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Il giornalista Giuseppe Mazzella candidato nella lista “ Ischia Nuova” al Consiglio Comunale di Ischia

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Giuseppe Mazzella

Giuseppe Mazzella, 62 anni, è iscritto all’ Ordine dei Giornalisti dal 1972 ed è laureato in Scienze Politiche. E’ “cronista locale” da oltre 40 anni occupandosi soprattutto di problemi di “sviluppo locale” ed è stato sempre convinto sostenitore delle politiche di Pianificazione Territoriale e di Programmazione Economica e sostenitore del Comune Unico dell’ isola d’ Ischia promuovendo  lo scorso anno un Movimento su Facebook che raggiunse 1500 aderenti con un ampio dibattito  per il referendum consultivo del 5 giugno. Propugna anche la costituzione di un nuovo “ Distretto Industriale-Turistico delle Isole Napoletane” da Capri a Ponza dopo la riscoperta nel 2009 della colonizzazione ischitana di Ponza avviata nel 1734.

Si candida al Consiglio Comunale del Comune di Ischia nella lista “Ischia Nuova” capeggiata dall’ avv. Luigi Telese che sostiene la candidatura a sindaco del rag. Salvatore  Mazzella, poiché assegna al Comune di Ischia – l’ unico fra i sei ad avere il titolo di “ Città” – un ruolo-guida nel processo di coesione economica e sociale dell’ isola d’ Ischia e di allargamento del Distretto Turistico.

Quello che segue è il suo impegno programmatico per la campagna elettorale.

Scenari finanziari per il XXI Secolo: più Manager e arrivo delle “Public Company

-Nella imminente campagna elettorale per il Comune di Ischia – alla quale parteciperò come candidato nella  lista di alternativa “Ischia Nuova” capeggiata dall’ avv. Luigi Telese che sostiene la candidatura a sindaco del rag. Salvatore Mazzella -  saranno affrontati temi di sviluppo economico e di “ consolidamento dello sviluppo” che debbono ritornare nella PIENA COMPETENZA del Comune che è la prima, fondamentale ed ineliminabile, cellula della Democrazia Politica ed Economica con una inversione a 360 gradi sulla concezione del Comune finora praticata in questi ultimi  anni  con una pessima interpretazione della legge n.81/93 sull’ elezione diretta del sindaco che ha trasformato il sindaco in una specie di moderno podestà riducendo ad un ruolo marginale  il Consiglio Comunale  e la Giunta  ad un ruolo meramente di strumento personale del sindaco.

Prima della riforma sull’ elezione diretta del sindaco la Giunta veniva votata dal Consiglio Comunale  distintamente dal sindaco anch’ esso  votato dal Consiglio Comunale. L’ Esecutivo  era costituito sia dal Sindaco sia dalla Giunta questo permetteva un pluralismo ed una dialettica all’ interno dell’ Esecutivo che doveva dare conto costante al Consiglio Comunale massima espressione della rappresentanza della cittadinanza.

Credo che occorre rivalutare fortemente il ruolo “ volitivo” del Consiglio Comunale perché non c’è nessun argomento della vita della Comunità locale che non sia di competenza del Comune. Così come è necessario ritornare ad un sano pluralismo all’ interno della Giunta perché il sindaco è il “ primo cittadino” ma non è il podestà. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un governo monocratico a livello locale con un Comune ridotto a poco più o poco meno di un “condominio” con il più spudorato ed arrogante clientelismo attraverso le società cosiddette “ partecipate” e la pratica delle “ consulenze” e degli incarichi “ intuitu personae”; “ condominio”  che è restato a guardare i processi economici e sociali ma non  ha cercato di correggerli  nel senso “ sociale”  né ha cercato di  attenuare la ventata “ liberistica”  di questo ventennio accettando passivamente il ricorso storico di quello che l’ex-ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, chiamava il “ mercatismo”, come economista perché come politico lo praticava, impostato sull’ estremismo  di “ tutto mercato e niente Stato” come  se si potesse creare occupazione, soprattutto per i giovani, con una sciagurata e selvaggia liberalizzazione del mercato del lavoro con contratti a tempo determinato o con nuove forme contrattuali quali “ lavoro a progetto”, “ collaborazione coordinata e continuativa”, “ lavoro a chiamata”, “ lavoro occasionale”, che hanno ridotto in una moderna schiavitù economica un esercito enorme di giovani diplomati e laureati. Il caso di Ischia è su questo punto emblematico: un esercito di circa 10mila lavoratori stagionali del turismo e dell’ indotto è precario a vita e deve chiedere un lavoro stagionale per elemosina al nuovo capitalista e molto spesso, sempre più spesso, senza alcuna protezione  contributiva adeguata.

Su questi cambiamenti sociali avvenuti nella nostra società il Comune non può rimanere assente e deve riassumere l’ onere di rappresentanza degli interessi di sussistenza delle fasce sociali più deboli e deve farsi carico di predisporre ed attuare un modello di sviluppo capace di offrire occasioni di lavoro degno ad una gioventù sempre più scolarizzata.

E’ questo nuovo modo di concepire l’ impegno pubblico a livello comunale che deve costituire il cambiamento più vistoso tra chi ha amministrato fino ad oggi rispetto a chi si candida ad amministrare domani facendo tesoro degli errori del passato in questo momento in cui c’è bisogno di una “ rigenerazione della  Politica e della fiducia nella Politica” come ci ha richiamato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Bisogna tornare ad un dirigismo pubblico, ad una realistica politica di Programmazione Economica che NON sia un “ libro dei sogni”; bisogna rendere praticabile la Pianificazione Territoriale anche aprendo una dura vertenza istituzionale con la Regione – inadempiente da 42 anni – e lo Stato che deve farsi carico di difendere lo sviluppo economico e sociale dell’ isola d’ Ischia ponendo sullo stesso piano la difesa dello sviluppo con la difesa dell’ ambiente isolano dove vivono  da secoli migliaia di persone che sono diventate circa 65mila con l’ ultimo censimento a meno che lo Stato non voglia mettere in atto una migrazione biblica  di migliaia di isolani verso le nuove terre dell’ Oceania – l’ Austrialia e la Nuova Zelanda – che appaiono le nuove Americhe del XXI secolo.

Il Comune di Ischia è chiamato inoltre ad un RUOLO DI RESPONABILITA’ verso gli altri 5 Comuni. E’ una specie di fratello maggiore che deve aiutare per la coesione economica e sociale dell’ isola d’ Ischia gli altri 5 fratelli minori. Essere il capoluogo diventa un ONERE non solo un ONORE. Abbiamo esempi di Uomini illustri e lungimiranti – come quello di Vincenzo Telese – che nel 1946 appena  ricostruiti i sei municipi richiamò gli altri 5 ad unificare le azioni amministrative e politiche perché l’ isola è unica e deve essere Unita, perché “ bisogna guardare l’ isola d’alto dell’ Epomeo”. Siamo tutti ISCHITANI anche se resteremo  casamicciolesi o panzesi.

Bisogna avviare anche da noi una “ finanza di territorio” ed un “ marketing territoriale” per sprigionare  i risparmiatori isolani ad investire nel proprio territorio e per attrarre nuovi investitori.

Se la classe dirigente del secondo Novecento ha saputo lanciare Ischia nel firmamento delle grandi località turistiche la classe dirigente del XXI secolo deve essere capace non solo di  consolidare lo sviluppo “ ipermaturo” raggiunto – 3mila imprese,10mila lavoratori stagionali, 5 milioni di presenze, 3200 studenti delle superiori, 1000 o forse più studenti universitari – ma di accrescerlo.

Bisogna quindi preparare non solo giovani scolarizzati ma manager che sappiano gestire non solo piccole e medie imprese ma “ public company” e cioè società a capitale diffuso come potrebbero diventare le imprese di trasporto marittimo ed addirittura nuove catene alberghiere e commerciali.

Bisogna attrarre nuovi investitori e se il nostro Presidente del Consiglio , prof. Mario Monti, inizierà fra poco un “ road show” in Europa per attrarre investitori in Italia la nuova amministrazione del Comune di Ischia deve farsi carico di avviare una Società di Trasformazione Urbana prevista dall’ art.120 del Testo Unico degli Enti Locali  con gli altri 5 Comuni per il recupero di tutte le aree dismesse OVUNQUE siano collocate e cioè avviando nell’ Economia un UNICO Comune senza che questo sia deliberato dalla Regione Campania e deve saper attrarre nuovi investitori. Se sapremo fare l’ UNITA’ economica e sociale la DIVISIONE amministrativa  sarà superata nella SOSTANZA ed è quella che vale mentre l’ immagine TURISTICA UNITARIA NELLA SUA DIVERSITA’ deve essere affidata ad una DEMOCRATICA e FINANZIARIAMENTE FORTE Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo dell’ isola d’ Ischia che la Regione Campania non ci ha dato in  40 anni mentre ci ha DISTRUTTO l’ Ente per la Valorizzazione dell’ Isola d’ Ischia ( EVI).

E’ un processo di crescita civile, di ammodernamento finanziario ed economico, di uno “ sviluppo locale” per una “ crescita” molto più realistico delle promesse di occupazione giovanile di un piano statale da sempre annunciato e mai predisposto. Dobbiamo fare da noi senza aspettarci iniziative  dall’ alto ma dobbiamo richiamare le altre Autorità  al principio di “ sussidiarietà” sul quale si fonda l’ Unione Europea.

Insomma occorre riavere un Comune protagonista dello sviluppo con una classe dirigente disposta a servire il Popolo e non a servirsene. Se dovessi trovare uno slogan per sintetizzare questo Programma prenderei a prestito quello di François Mitterand del 1974: “ La sola idea della destra: conservare il potere. Il mio primo progetto: rendervelo”.

30 marzo 2012

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