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Il sole scintillante di Lamartine

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Lamartine_par_Decaisne
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"Un sole scintillante marezzava il mare con fasci di fuochi e si riverberava sulle case bianche di una costa sconosciuta. Una leggera brezza, che proveniva da quella terra, faceva palpitare la vela sulle nostre teste e ci spingeva di cala in cala e di scoglio in scoglio. Era la costa dentata e a picco dell'incantevole isola d'Ischia che dovevo a lungo abitare in seguito e tanto amare. Mi appariva, per la prima volta, nuotando nella luce, sorgendo dal mare e perdendosi nell'azzurro del cielo, sbocciata come da un sogno di poeta durante il sonno leggero di una notte d'estate...."

Così Alphonse de Lamartine (Macon 1790 – Parigi 1869) nelle sue "Méditations" descrive il suo primo impatto con l'isola d'Ischia nell'estate del 1812. Lamartine soggiornò nell'isola d'Ischia tre volte - nel 1812, del 1820 e nel 1844 - sempre per lunghi periodi e sempre in una villa che si chiamava "La Sentinella" nel Comune di Casamicciola andata distrutta dal terremoto del 28 luglio 1883 e mai individuata dal più celebre biografo di Lamartine ad Ischia, Mons. Pasquale Polito (1907-1994) che amò moltissimo il poeta francese perché "è quello che ha più esaltato l'incanto dell'isola d'Ischia" .

Impossibile ricordare tutti i visitatori forestieri - scrittori, poeti, giornalisti, pittori, cineasti, politici, attori, cantanti, scienziati e così via – che hanno lasciato scritte le loro emozioni scaturite dal loro soggiorno in una delle diverse località dell'isola. Proviamo a ricordarne qualcuno, cerchiamo di vedere l'isola con i loro occhi, vediamo che i vigneti o l'uva o il vino catturavano sempre la loro attenzione. Fermiamo il tempo. Quasi come Truman Capote (1924-1984).

"... Le isole sono come navi sempre all'ancora. Mettere piede su un'isola è come salire su una passerella d'imbarco: si è presi dallo stesso senso di magica sospensione, sembra che nulla di brutto o di volgare possa accadervi; e mentre il "Principessa" rallentava nella minuscola insenatura di Porto d'Ischia, la vista dei colori pallidi, da gelato, che si sfaldavano sulle case del porto, parve familiare e benefica come il battito del proprio cuore. Nella confusione dello sbarco, lasciai cadere e ruppi l'orologio – un pizzico di simbolismo eccessivo, troppo evidente: si capiva alla prima occhiata che Ischia non era posto per un rincorrersi affannoso di ore...." .

Tags: Ischia