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Comune Unico non solo e le discriminazioni di Giosy Ferrandino

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Il Movimento per il Comune Unico dell’isola d’Ischia, costituito attraverso Facebook e che ha raggiunto in poco meno di tre mesi circa 1000 aderenti, sta sviluppando attraverso la rete un ampio dibattito contenutistico non solo sui vantaggi che l’unificazione amministrativa dell’isola porterebbe alla sua economia turistica  ed alla sua società civile senza che alcuna Comunità locale  perda l’identità antropologica e storica ma anche di  severa critica all’attuale sistema delle Autonomie Locali delineato sia dalla Carta Costituzionale del 1948 sia dal Testo Unico  sugli Enti Locali del 2000 la  legge 142/90.

Non solo. Il Movimento non rifiuta le polemiche denunciando che l’attuale classe politica dei sei Comuni – prescindendo dalla “tinteggiatura” di destra o di sinistra o di centro e dalla stessa adesione o al fronte del SI o a quello del NO – è assolutamente inadeguata per governare un sistema economico e sociale così complesso e che quindi – oltre il risultato del Referendum consultivo del 5 e 6 giugno – bisogna lavorare per una nuova classe dirigente dei nostri Comuni nel tempo breve perché “nel tempo lungo siamo tutti morti” come ammoniva Lord Jeynes. Lo stato delle finanze dei nostri sei Comuni con le loro aziende di “diritto privato” (cioè SPA o SRL che possono assumere personale SENZA CONCORSI PUBBLICI e senza procedure di evidenza pubblica creando un palese clientelismo)  per la gestione dei servizi è al  collasso ma sarebbe bastata una corretta applicazione delle “Leggi Bassanini” nelle “luci” e non nelle “ombre” per un presente meno incerto e drammatico per gli imprenditori, i lavoratori, i giovani senza lavoro.

Non sarebbe stata necessaria la proposta dell’unificazione amministrativa se il Testo Unico sugli Enti Locali fosse stato pienamente attuato nella democrazia partecipativa, nella capacità di Pianificazione Territoriale e di Programmazione Economica,  di concerto istituzionale fra Enti Locali di eguale dignità e, buon ultima ,  di oculata gestione finanziaria da parte dei nostri sei Comuni.

Il Testo Unico prevede ampie possibilità di collaborazione istituzionale.

Ma tutto questo non è avvenuto negli ultimi venti anni ed allora è necessario proporre rimedi  con una unificazione amministrativa e con una classe politica locale selezionata da un corpo elettorale non di poche centinaia di elettori ma da migliaia in modo che i 30 consiglieri comunale per 65 mila abitanti siano eletti da 20mila cittadini residenti nell’intera isola d’Ischia che è l’isola di tutti gli ISCHITANI. Se cresce sempre di più questa identità ISOLANA oltre la cinta daziaria di Ischia Città  Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Barano e Serrara-Fontana risultano sempre più INSOPPORTABILI discriminazioni offensive da parte del Comune o Città d’Ischia  retto da Giosy Ferrandino, ex sindaco di Casamicciola, ex democristiano, ex di Forza Italia ed attuale PD, come quella del “gratta e parcheggi”. Nel Comune o nella Città (questo è il titolo del capoluogo) di Ischia esistono TRE tariffe per i parcheggi a pagamento che costituiscono oltre il 70 per cento delle aree di parcheggio: una tariffa di 50 centesimi all’ora per i residenti nel Comune di Ischia, 1 euro per i residenti negli altri 5 Comuni ed 1 euro e 50 centesimi per i forestieri italiani e stranieri. Essendo – come già denunciato – il Comune o la Città di Ischia il centro di tutti i servizi essenziali di interesse essenziali come quelli giudiziari, finanziari, sanitari,  questa discriminazione diventa una vera e propria ingiustizia. Un cittadino di Fontana che deve sottoporsi a visita cardiologica del servizio sanitario nazionale deve recarsi alla ex-clinica San Giovan Giuseppe, oggi sede ambulatoriale dell’ASLNA2 deve cioè percorrere circa 40 chilometri tra andata e ritorno a casa e deve inoltre pagare UN EURO all’ora per parcheggiare la propria automobile. E’un cittadino discriminato rispetto a quello del Comune o Città d’Ischia perché i suoi diritti civili – quelli di cui parlava Eleonora Roosevelt nel 1948 – NON sono eguali a quelli del cittadino del capoluogo e  da questo piccolo segnale emerge la reale non volontà da parte degli amministratori del Comune capoluogo di arrivare ad una vera unità amministrativa dell’isola ma di voler, di fatto, perpetuare una insopportabile egemonia  o una arroganza che non è più tollerabile al tempo di oggi.

Il Comune Unico dell’isola d’Ischia servirà anche a questo: a pagare TUTTI 50 centesimi per parcheggiare nella Città prescindendo se si è dei Pilastri, di Succhivo, di Perrone, di Calimera, perché le “contrade” saranno più valorizzate degli attuali sei Comuni. Ed anche i turisti pagheranno lo stesso ticket perché è una chiara manovra di battere cassa di un Ente incapace di gestire la sua potestà tributaria in maniera civile.

Ma il Comune Unico, che deve essere visto come il primo e principale obiettivo di riforma nata dal basso e non dall’alto, servirà per raggiungere un efficiente sistema delle autonomie in una economia ipermatura. Bisognerà rivedere il ruolo della Provincia e se l’Ente Intermedio risulta, come è, superato e ripetitivo dopo 42 anni di tentativi di senso  bisognerà arrivare alla sua eliminazione. Bisognerà limitare la Regione alla sola funzione legislativa e programmatoria superiore e non farla rimanere, come è, un Grosso Municipio o una “Grossa Banca” come la definiva l’ex sindaco d’Ischia, Luigi Telese.

Insomma questa è una Grande Riforma che comprende gli strumenti di democrazia di base e la classe dirigente del XXI secolo e sono due  aspetti inscindibili. Siamo all’inizio ed il processo è inarrestabile.

Casamicciola, 22 aprile 11

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Autore di questo articolo: Giuseppe Mazzella

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