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Non ci sarà un quarto condono edilizio e permane la coltre di nebbia sulla legislazione urbanistica

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“Non ci sono le condizioni politiche per un nuovo condono edilizio. Un quarto condono edilizio non ha possibilità di essere approvato dall’attuale maggioranza parlamentare. Possono esserci tuttavia nuove norme, nel quadro del previsto “decreto sullo sviluppo”, per favorire l’applicazione del terzo condono(quello del 2003 sulla sanatoria sugli immobili fino a 250 m3 che la Regione Campania ha deciso che non può essere applicato alle  aree di interesse ambientale come l’isola d’Ischia n.dr.)  che naturalmente non riguarderanno soltanto il caso della Campania”

Lo ha detto l’on. Aurelio Misiti, vice Ministro alle Infrastrutture, intervenendo al convegno sui “problemi irrisolti del condono edilizio dopo la legge 47/ 1985: problematiche e soluzioni operative per le pubbliche amministrazioni e gli operatori”tenutosi a Lacco Ameno nel Centro Congressi “Angelo Rizzoli”del Grand Hotel Regina Isabella sabato 8 ottobre per iniziativa dell’Unione Nazionale dei Tecnici  degli Enti Locali (UNITEL)  alla quale aderiscono circa 4mila ingegneri ed architetti che lavorano presso gli Uffici Tecnici di Comuni, Province e Regioni.

Al convegno hanno preso parte politici, amministratori,tecnici, giuristi, magistrati ed interessati alla problematica.

La relazione di base è stata tenuta dal prof. avv. Lucio Iannotta, ordinario di Diritto Amministrativo presso la Facoltà di Economia della Seconda Università degli Studi Napoli sull’”evoluzione normativa del condono edilizio e la disciplina regionale campana”.

Iannotta ha tenuto una vera e propria “lectio magistralis”sulla complessa legislazione urbanistica partendo dal Testo Unico del 1942 e soffermandosi dettagliatamente sulla normativa statale sul condono edilizio (artt.31 e seguenti della legge 28 febbraio 1985 n.47; art.39 della legge 23 dicembre 1994 n.724; art.32 della legge 24 novembre 2003 n. 326 di conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2003 n. 269) e su quella campana (legge regionale 18 novembre 2004 n. 10 e la sentenza della Corte Costituzionale 10 febbraio 2006 n. 49).

Iannotta è partito da lontano e cioè dal Testo Unico sull’Urbanistica approvato nel 1942 e rimasto inapplicato per oltre un ventennio per essere ripreso nel 1967 con la legge 765 denominata “Legge Ponte”perché doveva durare soltanto un anno e cioè fino al 31 agosto 1968 e dopo i Comuni avrebbero dovuto delimitare i “Centri Abitati”e dotarsi di Piano Regolatore Generale. La “Legge Ponte”è invece durata dieci anni e di fatto ha permesso la realizzazione di 8 milioni e mezzo di vani in tutta Italia, abusivi o in difformità comunque sanati con “ sanzioni pecuniarie”.La Legge-Ponte aveva diversi indici di costruzione per le edificazioni nei centri abitati e fuori dai centri abitati.

Dieci anni dopo la “Legge Ponte”arriva la “Legge Bucalossi”, dal nome del Ministro dei Lavori Pubblici del 1977 che per “imporre”ai Comuni l’adozione dei Piani Regolatori Generali riduce sensibilmente gli indici di fabbricabilità nei centri urbani e fuori di essi. Iannotta nell’accennare alla “Legge Bucalossi”ha sottolineato “la debolezza dei poteri repressivi e la difficoltà ed i limiti della Pianificazione”. Si arriva così al “primo condono edilizio”del 1985 che “sana”le costruzioni abusive realizzate fino al 1 ottobre 1983. “Tutte le opere sono sanabili con il pagamento della sanzione pecuniaria e con l’approvazione dei Piani di Recupero”.

9 anni dopo arriva il “secondo condono”per i cosiddetti “piccoli abusi”e fino a 750 m3 e “non ci sono limiti per le aree paesistiche”come il caso dell’isola d’Ischia.

Iannotta ha rimarcato che “i condoni edilizi arrivano in Italia ogni 9 anni”e così nel 2003 arriva il “terzo condono”. Una misura “eccezionale”diviene così “normale. Il terzo condono è solo per gli abusi fino a 250 M3 ma questa volta il Governo affida alle Regioni la facoltà dell’estensione anche alle aree di interesse paesistico come l’isola d’Ischia vincolata ai sensi della 1039 del 1939. La Regione Campania decide che le aree vincolate NON rientrano nel terzo condono edilizio.

Nel frattempo i “piani di dettaglio per il recupero edilizio” sia del primo che del secondo condono NON vengono approvati. Nella sola isola d’Ischia le pratiche relative ai due condoni “ammissibili”sono circa 20mila. La stima per le pratiche del terzo condono – non ammissibile allo stato delle leggi – è di altre 10mila pratiche che portano il numero dei vani da “condonare”fino al 2003 a 30mila!!!!

Arriviamo così al tempo di oggi ed all’ordine del giorno proposto dall’on. Scilipoti al Governo per includere nel terzo condono non solo le aree sottoposte a vincolo ma di “spostare”il termine al 31 dicembre 2010 e questo anche per evitare gli abbattimenti delle costruzioni abusive realizzate dopo il 2003 deciso dalla Procura della Repubblica per i reati di costruzione abusiva colpiti da sentenza penale passata in giudicato.

Iannotta ha osservato che le leggi di condono hanno dato “cattivi risultati”ed hanno determinato un enorme contenzioso in sede giudiziaria (amministrativa, civile, penale) tanto che forse andava meglio il precedente sistema della “licenza edilizia che non ha prodotto gli orrori di oggi e che concedeva l’autorizzazione a costruire caso per caso con attenzione al particolare piuttosto che al generale”.

Il Procuratore aggiunto della sezione Ambiente ed Urbanistica della Procura della Repubblica di Napoli, Aldo De Chiara, ha esordito con l’affermazione della “bellezza dell’isola d’Ischia che è patrimonio del mondo intero”e con la considerazione che “ sembra che vada criticato non chi ha violato la legge ma chi la fa applicare”. Su questo punto De Chiara è stato categorico: fino al giorno in cui una legge del Parlamento non dice di sospendere le demolizioni queste continueranno nel Distretto di Napoli e non colpiranno solo Ischia”. De Chiara richiamando i suoi studi pubblicati in libri sui reati ambientali ha ricordato la “vergogna della Legge Bucalossi che ha permesso la vendita dei fabbricati abusivi e cioè si è permesso la commercializzazione del corpo del reato”.

Perché non si abbattono prima i rustici? De Chiara ha detto che è un potere dei Sindaci. I Sindaci possono procedere. Perché non si abbattono gli alberghi abusivi? De Chiara ha detto che i proprietari di alberghi non hanno sentenze passate in giudicato. La Procura non può intervenire. Gli albergatori abusivi non hanno “patteggiato”. Sugli abbattimenti De Chiara ha detto della riunione “infruttuosa”del 18 agosto con i sindaci per una “sinergia istituzionale”cosa diversa da un “protocollo di intesa”al quale la Procura non può accedere essendoci “obbligo per l’azione penale”.

Infine De Chiara ha richiamato la responsabilità dei tecnici che dirigono i lavori edilizi che ai sensi dell’art.6 della legge 47/85 sono responsabili ugualmente degli abusi mentre agli atti oggi risultano responsabili soprattutto “donne oltre i 70 anni”.

Sia Iannotti che De Chiara hanno parlato a braccio senza una relazione scritta.L’assessore regionale all’urbanistica, Marcello Taglialatela, non ha partecipato al convegno per “inderogabili impegni istituzionali”ed il saluto della Regione Campania è stato portato dal consigliere regionale Domenico De Siano, già sindaco di Lacco Ameno, anche consigliere comunale di Lacco Ameno, consigliere provinciale di Napoli ed anche Presidente della IV Commissione Permanente del Consiglio Regionale della Campania che si occupa di Trasporti ed Urbanistica.

De Siano ha auspicato un “protocollo di intesa tra enti per affrontare la problematica”e l’inserimento del terzo condono nel “decreto per lo sviluppo all’esame del Governo” non escludendo la possibilità di “una legge speciale per Ischia per mettere ordine nella materia”.

E’emerso che siamo ancora molto lontani da un quadro normativo certo capace di coniugare la difesa ambientale con le esigenze di sviluppo economico e sociale e che il problema del governo del territorio non è escluso dall’esigenza di una razionalizzazione dei poteri  pubblici iniziando dal ruolo della Sovrintendenza ai Beni Ambientali a quello della Provincia.

La coltre di nebbia nella legislazione urbanistica permane intensa, molto intensa, impedendo ai naviganti della nave pubblica di intravedere una via di uscita che non sia la “Macelleria edilizia”con la conseguente “Macelleria Economica e Sociale”.

Tutto questo al tempo drammatico della recessione economica nazionale che colpisce soprattutto il Mezzogiorno d’Italia del quale Ischia, “bene che appartiene all’Umanità”, fa inevitabilmente parte.

Casamicciola, 9 ottobre 11

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