Giovedì 28 Agosto 2014

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Le Macerie di Casamicciola

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Casamicciola_Terme_Pio_Monte

Le Macerie di Casamicciola si vedono, primo di tutto dal mare. E’ sul traghetto o sull’aliscafo all’arrivo nel porto che il turista o l’isolano vede le Macerie del grandioso complesso del Pio Monte della Misericordia. Costruito 12 anni dopo il terribile terremoto del 28 luglio 1883 su di una superficie di 24 mila mq. Il complesso rappresentava più di ogni altra cosa la voglia di “Rinascita” o “Rinascimento” di Casamicciola, la più antica stazione di cura e soggiorno dell’isola d’Ischia visitando la quale agli inizi del XVII secolo i “Governatori” dell’Ente Monte della Misericordia decisero che “sulla fonte della prodigiosa acqua termale del Gurgitello”, che Julio Jasolino aveva scoperto alcuni anni prima, doveva realizzarsi l’“opera santa che rende possibile al poverello i benefici delle storiche terme”.

Doveva esser stata un’opera grandiosa non solo per il denaro versato ma per la passione che investì quegli uomini generosi per la “rinascita” di una cittadina che il Ministro dei Lavori Pubblici, Francesco Genala, vedendola distrutta con circa 3 mila morti in un caldo giorno di agosto del 1883 – sgomento – voleva ricoprire con la calce ritenendo impossibile una rinascita e pensando che il primo dovere di un uomo di Stato fosse quello di salvare i sopravvissuti al disastro da una epidemia.

L’opera imponente lo fu. Divenne anche il centro della vita civile non solo di Casamicciola ma di tutta l’isola d’Ischia com’è documentato. C’erano due lapidi – che adesso si possono trovare nell’atrio della sede centrale dell’Ente Pio Monte a Napoli in Via Tribunali proprio vicino alla cappella che custodisce una delle più grandi opere di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e che si chiama “Le sette opere della Misericordia” - che ricordavano la costruzione del nuovo edificio in “più ferma sede” poiché il primo stabilimento, quello realizzato nel 1604 nella Piazza dei Bagni del Gurgitello, era andato distrutto. I nuovi “Governatori” non hanno potuto portarsi a Napoli nella sede centrale il portale seicentesco ( ma si sono portati la statua della Madonna della Misericordia che troneggiava nella Cappella ed oggi posta sempre nell’atrio nel palazzo napoletano) che sta andando in rovina in quelle che ora sono le Macerie né vi è stato un intervento concreto della “Soprintendenza ai Monumenti” affinchè ciò che è Storia locale rimanesse nel luogo in cui è nata. Nè vi è stata una protesta formale del Sindaco e del Consiglio Comunale. Così scompare – dimenticata nella collettiva Memoria – cioè che “era” quel complesso poiché oggi è un rudimentale ed antigienico “centro polifunzionale”. Mercato ambulante provvisorio, parcheggio auto e camion provvisorio, sversatoio dei detriti dell’alluvione del 10 novembre 2009 provvisorio. Una “provvisorietà” scandalosa in una vicenda giuridico-finanziaria – economica altrettanto scandalosa tanto che l’Ente Morale Pio Monte della Misericordia ha “segretato” tutta la documentazione come se la Storia – che ha tempi lunghi rispetto a quelli veloci e spietati dell’Economia – non farà prima o poi Giustizia degli errori e delle incapacità dei Governatori dell’epoca che nel 1983 concedettero per alcune centinaia di milioni di lire il “diritto di superficie” ai sensi dell’art.952 del Codice Civile per 50 anni sul complesso ad una società di appena 200 milioni di capitale sociale che a sua volta ha venduti i suoi “diritti” ad altre due società determinando un mare di cause civili e penali.

L’intrigo giuridico-finanziario-economico è tutto posto nell’art. 952 del codice civile. Cioè l'applicazione di un istituto desueto – utilizzato dall’Istituto Autonomo delle Case Popolari per costruire l’edilizia popolare – per un’operazione di rilancio economico e forte rischio di reddito immediato. E’ una “storia italiana” di una speculazione non riuscita anche con tragiche conseguenze personali per un protagonista.

Da 38 anni quello stabilimento imponente è chiuso. Da 27 anni sta andando in rovina nell’incapacità complessiva di un Comune, inteso come Ente Locale e come Classe Dirigente, di trovare una soluzione che non può non essere che quella dell’esproprio per fare una Società di Trasformazione Urbana prevista dall’art.120 del Testo Unico degli Enti Locali, decreto legislativo n.267/2000 ( sulla quale mi soffermerò prossimamente) capace non solo di recuperare quel complesso e farne semmai un’opera infrastrutturale a servizio di tutto il sistema economico e sociale della Cittadina, ma di recuperare al sistema produttivo tutte le mini-strutture termali di Piazza dei Bagni fra le quali le “Premiate Terme De Luise”, premiate nel secolo XIX e chiuse e fatiscenti da almeno 60 anni per questioni di spezzettamento ereditario. Non basta. Recuperare tutte le terme chiuse del bacino di La Rita fra le quali quelle di “Michele Castagna e figli” dove nel 1953 il Maestro Arturo Toscanini effettuò una cura termale.

Quando il turista o l’isolano scenderà dal traghetto o dall’aliscafo vedrà tutte le altre Macerie: quelle a Piazza dei Bagni del Gurgitello, incominciando dallo stabilimento dello stesso Pio Monte della Misericordia, dove c’erano le sorgenti, posto proprio a fianco delle Terme Belliazzi; quelle del bacino di La Rita.

Quando farà una passeggiata sulla Litoranea – quella che fu amata da poeti e scrittori anche locali – vedrà le Macerie di quella che doveva essere la nuova sede della” pompa di benzina”, proprio vicino all’Eliporto, e probabilmente si domanderà come un Paese con tanta bellezza e tanta potenzialità possa buttare al vento il proprio avvenire!

E’ molto probabile che fra qualche mese anche nel centro di Piazza della Marina sorgerà un’altra Maceria ed è quella del complesso “Capricho de Calise” avviato nel 1969 e chiuso dopo 40 anni senza trovare una soluzione tra la società “concessionaria” ed il Comune che ne è pieno proprietario.

Macerie. Ma si dovrà pur trovare un momento di “Riscossa Civile”?