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Le Società di Trasformazione Urbana (STU) sono necessarie per la riqualificazione delle aree dismesse ma senza il Comune non si possono avviare. Occorre un Piano di Recupero delle aree “abbandonate” dell’isola d’Ischia -

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Convegno STU Napoli
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Le Società di Trasformazione Urbana (STU)  - costituite dai Comuni ai sensi dell’art. 120 del Testo Unico degli Enti Locali del 2000 che ha recepito la legge 127 del 1997 “Legge Bassanini”-  costituiscono uno strumento giuridico-finanziario necessario per la riqualificazione delle aree dismesse e la loro utilizzazione secondo le indicazione degli strumenti urbanistici in vigore (PRG e PUT) perché rendono agibili, giuridicamente gli investimenti del capitale privato e permettono anche la realizzazione di opere infrastrutturali (strade, piazze, parcheggi, case per l’edilizia economica e popolare etc.) in modo da attuare – concretamente – la pianificazione territoriale e la programmazione economica. A 10 anni dalla loro approvazione legislativa le STU  sono state istituite in 19 Regioni con 159 iniziative di cui 51 in piena attività.

Tanto è emerso dal convegno: “STU, quali, come, perché”svoltosi a Napoli nell’antisala dei Baroni del Maschio Angioino martedì 25 ottobre 2011 per iniziativa dell’Associazione delle Società di Trasformazione Urbana (ASTUR) presieduta dall’avv. Renato Perticarari che guida la STU del Comune di Macerata.

Al convegno – condotto da Mario Hubler, direttore generale  della STU napoletana di Bagnoli Futura -  hanno tenuto relazioni il prof. arch. Alessandro Dal Piaz, il prof. Stefano Stanghellini, il Presidente dell’Associazione dei costruttori napoletani, Rodolfo Girardi e lo stesso avv. Pertirarari.

L’occasione del convegno è stata la presentazione dello studio della giovane architetto napoletana, Daniela Mello, commissionato dalla ASTUR, sull’attuazione della STU nelle varie Regioni italiane con un’analisi dello stato di realizzazione dei programmi.

“Le Società di Trasformazione Urbana previste dal Testo Unico degli Enti  Locali sono società- miste, a capitale pubblico e privato, ed acquisiscono le aree dismesse o consensualmente con i proprietari che ricevono il prezzo concordato per la vendita degli immobili o partecipano con il trasferimento degli immobili al capitale sociale della società o tramite procedura di esproprio. Questo con l’obiettivo di riqualificare il tessuto urbano con la realizzazione di quanto previsto nel piano regolatore generale del Comune”ha spiegato l’avv. Perticarari che ha anche sottolineato che “il potere di espropriare le aree per interventi riconosciuti di “pubblica utilità”costituisce un potente strumento di intervento per accelerare la realizzazione dei programmi”.

Non sono state sottaciute nel dibattito – al quale hanno preso parte amministratori locali, studiosi e studenti della Facoltà di Architettura della Federico II -  le difficoltà di ordine legislativo e di natura finanziaria che hanno incontrato le STU soprattutto per quanto riguarda la partecipazione dei privati ad un programma che deve necessariamente essere teso a conseguire una redditività aziendale  nella misura e nei tempi fissati da un mercato libero.

Prendendo la parola nel dibattito ho esposto il caso dell’isola d’Ischia ed in particolare nei Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno per i casi del complesso del Pio Monte della Misericordia, chiuso da 38 anni, del bacino Idrotermale di La Rita, progressivamente chiuso in 20 anni,  e del complesso ex-La Pace,  chiuso da 8 anni, dove ho proposto la costituzione di una STU da parte dei Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno per l’acquisizione delle aree di proprietà privata di aziende ed enti che hanno da anni cessato l’attività  per restituire al sistema produttivo questi immobili anche con opere infrastrutturali come sale per congressi,alberghi, centri commerciali e addirittura per l’edilizia economica e popolare oltre a quella residenziale. Ho posto l’accento che questi interventi di recupero (si tratta di almeno 70mila mc3) sono i soli possibili in presenza di un Piano Urbanistico Territoriale dell’isola d’Ischia approvato nel 1995 dal Ministro dei Beni Culturali dell’epoca, Antonio Paolucci, surrogando i poteri di pianificazione non esercitati dalla Regione Campania per 11 anni  previsti dalla “Legge Galasso”del 1984,che vieta ogni ulteriore insediamento edilizio che non sia di “restauro”o “recupero”.

Dal convegno è risultato evidente che nessun intervento di riqualificazione urbana è possibile senza il ruolo decidente e fondamentale del COMUNE soprattutto con una valorizzazione del CONSIGLIO COMUNALE  e da qui l’esigenza di una nuova classe dirigente dei Comuni dell’isola d’Ischia impegnata alla concreta attuazione di una “praticabile Pianificazione Territoriale”in un momento di recessione economica nazionale e di grave crisi finanziaria dei Comuni. Occorre un “Piano di Recupero degli immobili e delle aree dismesse nei sei Comuni dell’isola d’Ischia”, formalmente adottato e attuabile in 5 anni.

Da sottolineare che non era presente nessun amministratore locale, né di maggioranza né di minoranza,  dei sei Comuni dell’isola d’Ischia; che pur essendo previsto dal programma l’intervento  non c’è stato  per “improrogabili  impegni”delll’assessore regionale all’urbanistica, Marcello Taglialatela così come è avvenuto al convegno di Lacco Ameno dello scorso 8 ottobre sui condoni edilizi organizzato dall’Unione dei Tecnici degli Enti Locali.

Significativa tuttavia è stata la partecipazione del Magistrato Albino Ambrosio e di una delegazione di professionisti di Casamicciola quali l’avv. Antonio Carotenuto, il geom. Carlo Arcamone,il cap. Nicola Taliercio oltre a chi scrive questa nota.

Casamicciola, 26 ottobre 2011-10-26

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Autore di questo articolo: Giuseppe Mazzella

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