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Ischia, i problemi perpetui e le ferite industriali

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Ischia

Ci sono da anni, troppi, ciò che possiamo chiamare i “problemi perpetui” dell’isola d’Ischia. Stanno sul tappeto da tanto  tempo che un’intera generazione è stata sciupata nel solo compito di raccontarli. Così è diventata vecchia o anziana senza essere mai stata matura. L’esempio più emblematico è quello della Pianificazione Territoriale. Sarebbe dovuto partire nel 1968, 42 anni fa, un anno dopo la Legge-Ponte. I Comuni avrebbero dovuto avere un Piano Regolatore Generale (PRG) che non solo stabilisse dove e quando costruire ma anche prevedere le risorse finanziare per uno “sviluppo economico” ed ecco perché il Piano Regolatore era detto “Generale” tanto da prevedere “programmi pluriennali di attuazione”.

Il compito di “redigere” il PRG fu affidato per legge all’Ente Autonomo per la Valorizzazione dell’Isola d’Ischia (EVI) e per esso allo studio professionale dell’arch. Corrado Bequinot che quindi scrisse il Piano in una logica “intercomunale” mentre spettava ai Comuni l’”adozione” ed al Governo l’ “approvazione”. Quel Piano – che vedeva l’isola d’Ischia nella sua “unità urbanistica” e nella sua unica vocazione allo sviluppo turistico – non fu mai approvato e non andò mai in vigore. Eppure l’isola pareva avere una espansione economica esponenziale con una crescita vertiginosa delle attività turistiche senza tuttavia rimuovere le leggi vincolistiche che ne facevano sulla carta  una specie di riserva naturale fin dal 1939.

Abbiamo dibattuto sulla stampa locale – nata proprio agli inizi degli anni ‘ 70 in maniera definitiva e costante con la “Tribuna Sportiva”, “Ischia Oggi”, “Il Giornale d’Ischia” e poi con “Il settimanale d’Ischia” ed “Il Golfo” – in ogni suo aspetto il problema del Piano Regolatore Generale e su questo problema abbiamo diviso i partiti ed i dirigenti politici.

Questo “problema perpetuo” ha condizionato tutto il dibattito restante così è stata preferita l’espansione spontanea del mercato che – per definizione – non poteva durare all’infinito ed i nodi sono venuti al pettine con  le leggi-tampone dei due condoni edilizi – 1985 e 1995 – con un terzo condono, non applicabile, e fino ad arrivare ai previsti 600 abbattimenti di costruzioni da parte della Procura della Repubblica.

Questo “problema perpetuo” della Pianificazione territoriale ha fatto sempre più emergere l’esigenza dell’unificazione amministrativa in un SOL COMUNE al posto di sei. E’questo problema che ha sconvolto le più ferree convinzioni nell’autonomismo comunale così i più convinti sostenitori delle AUTONOMIE  LOCALI  che militavano soprattutto nel PSI o nel PCI o nella sinistra DC  hanno dovuto prendere atto che forse un sol Comune al posto di sei avrebbe e potrebbe governare meglio un territorio insulare  di appena 46 Kmq. che aveva scelto una SOLA ECONOMIA e cioè quella della ricettività turistica.

Accanto al PRG si sono posti altri problemi perpetui: il progetto di depurazione delle acque reflue con il mega-progetto dimenticato del mega-depuratore da Ischia Porto a Forio inserito nel Progetto Speciale della Cassa per il Mezzogiorno per il disinquinamento del Golfo di Napoli del 1975 e quello della gestione dei servizi necessariamente comprensoriali come l’acquedotto e le fognature e buon ultimo la gestione unitaria della promozione turistica con un’unica Azienda di Cura e Soggiorno.

In 40 anni e più questi problemi perpetui pur essendo evidenti non sono stati risolti e da soli  dimostrano la non adeguatezza della divisione in sei Comuni al sistema economico e sociale realizzato non senza una condanna dei poteri locali “superiori” e cioè la Provincia e soprattutto la Regione e per finire al Governo centrale della Repubblica.

Accanto ai problemi perpetui – quasi per necessario complemento - si sono aggiunte le “ferite nel sistema industriale” e cioè la dismissione o la chiusura di attività produttive. Gli esempi più dolorosi si registrano a Casamicciola, un tempo la principale stazione turistica dell’isola grazie al termalismo: la chiusura dal 1973 del complesso Pio Monte della Misericordia; la chiusura da almeno 10 anni degli stabilimenti del  Bacino Idrotermale di La Rita; da quest’anno 2011 la chiusura senza una soluzione produttiva del complesso di proprietà comunale denominato commercialmente “Capricho de Calise”  proprio nel centro di Piazza della Marina. Ma anche ferite a Lacco Ameno con la chiusura dal 2003 del complesso La Pace di 700 posti letto. L’elenco potrebbe continuare con esempi anche in altri Comuni ma non sono così vistosi. Vistosi sono alcuni palazzi o case abbandonate o fatiscenti, probabilmente per questioni ereditarie,  che si trovano ad Ischia Porto, Barano, Serrara, Fontana, Forio, e che costituiscono offesa al paesaggio oltre che danno al sistema economico mentre da oltre 30 anni non viene avviato un programma di edilizia economica e popolare dopo il grande impulso degli anni ‘50 e ‘60 del ‘900.

I problemi perpetui e le ferite industriali non solo hanno bruciato una generazione ma anche svilito la funzione di spinta propulsiva della stampa locale che ha dovuto trovarsi altri spazi di interesse per  convenienza di impresa e quindi  impoverendo, complessivamente, una società civile  mai stata coraggiosa.

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