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Un giornale per Amico e la lezione di Rosenthal 22 anni dopo al tempo delle lettere anonime

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22 anni fa riprendevo la collaborazione con “Il Golfo”con un articolo apparso  nel n. 42 di giovedì 6 luglio 1989 e riportato nel mio libro “Ischia, oltre la cronaca”- i fatti dell’isola (1988-1990 nel commento di un testimone del tempo (Editoriale Ischia 1991). Lo ripropongo 22 anni dopo al tempo della rivoluzione dell’informatica e della telematica e dell’imbarbarimento civile che sta avvenendo nella Città d’Ischia (titolo di “Città”al Comune di Ischia) con la rinascita delle lettere anonime diffuse e commentate dalla stampa locale scritta e mi chiedo quali passi in avanti abbiamo fatto sul terreno del confronto civile in questi 22 anni? Quali passi in avanti abbiamo fatto per la “Democrazia Interna”ad un giornale? Come abbiamo “professionalizzato”la stampa locale? Come è migliorata la qualità della nostra vita politica, culturale, sociale, civile?

“…. Un quotidiano è strumento di analisi, di comprensione della realtà; fondamentalmente però è una persona. E’equiparabile a un individuo che nella nostra vita ha certe funzioni: informare, spiegare e le svolge come una persona viva. Per questo deve avere una personalità integra: essere se stesso”.

Piero Ottone – in una intervista ad Antonella Boralevi a “Il Messaggero”mercoledì 28 giugno 1989

Riprendo da questo numero de “Il Golfo”la mia rubrica “I Tempi”che è apparsa per circa tre anni sul “Settimanale d’Ischia”.

E’stata e sarà  una rubrica contenente un commento sugli avvenimenti, sulle idee e sulle persone del mondo della politica, della cultura e dell’economia della nostra realtà locale.

Come sempre sarà un’opinione libera e personale che tiene però conto dei fatti, dei punti di partenza, sui quali si costruisce poi un giudizio. Non sempre le mie opinioni espresse su “Il Settiamanale d’Ischia”sono state condivise dal direttore del giornale né, a mia volta, ho condiviso tutte le prese di posizione, i toni ed i contenuti che ha espresso Domenico Di Meglio. Con lui ho un vecchio rapporto d’amicizia, nato sui banchi di scuola e le amicizie contratte allora sono più forti di quelle nate in seguito, appunto perché legate ad una stagione irripetibile ed incosciamente felice della nostra vita.

Già da allora avevamo però scontri quando facemmo insieme ad Antonio Pinto il nostro primo giornale che si chiamava “Tempo di Scuola”.

Ventidue anni fa.

Lui era un nostalgico del regime di Benito mentre io cominciavo ad amare il liberalismo eppoi il socialismo. Credo che sia io che lui siamo rimasti gli stessi. Domenico un “rivoluzionario di destra”mentre io un “conservatore di sinistra”. Però ci siamo sempre stimati al di là dei contrasti, tra di noi c’sempre stato affetto sincero anche se non ci siamo visti per un lungo periodo e se abbiamo preso strade politiche e professionali diverse.

Le strade professionali diverse ci hanno portati ad una concezione diversa del giornalismo, ad avere punti di riferimento diversi e diversi Maestri. Il nostro rapporto è quindi più complesso perché oltre a non condividere le opinioni politiche di Domenico Di Meglio molte volte non condivido le sue prese di posizione ed i suoi toni.

Il successo de “Il Settimanale d’Ischia”è stato determinato anche dalla assoluta libertà del suo direttore e della quale hanno goduto tutti i collaboratori. Il giornale ha sì “sbandato”ora sostenendo la tal tesi ed il tal personaggio ora un altro personaggio politico ed un’altra tesi ma paradossalmente questi sono stati segni di assoluta libertà direzionale e redazionale.

“Il Settimanale d’Ischia”non è nato “pregiudizialmente”contro qualcuno o qualcosa. E’diventato uno strumento di dibattito, di confronto anche aspro, per tutti. Ha abbattuto le pregiudiziali ideologiche prima di ogni altro qui nell’isola d’Ischia. Ha “spostato”il dibattito sui fatti e sui comportamenti degli uomini pubblici e non ha ritenuto sufficienti le loro etichette per qualificarsi “progressisti”o “reazionari”. Ha precorso i tempi ed ha dato un contributo decisivo per aumentare il livello civile dell’isola d’Ischia.

Se “Il Golfo”ne è la continuazione ideale e programmatica non può non ispirarsi ai criteri che furono alla base de “Il Settimanale d’Ischia”ma se farà del personalismo unilaterale contro un sol personaggio politico ne tradirà lo spirito e l’impostazione originale. La mia concezione del giornalismo mi porta a preferire la critica contenutistica a quella personalistica anche se mi costa molta più fatica, perché non è facile respingere le provocazioni dei potenti della politica e dell’economia, le loro sottili intimidazioni o le loro pesanti minacce.

In questo senso ho invitato Domenico Di Meglio alla “moderazione”. Non già perché non condivida i contenuti della sua battaglia giornalistica (le infiltrazioni della camorra nel tessuto sociale ed economico, il degrado della politica, la decadenza dei valori, la mancanza della programmazione territoriale ed economica, ecc.) ma perché non condivido le critiche personalistiche rivolte esclusivamente contro una persona.

Sia chiaro. Non ho nessun rapporto né politico né economico né di parentela non Enzo Mazzella. Ho un rapporto di stima e l’ho espressa in molti articoli sul 2 Settimanale d’Ischia”così come ho espresso forti critiche alle sue prese di posizione politiche. Sarà un arrogante ma ha fatto cose per il Comune di Ischia che avrei plaudito a chiunque se fossero state fatte a Casamicciola. Ritengo che bisognerebbe in questa epoca di negazione totale riscoprire il valore della “lealtà”soprattutto negli accordi politici tra partiti e gruppi diversi.

E’sleale sottoscrivere accordi di potere all’USL, nei Consorzi, alla Regione, con Enzo Mazzella eppoi ergersi a purificatore dei pubblici costumi. Se Atene pianse Sparta non ne rise.

Se la DC ad Ischia come a Napoli ha fortissimi problemi interni ancor peggio è la situazione del PSI dove a Napoli si è arrivato ad una guerra spietata tra Di Donato e Demetry che blocca il funzionamento del Comune, della Provincia e della Regione. Constatiamo con amarezza che i comportamenti della classe politica dirigente sono ormai omologati. La nostra battaglia è per “il cambiamento”di questi comportamenti ovunque. Nella DC come nel PSI.

Cerchiamo di metterci anche dall’altra parte e cerchiamo di comprendere lo stato d’animo di un personaggio pubblico che si vede “strapazzato”quotidianamente su di un giornale. Per molto meno uno degli uomini più potenti d’Italia, l’on. Bettino Craxi, segretario del PSI, ha detto di essere oggetto di una campagna di odio da parte di un gruppo editoriale. Uno dei maestri del giornalismo anglosassone, Abraham M. Rosenthal, mitico direttore del New York Times fino al 1986 in una intervista a Giovanni Forti per “L’espresso”ha detto che “bisogna darsi una grande pena per evitare ogni ferocia gratuita”.

“Una delle regole che ho sempre dato ai miei reporter è questa: togliete mentalmente il nome della persona e del vostro giornale. Poi rileggete e se vi dite: “non mi rallegra affatto, mi addolora, ma devo ammettere che è corretto”allora è pubblicabile. Vanno bandite le insinuazioni. Nessun attacco può essere attribuito ad una fonte anonima. Se qualcuno vuole criticare allora si assuma la responsabilità di venire avanti con nome e cognome”.

“Le informazioni confidenziali vanno provate o verificate. Va evitata la giustapposizione ad arte di fatti veri ma non connessi fra di loro”.

Se si accettano delle regole per fare un buon giornalismo,se un ordine professionale ma prima ancora una nostra propria etica ci impongono una deontologia, dobbiamo tenere ben presente quanto scrisse il professor Edoardo Malagoli in occasione del 500mo numero de “Il Settimanale d’Ischia”cioè che la stampa locale è minore rispetto alla grande stampa nazionale solo quantitativamente per zona diffusionale ma non deve esserlo qualitativamente. Le regole sono le stesse.

Il comportamento di un giornalista deve essere lo stesso sia che scriva per il “Corriere della Sera”o per “Il Golfo”o per l’”Ansa”.

Rosenthal nella intervista all’”Espresso”sottolineava che “c’è un pettegolezzo innocuo e poi c’è un tipo di deliberata malignità il cui scopo è attaccare e umiliare e con ciò divertire i lettori che traggono piacere dall’umiliazione altrui”. Non condivido questo tipo di giornalismo praticato da qualcuno per fini politici non solo perché tutto questo non è deontologicamente corretto ma perché chi la fa l’aspetti e domani i lettori potrebbero trarre piacere dall’umiliazione su di un altro giornale di chi umilia altri oggi su questo foglio.

Se entriamo in questa spirale, se esasperiamo sempre di più il personalismo, se accetteremo la provocazione dei potenti della politica e della economia, non daremo un contributo, come giornalisti locali, alla crescita civile delle nostre  località, scenderemo sempre di più di livello e di tono ed avvereremo la nostra comunità con un odio eterno fra le persone che si trascinerà per generazioni.

Dobbiamo ritornare quindi ad essere “amici”, a confrontarci con toni duri semmai ma dobbiamo fare salva la dignità delle persone.

Come Associazione della Stampa delle Isole di Ischia e Procida avevamo iniziato tre anni fa un processo per formare una categoria di lavoratori dell’informazione nata senza avere una tradizione consolidata alle spalle di stampa locale. Credo che abbiamo fatte poche cose ma significative e credo, non perché abbia interessi personali di carriera, che bisogna riprendere il discorso interrotto e superare la crisi che ha colpito anche noi forse per malintesi o per impulsività. Siamo stata l’unica Associazione della Stampa d’Italia che ha invitato Piero Ottone, uno dei maestri del giornalismo moderno, nel novembre 1987 a tenere una conferenza su “il buon giornalista”ed abbiamo regalato a tutti gli iscritti una copia del suo libro “il Buon Giornale”.

Piero Ottone dice nell’intervista recente ad Antonella Boralievi che il giornale deve essere una persona, un amico.

“Credo che in quanto persona – dice Ottone – il giornale possa essere un amico capace di incontrare, di scherzare, di dire qualche pettegolezzo sempre con il senso del buon gusto, di lanciare e trasformare in un grande gesto di solidarietà collettiva una sottoscrizione”.

Vorrei che “Il Golfo”fosse tutto questo perché so che Domenico Di Meglio è di una generosità e di una intraprendenza che sono pressoché morte nella nostra epoca ma è anche di una eccessiva impulsività.

La perfezione non è degli uomini.

Casamicciola, 25 settembre 2011-09-25

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