Nella seconda metà del ‘500, quando Vicerè di Napoli era il Cardinale Granvela, si sentì l’esigenza di dotare il Borgo dei Gelsi di una fonte autonoma di acqua potabile “atteso che quel luogo mancava di acque potabili, per essere stato occupato dal mare il freschissimo e rinomato fonte alla spiaggia di Cartaromana, ove innalzavasi il Ninfario dei signori di Guevara”.
“Per provvedere all’utile del Borgo dei Gelsi, oggi volgarmente denominato Ischia Ponte, il Cardinale Granvela concedette a questa Università alcune immunità ed esenzioni dal pagamento della gabella sul vino, detta tratta, acciocché queste somme riscosse pel detto dazio invece di andare a profitto del regio erario, fossero invertite alla costruzione dell’acquedotto che l’acqua di Buceto al Borgo dei Gelsi avesse condotta”.
Nel 1580 il cavaliere Orazio Tuttavilla, Governatore dell’isola, ebbe l’incarico di mettere mano alla costruzione, ma, siccome i fondi raggranellati non erano bastevoli, si dovette ricorrere ad una forte tassa sui cereali e solo nel 1590 si pose la prima pietra per la costruzione dell’acquedotto che, tra alterne vicende terminò circa due secoli dopo.





Riapre finalmente lo scalone monumentale della Biblioteca Nazionale di Napoli. Il mese di ottobre inizia quindi con i festeggiamenti e il brindisi, l'inaugurazione della nuova Sala esposizione e i brindisi, il tutto previsto per le ore 10.30 di stamattina. Per l'occasione, vi è l'esposizione dei cimeli più preziosi, quali: i due rarissimi manoscritti purpurei, compresi tra i venti presenti in tutto il mondo, che ricordano gli abiti dei cardinali; i celebri e rinomati papiri di Ercolano ; il Libro d'ore di Alfonso D'Aragona.
La kermesse «Le acque termali… e la ferita di Garibaldi. Nel 150° dell’Unità d’Italia», organizzata dall’Azienda A.C.S. Turismo delle due isole flegree, si sposta al Procida Hall con film e documentari, alcuni rari e tutti di assoluto interesse, curati da Alberto Castellano.
"Fatta l'Italia, ora bisogna fare gli italiani" la storica frase di Massimo D'Azeglio, pronunciata un secolo e mezzo fa' all'indomani dell'Unità d'Italia, non si è certamente dimostrata veritiera, nel tempo, per le tantissime persone che, differenti per origini, tradizioni e dialetti, ma che accomunati dalla miseria, dal nord al sud dello stivale, divennero italiani sulla loro pelle, emigrando stipati come sardine sui bastimenti per le Americhe o sui treni per il Nord Europa. E' tutta nei numeri la storia del nostro Paese. Quelli della spaventosa emorragia di uomini, donne e bambini che colpì l'Italia, senza soluzione di continuità dagli ultimi decenni dell'ottocento fino al secondo dopoguerra. Un esodo biblico di oltre 29 milioni di italiani che, mescolandosi tra piemontesi e siciliani, tra lombardi e campani, tra pugliesi, calabresi e romagnoli, dettero vita ad una comunità veramente nazionale per sfuggire quella miseria, ancora diffusissima in italia fino al 1951. Un argomento quindi, quello dell'emigrazione , da studiare ed indagare con continuità per capire come gli italiani in tutto il mondo hanno saputo mantenere sempre viva la fiamma dell'italianità, fieri delle loro origini ed accomunati da un grande sentimento di appartenenza. Così l'Associazione Ischitani nel Mondo, in partenariato con il Comune d'Ischia, presenta l'ottava edizione di "Pe' terre assaje luntane", una manifestazione, dedicata all'emigrazione ischitana verso le Americhe . Che quest'anno si inserisce idealmente nel calendario di celebrazioni dell'anniversario dell'Unità d'Italia, con una mostra documentaria, "Noi emigravamo, tempo imperfetto dell'Italia unita" e una serie di incontri sul tema della migrazione interna dal titolo "Fratelli in Italia".
Al museo delle Arti Sanitarie di Napoli il professore Gennaro Rispoli ha svelato la verità sui fatti dell'Aspromonte: «L'Eroe dei due mondi fu ferito da un giovane in Camicia Rossa in un incidente di battaglia».
LA STORIA - Il promontorio di Zaro, estremità nordoccidentale dell'Isola d'Ischia, è formato da una colata lavica ricoperta da fitta vegetazione a macchia mediterranea. Zona di particolare interesse naturalistico-ambientale, benché in un contesto intensamente urbanizzato, ha conservato intatte le proprie caratteristiche originarie. Qui è incastonata – tra il mare, il cielo e il fitto bosco – La Colombaia, mitizzata residenza estiva di Luchino Visconti. Fu Luigi Patalano (1869-1954) "poeta, scrittore, insigne giureconsulto foriano" a volere, come ricorda con nostalgico turbamento il nipote Ignazio Fiorentino, questo "bianco maniero sovrastante l'azzurro mare profondo, abbarbicato alle rocce vulcaniche, immerso nel verde cupo di una vegetazione rigogliosa, in una solitudine lungi dal rumor degli uomini".
Opportunità e servizi di uno spazio dedicato alla cultura
Ai soci ed gli amici del Centro di Studi su l'Isola d'Ischia. Il nostro sodalizio offre un altro contributo al dibattito sul 150° dell'unità d'Italia. Dopo la conferenza dei Neoborbonici presentiamo un incontro teso ad indagare sui moti preunitari e sulla delusione postunitaria.
I pescatori ischitani dalle Isole Napoletane a quelle Toscane.








