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La passeggiata di Maiuri sui sentieri di Serrara e Fontana al tempo delle vendemmia

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Il Comune di Serrara-Fontana è costituito principalmente dai due centri di Fontana e Serrara e si estende dal mare fino alla vetta del Monte Epomeo, la montagna più alta dell'isola (788 metri). Ha una superficie di 669 ettari ed una popolazione di 3.260 abitanti. Altri centri abitati o frazioni sono Succhivo, Ciglio, Calimera, Noja e Sant'Angelo con il suo piccolo porto un tempo peschereccio ed oggi turistico. Serrara-Fontana ha 9 chiese e di recente è stata restaurata la Chiesa di S. Ciro al Ciglio, la chiesa della "pietra verde e sull'acqua" di straordinario interesse.

Amedeo Maiuri (1886-1963) è stato archeologo e direttore degli scavi di Pompei ed Ercolano ed ha sempre guardato con particolare attenzione anche alle scoperte archeologiche dell'isola d'Ischia. I suoi testi sono fondamentali per conoscere l'archeologia campana ed anche i paesaggi delle isole partenopee e ponziane. C'è un racconto nella vendemmia nell'isola d'Ischia (riportato nel numero n.9 del 1967 di "Lettera da Ischia" probabilmente ripreso dal suo libro " Passeggiate campane" del 1957 ) di grande suggestione. Meriterebbe di essere trascritto per intero e sappiamo di commettere sacrilegio a prenderne solo piccole parti.

"Per meglio riaffermarmi all'anima dell'isola, abbandono le strade e i luoghi balneari e termali, e vado a vedere l'ultima vendemmia lungo i sentieri che discendono dai castagneti di Barano, di Serrara e di Buonopane, alle sabbie bollenti della marina dei Maronti, all'incanto gemmato del promontorio di S. Angelo" attacca Maiuri e continua affermando che "su questo terreno sconvolto,franoso, bibulo, come una pomice, asciutto come un'esca, rosolato dal sole e dal vento marino, fatto tepente dai bollori sotterranei, dal calore segreto che vi corre dentro come il sangue nelle arterie, alligna sovrana la vite; tutto il gran declivio del monte non è che un immenso vigneto. Vigne dovunque..... in un paesaggio che dovrebbe apparirvi nell'orrore degli scoscendimenti e delle frane squallido in quel candore accecante di terra combusta e che vi appare invece tutto raddolcito da quel manto frondoso di viti..." .

Poi ancora la descrizione della festa della vendemmia con "i ragazzi con la tina sulla spalla.... Le donne con la tina equilibrata sul cercine dei capelli mute e gravi.... Qualche bestia someggiata arranca verso il paese con le tine conformate a guisa del basto da soma e che qui chiamano con un vocabolo poco allegro: tavuto, c'è la cassa da morto...."

"... L'uomo qui conserva una sua pura e semplice primitività di vita; né case, né ville, né fattorie interrompono quella purezza di contorni; case e cellai sono le grotte scavate nel grembo del monte. E tutto il monte appare perforato da tane e caverne come una necropoli sicula dell'età del bronzo. E' uno degli aspetti più tipici della vita rurale ischi tana, ereditata chissà da quale remota antichità ed è forse la ragione per cui manca ad Ischia una tradizione dell'architettura paesana altrettanto nobile quanto a Capri; alla vita dei campi basta la grotta ch'è cellaio, palmento, cisterna e capanna di custodia..."

Ed infine il vino.

"... Il vino imbottato, dopo essersi crogiolato al sole, fermenta e matura, ha la sua seconda vita nel grembo della terra; quando lo spillano ed esce da quel tenebrone, ha ancora tanto sole e calore, da rispendere ambrato".

Tags: Ischia
Autore di questo articolo: Giuseppe Mazzella

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