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Il ritorno alle Municipalizzate e della Democrazia delle Autonomie Locali

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Sul “Roma” di  giovedì 23 giugno l’arch. Gerardo Mazziotti ha scritto un articolo di enorme valore, a mio parere, che la direzione pubblica in prima pagina di apertura dove di regola si mettono gli Editoriali che rappresentano la linea politica del giornale anche se vengono firmati ma il “Roma” nell’occhiello qualifica l’articolo come “l’opinione” quasi per prendere le distanze dalla  condivisione  da parte della direzione ma con rispetto per il pluralismo delle idee. E’ un peccato perché l’articolo dal titolo: “Ci vuole coraggio ministro Tremonti” non solo merita una assoluta condivisione ma un’ampia diffusione.

Cosa  dice Mazziotti? Spera che il  ministro Tremonti che “sta pensando da un anno di tagliare le tasse”pensi prima di tutto “alla soppressione delle decine di migliaia di comunità montane e società partecipate messe su dalle 20 Regioni, dalle 110 Province e dagli 8.102 Comuni”ed afferma che le comunità montane – il “quarto livello “di potere locale “– “sono assolutamente inutili”mentre si sa poco delle cosiddette “partecipate”nate al posto delle “storiche Municipalizzate”; le prima sono di “diritto privato”– società per azioni o società a responsabilità limitata – mentre le seconde erano di “diritto pubblico”. Secondo Mazziotti le “partecipate”– è un eufemismo perché sono società  formalmente private poiché il capitale è interamente versato dall’ente pubblico -  sono nate “per consentire alla partitocrazia presente nelle amministrazioni locali di distribuire in maniera ampia e apparentemente legale cariche, incarichi e consulenze”.

Queste “partecipate” sono state destinate “al prelievo ed allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, all’accertamento ed alla riscossione dei tributi, alla gestione dei servizi cimiteriali, del verde pubblico, dei parcheggi e di molte manifestazioni culturali,  al recupero ed alla rivitalizzazione dei centri storici, allo sviluppo del cinema e del teatro e così via”. “Il processo di esternalizzazione dei servizi pubblici è diventato inarrestabile – scrive – al punto che gli enti territoriali corrono il rischio di restare delle scatole vuote in cui si fa solo politica (astratta) e non si esercitano le funzioni istituzionali (concrete)”.

“Ma c’è di più e di peggio – continua -  essendo sottratte ai controlli sulla spesa e quindi alle regole del patto di stabilità e alle regole per la spesa del personale dipendente, le società partecipate sono diventate dei carrozzoni in cui sono stati sistemati centinaia di migliaia di “clientes”della partitocrazia”.

Mazziotti fornisce “qualche dato”: Il Comune di Napoli ha 23 società partecipate con un costo di 387.961.050 euro, il Comune di Milano ne ha 19 con un costo annuo di euro 1.214.897, il Comune di Roma ne ha 22 con un costo annuo di euro 881.954.123. Anche il piccolo comune di Macerata ne ha 14. La Regione Campania ne ha 37, la Lombardia ne ha 5, la Provincia di Milano ne ha 22, la Provincia di Napoli ne ha 38. Il costo complessivo di tutte queste società partecipate sparse in tutta Italia “lo conosce solo il ministro Tremonti”e “sa che basterebbe sopprimere queste società partecipate e comunità montane per poter disporre delle decine di miliardi di euro necessari  per ridurre sensibilmente il carico fiscale””Ma avrà il coraggio di farlo?”si domanda Mazziotti che conclude con un piacevole ricordo delle antiche “Municipalizzate”delle quale implicitamente auspica il ritorno.

La riforma delle “partecipate”fu proposta dal governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi e portava avanti senza successo dall’allora Ministro della Funzione Pubblica, Linda Lanzillotta  che nel 2007 la voleva inserire addirittura nella legge finanziaria. Ne faccio cenno nel capitolo VIII del mio libro “Ischia, Luci e ombre sullo sviluppo”riportando anche la denuncia dell’allora presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che affermò che le partecipate erano “le discariche di politici trombati”con 17.500 consiglieri di amministrazione.

Anche nella nostra isola d’Ischia  lo scioglimento delle partecipate  e la loro sostituzione con le Municipalizzate – ma solo per i servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti -  ed un ritorno al “Diritto Pubblico” è ESSENZIALE per evitare la bancarotta dei  sei Comuni. Ne ho contate almeno 11. Il piccolo Comune di Casamicciola ne ha due – AMCA e Marina di Casamicciola mentre la Città d’Ischia ne ha tre  e Barano soltanto una , senza tener conto del “bubbone”finanziario del CISI-EVI essendo l’EVI ai sensi dell’art.2497 bis del codice  civile “in liquidazione e soggetta all’attività di direzione e coordinamento da parte del Consorzio CISI”.

In questo contesto “finanziario”effettivamente i sei Comuni   per usare le parole dell’arch. Mazziotti  sono delle “scatole vuote in cui si fa solo politica (astratta) e non si esercitano le funzioni istituzionali (concrete)”.

Questo esercizio di “politica astratta” da parte dei nostri sei Comuni secondo i dati diffusi dall’avv. Maria Grazia Di Scala, consigliere comunale di opposizione del Comune di Barano e sostenitore del Comune Unico dell’isola d’Ischia nel recente referendum consultivo, costa euri  254.670 all’anno per l’indennità dei sei sindaci; 152.380 per l’indennità di 36 assessori; calcolando anche che per la sola gestione degli organi di un sol Comune che avrebbe un sol sindaco, una sola giunta con un consiglio di 24 membri e quindi un sol segretario, soltanto 5 dirigenti al posto degli attuali 18, ci sarebbe un risparmio di 1.836.510, 60. L’analisi non comprende le “partecipate”.

Il dibattito quindi sulle “partecipate”, su scelte di politica  “finanziaria”che spetta fare al Governo centrale su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, si intreccia con quello di una autentica “Repubblica delle Autonomie”che è indispensabile realizzare al tempo della globalizzazione, della recessione economica, dell’Unione Europea.

Un dibattito da portare a conclusione prima che sia troppo tardi.

Casamicciola, 23 giugno 2011-06-23

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Autore di questo articolo: Giuseppe Mazzella

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