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Le Riforme incompiute e quelle negate sulla strada del postmodernismo

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Se si riflette sulla strada percorsa dal “riformismo italiano” in questi ultimi 40 e più anni con i necessari riflessi alla nostra realtà dell’isola d’Ischia emerge un quadro preoccupante.

Alla metà degli anni ‘60 del ‘900 il dibattito politico era fertile con nette contrapposizioni idelogiche. Nasceva il “centro-sinistra” visto come “incontro storico” tra i democristiani (dc) ed i socialisti (psi) e si rompeva l’unità delle sinistre (psi-pci) che per vent’anni aveva  caratterizzato la “competizione” dei socialisti e dei comunisti del movimento operaio.

Il “centro-sinistra” voleva avviare una nuova politica economica statalista che si chiamava “Programmazione Economica” il cui primo segnale era stato dato da un repubblicano ex-azionista. Ugo La Malfa, nel 1962 con la “nota aggiuntiva” come Ministro del Bilancio al documento sui conti finanziari dello Stato. A quel tempo i Ministeri economici erano tre: Tesoro, Finanze e Bilancio senza contare il Ministero delle Partecipazioni Statali, quello con il Commercio con l’Estero, quello dell’Industria e l’Artigianato, quello del Turismo e quello del tutto speciale “degli interventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle aree depresse del Centro-Nord”.

La Programmazione Economica aveva Padri illustri come Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Giorgio Ruffolo, e voleva rappresentare una sfida a “sinistra” – e cioè si può attuare la Giustizia Sociale con la Democrazia Politica liberale o borghese – ed a “destra” – e cioè non è necessario eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione come l’esempio sovietico.

Oggi può sembrare un dibattito preistorico ma chi ha buona memoria ed a quel tempo c’era converrà che fu un confronto politico talmente accesso anche alla luce del movimento studentesco del ‘68 – così chi scrive lo ricorda – che definirsi “socialista” era molto coraggioso se si parlava con un “comunista” che accusa il “cugino politico”  di “aver tradito il movimento operaio” con l’accordo con la DC.

Anche sul nostro piano locale dell’isola d’Ischia quello scontro politico fu avvertito ma qui l’avversario era la DC con la quale a livello centrale si faceva alleanza ed il Psi ischitano fu sempre dilaniato da questo incontro-competizione.

Anche da noi il tema centrale divenne la Programmazione e si trasformò in lotta per il Piano Regolatore Generale che doveva essere non solo un documento di economia pubblica ma una decisione sull’assetto del territorio.

I fatti – come dimostra gli avvenimenti dagli anni ‘70 agli anni ‘90 – andarono diversamente e sui quali si farà luce passo dopo passo.

Resta la considerazione che dopo 43 anni dalla approvazione della Legge-Ponte voluta dal Ministro socialista dei Lavori Pubblici, Giacomo Mancini, secondo la quale tutti i Comuni dovevano dotarsi entro un anno di un Piano Regolatore Generale, l’isola d’Ischia non ha un Piano Regolatore Generale che nel frattempo nella semantica urbanistica ha cambiato molte denominazioni.

E’cambiata anche la politica economica centrale dagli anni ‘ 90 con l’abbandono della Programmazione o della Terza Via alla Democrazia Politica ed in  ritorno al “liberismo” ottocentesco, al più mercato e meno Stato, mentre purtroppo è rimasta l’evidenza di Pianificare il territorio poiché  l’abusivismo non poteva perpetuarsi all’infinito.

La Programmazione è stata una riforma negata, fatta e cancellata, mentre tutta la riforma delle Autonomie Locali è stata incompiuta. Si dovevano “riordinare” i Comuni accorpando i “municipi-polvere”, si  doveva abolire la Provincia , si doveva rendere la Regione solo un ente di legislazione.

La Democrazia Locale doveva fondarsi sul rapporto stretto di due Enti-Forti - un forte Comune ed una forte Regione – per governare i territori con l’aiuto dello Stato e dell’Unione Europea che era “sussidiaria” agli Stati membri ed alle Regioni degli Stati.

Credo che bisogna riprendere quel discorso degli anni ‘ 60 del 900: ritornare alla Programmazione,costituire due soli livelli di potere locale – Comune e Regione – e rafforzare l’Unione Europea  non solo come unità monetaria ma come unità politica solidale.

Il confronto che abbiamo avviato sul Comune Unico dell’isola d’Ischia si inserisce perfettamente in questo contesto e mi ritorna in mente l’ammonimento del prof. Vincenzo Mennella (1923-1995) che non solo ci ricordava che bisogna costruire una “Cultura del Comune Unico” ma che il “mare ci unisce pure al Continente non solo ci separa”.

Mai siamo stati legati al Continente come oggi.

Casamicciola, 30 aprile 11

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