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Rottamare i partiti di oggi e per i progressisti un Grande Centro

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I partiti di oggi – nati dopo la cosiddetta tangentopoli nel 1992 cioè circa vent’anni fa – che avrebbero dovuto rappresentare la caduta delle vecchie ideologie sulle quali  l’umanità civile si è confrontata o scontrata per due secoli – il XIX ed il XX -  e l’avvio di  un serio “pragmatismo”sulle politiche economiche e sociali, le uniche che contano, sono tutti da rottamare.

Il cosiddetto “centro-destra”è un movimento personale del suo leader, Silvio Berlusconi, che da imprenditore  ha fatto un partito-azienda dove è  lui il padre-padrone. E’un partito-azienda dove il capo non è messo in discussione, non può essere sostituito o addirittura criticato e chi lo critica è costretto ad andarsene come insegna Gianfranco Fini, ex capo della destra storica italiana, erede del MSI, “sdoganato”dalla pregiudiziale antifascista dallo stesso Berlusconi e la sua “Forza Italia”.

Questo partito-azienda ha proconsoli locali nelle varie Regioni che trovano forza soprattutto nei luoghi istituzionali della pubblica amministrazione cioè nel Parlamento o nel Consiglio Regionale.

Con una legge elettorale vigente  ,definita una porcata tanto da essere denominata “porcellum”perché “nomina”i deputati ed i senatori ma non li fa concretamente scegliere al cittadino e per la quale i cittadini hanno avviato un Referendum abrogativo che ha raccolto 1 milione e 200 mila firme,  la politica oggi è lontanissima dai cittadini. Perfino la Confindustria ed alcuni settori significativi dell’industria italiana hanno  preso posizione contro questo Governo di centro-destra e contro questa classe politica complessiva addirittura con l’iniziativa clamorosa di Diego Della Valle che ha comprato una pagina intera dei maggiori quotidiani italiani per una lettera aperta contro i politici di oggi dal titoli: Politici ora basta.

Il centro-destra ha un leader discusso in tutto il mondo civile, per i suoi stili di vita, le sue leggi ad personam, per l’incapacità di governare un Paese in crisi e diviso con dramma crescente della disoccupazione soprattutto GIOVANILE,  ma indiscusso nel suo interno e fortemente abbarbicato al potere della presidenza del Consiglio che per l’effetto distorto di una leggina elettorale frettolosamente  firmata dal presidente Ciampi si sente “eletto dal popolo”snaturando di fatto la Costituzione con l’avallo ed il sostegno di una maggioranza parlamentare di “nominati”. Il centro-destra si regge su di una maggioranza dove è determinante un partito-regionale o “federalista”o meglio ancora secessionista che è la Lega Nord che vuole istituire l’inesistente “Padania”. Questo impedisce nella forma e nella sostanza al Governo Berlusconi una autentica politica di solidarietà nazionale in un movimento di recessione mondiale. Il monito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, da Napoli per l’Unità Nazionale è di enorme importanza politica e morale.

C’è  ne è abbastanza per rottamare questo centro-destra e per rifare una “Destra Repubblicana”come la definiscono  Fini e gli aderenti a “Futuro e Libertà”eliminando nel nome, prima di tutto, ogni riferimento al passato remoto e prossimo ed accettando definitivamente  la Repubblica e la sua Costituzione “programmatica”.

Paradossalmente è il centro-sinistra che sta PEGGIO. Esiste un “Partito Democratico”costituito da diversi personaggi soprattutto della cosiddetta “prima Repubblica”che hanno militato nei due partiti che si sono contrapposti per 50 anni – il PCI e la DC -  e che hanno escluso quanto restava dell’Idea vincente cioè la “Terza Via”– i socialisti, i socialdemocratici, i repubblicani -  e non hanno avuto il coraggio di chiamarsi come dovevano e cioè “socialisti” scegliendo il termine “democratico”che non è esaustivo per una nuova identità progressista alla quale sono state tranciate le radici. Se il PD apre una “sezione”o un “circolo”quale ritratto di un Padre Nobile mette nella stanza d’onore? Quello di De Gasperi o quello di Togliatti? C’è ancora il paradosso di un partito – l’UDC che si definisce di “centro”che non sta né con questo centro-destra né con questo centro-sinistra e che si chiama “Unione di Centro”con il simbolo dello scudo crociato dell’ex-DC!!!

Dopo Berlusconi il centro-destra si dissolverà e dovrà darsi una organizzazione normale ed una identità  ma il centro-sinistra  non sarà pronto così come è fatto.

Credo che i progressisti dovranno costituire un Partito di Centro. La sinistra del XXI secolo dovrà costruirsi una nuova Casa. Mi appaiono illuminanti le parole scritte sul “Corriere della Sera”domenica 23 novembre 2008 dall’economista americano Paul Samuelson (1915-2009), Premio Nobel 1970 :

“ Tra protezionismo e capitalismo sfrenato scelgo lo Stato Centrista Limitato…. Non ci sono alternative soddisfacenti al mercato nell’organizzazione sia dei Paesi poveri che di quelli ricchi”… ma usare il mercato non vuol dire adottare il capitalismo senza regole tanto amato dai liberisti  poiché i sistemi di mercato non sono in grado di auto-regolarsi né sotto il profilo microeconomico né sotto quello macroeconomico. Ovunque siano stati applicati hanno sistematicamente prodotto diseguaglianze intollerabili”…. Di conseguenza il mio punto di vista è inguaribilmente centrista. I liberisti non solo sono tremendamente cinici ma danno anche cattivi consigli. Il mio obiettivo è lo Stato Centrista Limitato. Sto al centro: non perché non riesco a decidere tra la destra e la sinistra ma perché queste due posizioni hanno dimostrato di essere così inadeguate che la ragione e l’esperienza mi spingono ad andare verso un centro dinamico”.

Questo “Centro Dinamico”è molto simile al “Dirigismo Statale”dei Repubblicani di Ugo La Malfa, dei socialisti di Riccardo Lombardi ed Antonio Giolitti, dei cattolici democratici di Pasquale Saraceno insomma di un’area “azionista”di Carlo Rosselli che già negli anni ‘30 del ‘900 riteneva che il socialismo non bastava da solo a coniugare Libertà e Giustizia. E’per dirla con il giornalista economico de La Repubblica, Massimo Giannini, essere “radical”in politica e “liberal”in economia. Gli scenari politici ed economici sono ormai mondiali o globali ma debbono anche essere trasferiti ed applicati nelle nostre realtà locali, nella Regioni e nei Comuni.

Se in una “Vera Seconda Repubblica”sostanzialmente bipolare o bipartitica la Destra – senza il centro – dovrà darsi una Teoria Politica ed una classe dirigente  la nuova Sinistra deve darseli altrettanto e dovrà darsi un nome esaustivo con un nuovo simbolo. Ma ambedue gli schieramenti giocheranno nel “centrocampo”del Centro. Questo è il punto cruciale. Sul modello di Repubblica, sulla sua efficienza, sul suo corretto funzionamento, sul Servizio della Politica liberata dalla Casta privilegiata ,dal deputato al consigliere comunale, si misurerà realmente il grado di progressismo.

Il Centro Dinamico dovrà proporre una Repubblica Democratica efficiente, con una  sola Camera abolendo il Senato, con due livelli di potere locale – Regione e Comuni – e con un sistema delle Autonomie capace di attuare una Programmazione Economica ed una Pianificazione Territoriale, ritornate ad essere fondamentali nello Stato Centrista Limitato e con un’Europa dall’Unione Politica  non solo  finanziaria così come la voleva quel visionario di Altiero Spinelli nel 1941 scrivendo  nel confino di Ventotene il Manifesto per un’Europa Liberta ed Unita.

La “révolution tranquille”, come chiamava Jacques Delors la costruzione graduale dell’Europa delle Patrie, non può non essere che questa.

Casamicciola, 1 ottobre 2011-10-01

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Autore di questo articolo: Giuseppe Mazzella

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