Domenica 20 Aprile 2014

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Un distretto industriale turistico delle “Isole Napoletane” da Ponza a Capri: dalla Cultura all’Economia

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Monte Epomeo

Abbiamo avviato già lo scorso anno con l’amico e collega Gianni Vuoso un viaggio - inchiesta sulle isole ponziane o pontine, Ponza e Ventotene, che dal 1931 fanno parte amministrativamente della Provincia di Littoria, poi dal 1952 Latina, e quindi della Regione Lazio pur essendo state colonizzate da contadini e pescatori provenienti da Ischia e Torre del Greco ai quali i regnanti borbonici, Carlo III e Ferdinando IV rispettivamente nel 1734 per Ponza e nel 1772 per Ventotene concessero in enfiteusi appezzamenti di terreno per la coltivazione. Le isole ponziane erano patrimonio personale dei Borboni ed erano disabitate da circa due secoli.

52 famiglie partirono da Ischia nel 1734 mentre 28 furono i nuclei familiari che partirono nel 1772 per Ventotene provenienti da Ischia e Torre del Greco ed altri centri della costiera. I Borboni a Ponza costruirono il porto e la cittadella ed a Ventotene il Castello con la cittadella e soprattutto il carcere sull’isolotto di Santo Stefano che è stato luogo di pena dal 1797 al 1965, cioè per 168 anni, sotto 4 regimi.

A distanza di oltre due secoli e nonostante l’accorpamento alla Provincia di Latina da circa 80 anni le due isole sono ancora “napoletane” nel dialetto, negli usi e nei costumi ed i cognomi degli abitanti sono gli stessi che si possono trovare ad Ischia come a Torre del Greco – Mazzella, Iacono, Verde, Pepe, Gargiulo etc. – ma i legami con Napoli, Ischia e Procida – le due isole flegree – si vanno affievolendo poiché non c’è più da almeno trent’anni il collegamento marittimo con il “postale” che fu avviato nel 1857 e che è durato fino al 1976 cioè per 119 anni.

Anche l’economia delle isole ponziane è cambiata. L’agricoltura e la pesca sono state sostituite dal turismo – soprattutto balneare e nautico. Ponza ha una ricettività di circa 600 posti letto nei pochi alberghi mentre a Ventotene la ricettività è circa 200 posti letto ma sia Ponza che Ventotene vivono soprattutto con il turismo nautico della navigazione da diporto. Le due isole dal secondo dopoguerra in poi hanno il problema dello spopolamento: Ponza nel 1931 registrava 6.827 abitanti ma nel 2001 gli abitanti erano soltanto 3.110 mentre Ventotene nel 1951 registrava 1.270 abitanti ma nel 2001 la popolazione risultava di soli 633 abitanti. Ambedue le isole sono state luogo di confino politico durante il ventennio fascista ma è soprattutto a Ventotene che si è fermato il vento della Storia Contemporanea poiché Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi diffusero nell’agosto del 1941 il “Manifesto per un’ Europa libera ed unita” che rappresenta il documento fondamentale sul quale si è avviata la costruzione dell’Unione Europea.

Abbiamo in animo di proseguire l’analisi comparata anche per Capri e per Procida. Il metodo che ci ispira è quello di Fernand Braudel (1902 – 1985), il grande storico francese, direttore de “Les Annales” poiché la Storia è il “mercato comune delle scienze sociali” dialogando con l’antropologia, la geografia, la demografia, la sociologia , l’economia e la politica”.

L’isola d’Ischia è certamente l’“Isola Madre” dei golfi di Napoli e Gaeta per geografia, demografia, antropologia e soprattutto economia con circa 40 mila posti-letto ed una forza lavoro disponibile di circa 13mila iscritti al Centro per l’Impiego di cui almeno 9.500 lavoratori stagionali del turismo e dell’indotto con una popolazione scolastica delle superiori di 3.200 alunni per una media di 500 diplomati ogni anno.

Ma il nuovo quadro istituzionale nazionale e continentale – la crescita costante del “regionalismo” con la prospettiva del “federalismo” non solo “fiscale” in Italia e la presenza “sussidiaria” e non solo dell’Unione Europea – quelle che abbiamo chiamato “le isole napoletane” – Ischia, Capri, Procida, Ponza e Ventotene - non possono avere economie esclusive, chiuse in se stesse e senza che l’una non sappia quanto fa l’altra, o addirittura concorrenti.

I “sistemi locali di sviluppo” che vengono propugnati dall’Unione Europea – che forse non è ancora quella che Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi progettarono con il loro “Manifesto di Ventotene”- debbono trovare il massimo delle potenzialità per lo sviluppo economico e sociale e questo obiettivo è tanto più chiaro perché il turismo è diventato ormai la “monoeconomia” di tutte le isole dentro la quale le tradizionali economie dei secoli XVIII e XIX e di buona parte del XX – l’agricoltura e la pesca - sono diventate elementi essenziali a livello qualitativo e non più quantitativo per la stessa offerta turistica”

Per queste ragioni crediamo che è tempo ormai di progettare ed attuare un nuovo Distretto Industriale Turistico che vada da Capri a Ponza per rafforzare sul mercato internazionale dei viaggi l’offerta ed accrescere quindi sia la stagionalità delle imprese e soprattutto l’occupazione giovanile delle medie-alte professionalità”. Tutto questo può nascere dalla Cultura poiché siamo tutti “figli di Napoli”.

Certo lo spezzettamento amministrativo in 11 Comuni, 2 Province e 2 Regioni non favorisce un simile progetto. Due differenti legislazioni regionali – la Campania per Capri, Ischia e Procida, il Lazio per Ponza e Ventotene – non permettono una promozione internazionale unitaria con diversi “ pacchetti” da vendere nelle Fiere internazionali . Un altro motivo ostativo del progetto è determinato dalla mancanza di collegamenti marittimi fra le isole e quindi anche i legami antropologici e culturali fra le isole si allentano incessantemente.

Abbiamo verificato – sia a Ponza che a Ventotene - che le isole hanno problemi comuni incominciando dalla fragilità delle loro coste e che la Pianificazione Territoriale, unita alla Programmazione Economica, che non sia mero vincolismo assoluto, rappresentano politiche indispensabili ed ormai ineludibili.

Del resto la Pianificazione Territoriale non può partire dal mare senza essere stata attuata in modo praticabile a terra. Le Riserve Marine – come quella di Ventotene ed adesso quella di Ischia e Procida – si sono rivelate strumenti vincolistici esasperati nello stesso tempo in cui i poteri pubblici, per accrescere lo sviluppo economico e quello sociale, hanno attuato la più ampia “liberalizzazione” dell’ economia di mercato.

In attesa di nuovi strumenti di potere locale o di una riorganizzazione delle Autonomie di cui soprattutto ad Ischia si parla da anni – un sol Comune in luogo di sei o il “Comunello” di Ischia, Casamicciola e Lacco Ameno di cui si parla da poco - forse è tempo di un processo spontaneo di concertazione istituzionale che nasca dai Comuni con conferenze programmatiche di amministratori e di altri attori sociali per attuare insieme provvedimenti immediati di interesse comune nelle rispettive competenze ed anche di chiedere ed ottenere dai poteri superiori quanto non può essere rinviato. E’ un metodo antico di cui troviamo un importante precedente ad Ischia nel 1950 con la conferenza dei sei Comuni per il nuovo modello di sviluppo di cui il prof. Vincenzo Mennella (1923-1995), il sindaco di Lacco Ameno che con Angelo Rizzoli (1889-1970) determinò la nuova economia turistica, parla nelle sue Memorie postume”

Oltre l’organizzazione istituzionale emerge la necessità di una classe dirigente della Politica e dell’Economia che sappia affrontare i nuovi scenari della globalizzazione e del ”mercatismo” del turismo giunto ad una concorrenza esasperata con soggiorni last-minute all’infinito ribasso che distruggono soprattutto la piccola impresa.

Ci pare di aver capito – dai nostri viaggi a Ponza ed a Ventotene - che l’ unità fa la forza e non ci è parso di sentirci novelle Cassandre a presagire un futuro grigio o addirittura nero se non attuiamo una solidarietà concreta fra le classi dirigenti delle nostre isole – Ischia, l’“isola Verde“, Capri, l’“isola Azzurra”, Ponza, l’“isola Lunata”, Procida, l’“isola di Arturo” e Ventotene, l’”isola di Altiero” - che hanno tutte una bella ed entusiasmante storia.

Ischia, novembre 2010

Giuseppe Mazzella, giornalista, segretario dell’Osservatorio sui fenomeni socio-economici dell’isola d'Ischia