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Fine del “berlusconismo” da Milano in giù: riflessi su Ischia

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Credo che con le forzate dimissioni imposte dalla situazione economica e soprattutto finanziaria  da Presidente del Consiglio, il  “Cavaliere del Lavoro” Silvio Berlusconi, abbia di fatto  chiuso la sua carriera politica. Molto improbabile a 75 anni un terzo ritorno alla guida del Governo nelle attuali condizioni economiche e finanziarie della Repubblica Italiana e degli Italiani. La caduta del Governo Berlusconi – il più lungo della storia repubblicana caratterizzata da governi brevi – è  stata determinata -  piuttosto  che dalla incessante diminuzione quantitativa di  una maggioranza parlamentare -  dalla incessante sfiducia dei dirigenti dei due più importanti Paesi dell’eurozona – Francia e Germania -  nei confronti di Berlusconi.  E’ stata una sfiducia personale manifestata fino al dileggio della “risatina”-  dalla Frau Merkel e da M. Sarkozy.

Abbiamo studiato molti anni nei principi del diritto internazionale che uno Stato è “indipendente” solo quando può avere un esercito e può stampare moneta. La “sovranità internazionale” si esercita solo in termini militari e finanziari. Quando è stato creato l’euro gli Stati europei aderenti hanno delegato, in maniera molto complessa, una parte determinante della loro “sovranità” all’Unione Europea che fin’ora è  una Unione monetaria che in quest’epoca -  dove non c’è più “guerra fredda” fra due blocchi  ed il mondo è regolato da una “seconda globalizzazione” quasi come la prima che và dagli inizi del XIX secolo alla metà del XX – è più importante della stessa Unione militare. La quantità di danaro disponibile è più importante della quantità dei carri armati.

Berlusconi ha forse sottovalutato  questo cambiamento del mondo.

Comunque Berlusconi non scompare dalla scena politica ma è chiaro che il partito-azienda che ha creato e che ha chiamato “Partito della o delle Libertà” con una base ideologica e programmatica tutta imperniata sul “liberismo” (che è cosa diversa dal “liberalismo”) dovrà darsi una riorganizzazione per catturare gli elettori di destra – ma quale destra? – e probabilmente cercarsi dei nuovi dirigenti abbandonando l’impostazione di un partito dove c’è un padre-padrone la cui direzione politica non è posta in discussione. Nessun partito – sia nella prima che nella cosiddetta seconda Repubblica – tranne il PDL aveva questa impostazione. Tutti gli altri partiti, anche “personalizzati”, hanno un capo che comunque può essere sostituito e comunque non è il padrone del partito.

Comunque queste sono discutibili opinioni politiche sul “berlusconismo”. Quello che mi pare certo è che il “berlusconismo” come “teoria sociale”, come modo di concepire la vita, come concezione dello Stato e delle sue articolazioni, è avviato verso il viale del tramonto e questo è un gran bene. Berlusconi ha fatto credere che il nostro Paese era pieno di ricchi, che la vera felicità è possedere  danaro in sempre maggiore quantità, che in Italia non c’è crisi “perché i ristoranti sono pieni”, che il destino delle donne è inscindibilmente legato alla bellezza fisica ed alla giovinezza eccetera, eccetera. Non è così. Siamo un Paese in grave crisi economica e finanziaria  dove i giovani sempre più professionalizzati non hanno avvenire perché non ci sono offerte di lavoro adeguate ai loro titoli di studio. La nostra economica è da anni in “stagnazione” e si è avviata alla “recessione”.

In nessun altro Paese d’Europa il “liberismo sfrenato” ha manifestato  i suoi limiti  ideologici e creato enormi drammi sociali.

Dobbiamo cambiare stili di vita. L’Italia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità con enormi diseguaglianze sociali tanto da fare dei politici una “casta privilegiata” e nelle istituzioni – dal Parlamento ai Consigli comunali, provinciali e regionali – sono stati “nominati” ballerine e nani al punto tale da squalificare le istituzioni stesse. Dobbiamo ritornare ad un “liberalismo sociale” o a “socialismo liberale” che sostanzialmente sono la stessa cosa.

Dobbiamo ridiventare un Paese normale dove nelle Istituzioni è presente il meglio della Classe Dirigente, dove lo Stato guidi lo sviluppo per favorire l’”equità” dei cittadini.

La caduta del “berlusconismo” avrà riflessi in tutte le località così come è accaduto alla fine del fascismo e dopo “tangentopoli”. Anche nei sei Comuni dell’isola d’Ischia ci saranno novità. In primavera si voterà per eleggere i nuovi sindaci ed i nuovi consigli comunali di Ischia, Casamicciola, Forio e Barano. Potrebbe riaprirsi una voglia di partecipazione alle pesantissime problematiche dei nostri Comuni tutti senza soldi e sull’orlo del dissesto finanziario mentre si devono affrontare i problemi comuni della depurazione delle acque reflue, dei trasporti terrestri e marittimi, del sistema portuale turistico e commerciale, delle cosiddette "partecipate” per la gestione dei servizi ed il Comune di Forio ha già posto in liquidazione la “Pegaso” e la “Torre  Saracena” e così ha fatto Lacco Ameno per la “Lacco Servizi” mentre la “Marina di Casamicciola” con una quarantina di dipendenti è in “contratto di solidarietà” ed ancora  la società per azioni  EVI di proprietà del Consorzio CISI dei sei Comuni è in “liquidazione” e non si conosce lo stato di indebitamento finanziario. Si deve affrontare l’eterno argomento della Pianificazione Territoriale con una richiesta di un nuovo e praticabile strumento urbanistico e si devono chiudere almeno 20mila pratiche dei due “legittimi” condoni edilizi mentre il terzo non è applicabile e sono in atto gli abbattimenti delle case abusive da parte della Procura della Repubblica.

Non è un quadro allegro che invoglia la partecipazione perché è necessario “cambiare i pezzi ad un motore in moto” come direbbe Riccardo Lombardi cioè consolidare una economia turistica ipermatura con 9.500 lavoratori stagionali e con altri 3.500 in cerca di lavoro stagionale. Non ci sono alternative se non quella di chiudere il motore della macchina e di ritornare alla carretta trainata dal mulo.

Guardiamo anche i riflessi sul sistema economico delle nostre 3mila imprese iscritte alla Camera di Commercio – alberghi, esercizi commerciali, attività artigianali, agricoli e dei servizi – ed ancora del nostro mondo delle professioni (avvocati,  commercialisti, geometri, architetti etc.) e vediamo che c’è una terribile crisi di liquidità. Ci sono grandi, medi e piccoli patrimoni immobiliari ma  questi patrimoni non hanno soldi. Tutto questo determina una pesantissima crisi civile. Bisogna avviare una “finanza di territorio” con un ruolo più attivo delle banche che devono sostenere lo sviluppo e l’occupazione!

Se si vuole come si deve affrontare la situazione di crisi economica e finanziaria bisogna assolutamente chiudere con il “berlusconismo” e formare “alleanze civiche” con uno stile di vita più sobrio  per affrontare questa situazione di emergenza generale. Non è tempo di rimproveri retrospettivi né di divisione artificiale o artificiosa tra “destra” e “sinistra” o “centro”. E’ tempo di una solidarietà sociale fra “uomini liberi e forti” come direbbe Don Sturzo per partecipare al nostro livello e per la nostra isola a quello che il nuovo Presidente del Consiglio, prof. Mario Monti, ha chiamato nell’accettare l’incarico il “riscatto italiano”.

Casamicciola, 14 novembre 11

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