. Edoardo Malagoli (1918-2001), un lombardo allievo di Benedetto Croce che si innamorò di Ischia negli anni ‘50 del ‘900 diventando Maestro di vita per almeno tre generazioni di studenti ischitani, chiamava il tentativo di “incanalare la pressione storica dello sviluppo” iniziato, come ricordava spesso il Professore, fin dal 1962 con un convegno promosso dalla sezione di “Italia Nostra”, di cui era Presidente, al quale parteciparono sia il prof. Corrado Bequinot, autore dell’unico piano regolatore intercomunale del 1968 rimasto inapplicato, sia il prof. Roberto Pane, una delle figure più alte dell’Urbanistica napoletana.

Da quel convegno – del quale non vi è più memoria – emerse la necessità di dare all’Isola un nuovo piano regolatore che superasse il piano paesistico Calza Bini che, approvato il 18 febbraio 1943, in piena guerra, rimase inapplicato fino al 1970 dalla Sovrintendenza ai Beni Ambientali per affermazione dell’arch. Mario De Cunzo (premessa ad Ischia, le Case di Pietra – ESI 1991).

C’è una ricchissima pubblicistica ed una altrettanto ricca stampa locale con periodici - quali “Il Giornale d’Ischia” dal 1971 al 1975, “Ischia Mondo” dal 1972, “La Rassegna d’Ischia” dal 1980 ed il “Settimanale d’Ischia” dal 1975 al 1989 e poi il quotidiano “Il Golfo” dal 1989 ad oggi - che hanno gridato – con toni diversi ma con eguale sostanza - per quaranta anni l’inderogabilità di avviare una politica rigorosa di pianificazione territoriale e di programmazione economica che sapesse coniugare la difesa ambientale con le esigenze inarrestabili dello sviluppo economico e di quello sociale.

Forse è opportuno rimarcare che l’isola d’Ischia è “ipervincolata” da almeno settanta anni. Cioè dalle leggi n. 1089 e 1497 del 1939 senza contare i vincoli idrogeologico, sismico, stradale, marittimo, cimiteriale e se questa enormità di leggi vincolistiche fosse stata rigorosamente applicata l’isola non avrebbe potuto avere la consistenza edilizia di 69.560 vani al 1981 – dato della ricerca degli studiosi ischitani Francesco Rispoli e Sebastiano Conte del 1984 contenuta del secondo volume degli Atti del Centro Studi sull’isola d’Ischia - e non avrebbe oggi la consistenza economica di 2.993 imprese iscritte alla Camera di Commercio di cui 853 alberghi e ristoranti con una ricettività di almeno 40 mila posti-letto ed una forza lavoro disponibile di almeno 13 mila lavoratori di cui almeno 1000 extra-comunitari che rappresentano 34 nazioni ed alla quale fa riscontro una “ offerta formativa” di 4 Istituti Superiori per 13 indirizzi con una popolazione studentesca di 3.200 alunni che produce ogni anno almeno 500 diplomati.

Da almeno 25 anni– cioè dalla approvazione della Legge Galasso nel 1984 che impediva qualsiasi modifica del territorio, fino alla approvazione del Piano Urbanistico Territoriale “ sovraordinato” rispetto ai Piani Regolatori dei sei Comuni da parte della Regione Campania - non è possibile alcuna “legale” nuova costruzione e “l’ingessatura legale allo sviluppo” è stata confermata nel Piano Urbanistico Territoriale approvato nel 1995 dal Ministro dei Beni Ambientali, Paolucci, tecnico di un Governo tecnico, surrogando i poteri di assetto territoriale non esercitati per undici anni dalla Regione Campania. Il problema della Pianificazione è “scegliere” non “vietare”. Vietare è facile ma “consentire” dove e come è difficile.

E’ quindi assolutamente evidente che da almeno 25 anni qualsiasi nuovo intervento edilizio è sostanzialmente abusivo mentre dal 1967 ci sono state le Leggi Mancini ( 1967) e Bucalossi (1977) poi i due condoni edilizi (1983 e 1993) ed ancora un terzo (2003), che però non è applicabile .

La classe politica non ha voluto chiudere se stessa nella pianificazione territoriale” affermò oltre 25 anni fa l’urbanista ischitano Sebastiano Conte e 25 anni dopo Pietro Soldi su “La Repubblica” scrive che “quello scoppiato a Ischia è un dramma sociale che mette a nudo l’insopportabile malgoverno italiano e in particolare meridionale che da oltre 50 anni permette la proliferazione endemica dell’abusivismo edilizio”.

L’abusivismo – sia speculativo, sia di necessità e sia di sincero investimento economico per costruire o ampliare un albergo che dà profitti all'imprenditore ma anche salari ai lavoratori – è diventato necessario in una “società aperta” dove a tutti i livelli si sosteneva il liberismo economico e non la Programmazione intesa come Terza Via tra il liberismo ed il socialismo storicamente realizzato. Con politiche sociali inadeguate per le “case popolari” il lavoratore non ha avuto altra via se non costruire - sul terreno avuto dai Padri o acquistato nei punti più pericolosi ed insalubri - la propria casetta o ricostruire ed ampliare la propria baracca nata dal terremoto del 1883 perché lo Stato ha trasformato i Rioni baraccati “provvisori” di Casamicciola, Lacco Ameno, Forio e Panza in “definitivi” orribili insediamenti, così come naturalmente l’ipervincolismo e la Babele legislativa ha favorito la speculazione edilizia o il capitalismo di rapina.

L’inadeguatezza istituzionale – sei Comuni, in luogo di uno, che rappresentano un decentramento tanto effimero quanto dannoso – ha favorito l’incapacità di gestire un territorio che diveniva una risorsa economica per l’imprenditore e per il lavoratore del turismo mentre nel 1972 dopo vent’anni scompariva l’Ente di Diritto Pubblico per la Valorizzazione dell’Isola d’Ischia (EVI) creato nel 1931 ma operante soltanto dal 1952 e costituito dallo Stato per “valorizzare” l’isola proprio con il turismo, unica possibilità, senza rimuovere tuttavia le leggi di “vincolo” che impedivano uno sviluppo nella piena legalità urbanistica. La perdita dell’omogeneità partitica che per almeno trent’anni – dal 1950 al 1980 – ha caratterizzato la gestione dei sei Comuni e del super-Comune cioè l’EVI tutti in mano alla DC ha determinato una ulteriore confusione ed irrazionalità nella gestione di un territorio che aveva raggiunto uno sviluppo economico e sociale ormai maturo.

Ed allora mi pare necessario ribadire con forza quanto affermato nel 1997 dall’allora sottosegretario al Bilancio Alberto Carzaniga, tecnico di un Governo tecnico, sullo “sviluppo compatibile” e cioè che i beni ambientali ed i beni culturali non sono valori sovraordinati nella nostra Costituzione rispetto ad altri valori quali il lavoro, l’utilità sociale delle opere pubbliche, il risparmio e le tasse. Il bilanciamento tra i vari valori da tutelare è esattamente il compito della politica e non di funzionari pubblici” ed aggiungo – nell’occasione dell’abbattimento di Ischia – dei Magistrati che si limitano alla applicazione della Legge.

Ma difendere questo sviluppo economico – 3 mila imprese – e sociale – almeno 10 mila lavoratori che trovano lavoro stagionale – mi pare esigenza primaria.

Ai Poteri Pubblici – cioè allo Stato, ai Comuni ed alla Regione – nel quadro di una chiara legislazione statale che abbandoni il “vincolismo assoluto”, il compito di “sanare” e mettere in sicurezza TUTTA la consistenza edilizia realizzata ed avviare una “Programmazione possibile” che controlli attraverso efficienti Uffici Comunali di Piano al posto degli Uffici Tecnici, un territorio così urbanizzato ma ancora meta turistica internazionale ed ancora per i 2/3 VERDE e di ENORME BELLEZZA.

La soluzione è una “Legge Speciale per Ischia” – estensibile anche alle altre località di turismo maturo come Capri, Amalfi, Sorrento - che nel prendere atto e censire scientificamente l’urbanizzazione ne affidi l’ulteriore incremento ai Comuni o meglio ancora al COMUNE UNICO dell’Isola d’Ischia, nella PIENA RESPONSABILIZZAZIONE E COMPETENZA eliminando le Sovrintendenze, nei soli casi di necessità abitativa, di valorizzazione qualitativa delle strutture e di compatibilità con la sicurezza delle persone avviando anche i Piani di recupero per le strutture edilizie dismesse con apposite Società di Trasformazione Urbana ( STU).

L’alternativa – allo stato delle leggi vigenti ed interpretabili – è la “Macelleria Edilizia” di cui ha scritto il prof. Mazzetti, con conseguenze drammatiche sia per chi ha costruito negli ultimi tempi per bisogno sia per chi trae il suo sostentamento dal lavoro stagionale negli alberghi, nelle terme, nel commercio e nei servizi. La “Macelleria Edilizia” è il primo passo per la “Macelleria Economica e Sociale”.

Ancora una volta – come è già accaduto nella Storia – saranno i deboli a soccombere.

Il capitalismo - con buona pace per Joseph Alois Schumpeter - è anche questo.

Tags: Comune Unico