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La Legge Speciale per le isole minori della Campania ed una nuova Cassa per il Mezzogiorno

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Ischia e Procida

I lettori di Ischianews.com già hanno avuto modo di leggere la proposta di una Legge Speciale per Ischia e le altre due isole della Campania, Capri e Procida, con la richiesta di un nuovo Piano Paesistico capace di coniugare la difesa ambientale con quella dello sviluppo economico e sociale comunque raggiunto e che deve essere consolidato e difeso soprattutto in questo momento di recessione economica. La proposta è stata avanzata fin dal 29 aprile 2010 e la nota ( “ Una Legge Speciale per le isole minori della Campania ed un nuovo Piano Paesistico”) ha avuto finora 2577 contatti.

Ma perché una Legge Speciale se c’è già un Testo Unico sugli Enti Locali? Se c’è una ampissima legislazione in materia urbanistica con  numerosi indicazioni di “ competenze”  fra Stato, Regione, Provincia, Comuni? Forse il punto è proprio questo: c’è troppa “ legislazione” e non c’è chiarezza operativa tra “ politiche di vincolo ambientale” e “ politiche di sviluppo economico” così nascono eufemismi come “ tutela passiva del territorio” per dire che  il territorio è immodificabile e “ tutela attiva” per dire che si possono autorizzare nuove costruzioni. Tutta questa enorme e complessa e farraginosa “ legislazione” fa dire ad un fine giurista locale come il notaio Nino Arturo che si troviamo in un “ letamaio giuridico”. Una espressione forte che ha il merito della assoluta chiarezza semantica. Se al “ letamaio giuridico” aggiungiamo l’ elegante espressione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla “ politica debole” per indicare  invece lo squallore della politica nazionale – e figuriamoci quella locale! -  ci appare chiaro che il momento che viviamo è veramente serio o addirittura drammatico.

L’ isola d’ Ischia divisa in sei Comuni deve “ sanare” giuridicamente e se lo può almeno 30 mila vani costruiti contro legge negli ultimi 30 anni così come debbono essere “ sanate” le nuove costruzioni di Capri e di Procida.

Le tre isole partenopee ormai hanno tutte una economica esclusivamente turistica ed hanno raggiunto dal punto di vista economico uno sviluppo cosiddetto “ maturo”. L’ economia delle tre isole non può andare avanti con un “ liberismo sfrenato” così come è accaduto negli ultimi vent’ anni ma deve essere “ regolata” da interventi pubblici diretti soprattutto dal Comune, la cellula fondamentale ed ineliminabile della Democrazia Repubblicana. Gli interventi infrastrutturali – le opere di disinquinamento, di protezione delle coste e degli arenili, di potenziamento dei porti turistici – e strutturali di recupero delle aree dismesse – come il Pio Monte della Misericordia di Casamicciola, l’ ex complesso La Pace di Lacco Ameno,  l’ ex- carcere di Procida – richiedono non solo una legislazione chiara ma una consistenza notevole di risorse finanziare che il “ mercato liberista” non potrà trovare perché non hanno remunerazione di capitale  e se c’è l’ hanno non è competitiva nel tempo breve.

La Legge Speciale trova quindi queste giustificazioni.

L’ editorialista del “ Corriere del Mezzogiorno”, Emanuele Imperiali, un giornalista economico di indiscussa fede meridionalista, ha scritto venerdì 29 luglio un articolo dal titolo: “ Fondi per Napoli e legge speciale”  dove ha denunciato che sono “ congelate risorse del fondo aree sottosviluppate perché il Governo non le sblocca” così come non mette in attuazione il “ piano per il Sud” sbandierato ai quattro venti alcuni mesi fa mentre il sindaco di Napoli, De Magistris, chiede di gestire direttamente i fondi europei che sono di competenza della Regione. Imperiali conclude che “ forse aveva ragione Gianni Lettieri ( il candidato sindaco della destra sconfitto da De Magistris n.d.r.)  a proporre una Legge speciale per Napoli: a Roma, dove è stata fatta la legge per la capitale, Alemanno ha oggi i poteri per agire”. Se le osservazioni di Imperiali sono vere per Napoli lo sono ancor di più per le isole partenopee che sono giuridicamente “ ingessate” da un piano paesistico che impedisce qualsiasi nuovo intervento.

Se queste sono le proposte legislative quali sono quelle finanziarie? Dove prendere fondi per gli interventi strutturali ed infrastrutturali  che sono necessari per la difesa ed il rilancio delle economie turistiche delle isole partenopee?

La Svimez già  nel 2009 con la sua  “ Rivista giuridica del Mezzogiorno”  avanzò la proposta di una “ Agenzia per lo sviluppo del territorio del Mezzogiorno” che era sostanzialmente una richiesta per una nuova Cassa per il Mezzogiorno chiusa 20 anni fa dal Governo Centrale. Il ruolo positivo che ha svolto la Cassa per il Mezzogiorno in circa 30 anni, quelli fondamentali per la ricostruzione del nostro Paese, è stato rimarcato di recente dal prof. Amedeo Lepore, docente di storia economica e consigliere della Svimez, in un intervento apparso giovedì 28 luglio sul “ Corriere del Mezzogiorno” dove Lepore tuttavia non manca di denunciare  che negli ultimi anni di vita della Casmez, quando le competenze passarono alla Regione, un “ regionalismo inefficiente” ed una “ invadenza inarrestabile di pressioni politiche improprie legate alla gestione del consenso” e cioè, dette in parole  crude, lo sciagurato clientelismo politico. Lepore quindi si dichiara favorevole  ad una nuova “ Agenzia  per la coesione e lo sviluppo” frutto di un “ coordinamento tra le Regioni del Sud e il Governo nazionale capace di compiere una selezione degli impieghi delle risorse e di concertare gli interventi verso finalità di innovazione e produttività”.

Pur in un quadro nazionale e locale di “ politica debole” la Legge Speciale per le isole Minori ed una nuova Cassa per il Mezzogiorno rappresentano due battaglie fondamentali per quanto riteniamo “per la creazione di prospettiva di ripresa e di crescita economica” mutuando la conclusione dal prof. Lepore.

Casamicciola, 29 luglio 11

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