
Una piccola cupola bianca, quasi a ricordare il Monte Epomeo, se un diverso clima volesse offrire a turisti e viandanti il sogno di una neve che scende, placidamente, a renderne biancastre le cime. È invece la "Delizia al limone alla maniera de Il Capannaccio", dessert tipico, variazione fantasiosa e particolareggiata di uno dei piatti classici campani più rinomati.
Ingredienti salutari, genuini: le uova, altamente nutrienti, che evocano alla vita che nasce; la farina bianca; lo zucchero, i cui granelli ricordano ogni diverso gusto provato ad ogni boccone; il latte fresco e l'essenza del limone, il cui colore giallo riporta ai fiori del giardino di un ristorante a misura d'uomo. In bocca si sente il delicato sapore delle cialde, bagnate nel succo, con un ottimo connubio tra dolce e amarognolo.





I commenti raccolti tra gli studenti che hanno preso parte alla Festa del Delfino, al Parco Idrotermale del Negombo sabato 12 maggio, regalano un sorriso. Tra i più piccoli c'è Antonio che chiede di vedere un delfino mentre lecca il suo gelato, avvicinato da Leo, che ha avuto la fortuna di seguire questi simpatici mammiferi mentre guidavano un'imbarcazione a Cuba, Edvige e Giulia, che sono delle habituè del mare, confessano con nonchalance di averli avvistati dalla Scannella e facendo un giro in barca. Manuela, invece, è una voce fuori dal coro, non sta nella pelle, vorrebbe adottare un gattino dalla Lega per la Difesa del Cane, come ricorda Katia Massaro, che ha invitato a prendersi cura degli animali a quattro zampe.
Dal 20 al 22 maggio si rinnova l'appuntamento di "Ipomea, mostra mercato di piante rare ed inconsuete della fascia temperata calda", giunto alla sua nona edizione.
“il Remo e la Zappa”. Questi erano gli attrezzi fondamentali, come riferisce lo storico Giuseppe D’Ascia nella sua “Storia dell’isola d’Ischia” del 1864, dell’abitante dell’isola fino a quando l’economia turistica - agli inizi degli anni ‘50 del ‘900 - non ha preso il posto dell’economia peschereccia e contadina con la quale vivevano gli “ischioti” – come li chiama il filosofo inglese George Berkeley nella lettera a Lord Percival dove racconta il suo soggiorno ad Ischia nel 1717. Berkeley scrive dell’“’enorme quantità di vigne e di alberi da frutta” che vede, ma non manca di notare che ogni contadino di Ischia “porta a fianco un largo coltello da potatore, curvo all’estremità col quale frequentemente si feriscono e si uccidono a vicenda”. E’ “u’marrazzo” che ancora oggi i contadini dell' isola usano per potare gli alberi e le viti e senza il quale non vanno nelle campagne.
“Si nasce soli e si muore soli, a questo mondo, ma nel grande viaggio che è la vita la gente che incontriamo e gli amici che ci facciamo sembrano candele che rischiarano l’oscurità e ci guidano dove ne abbiamo più bisogno. Durante la mia visita in Europa uno degli inviti che ho subito accettato è stato quello di Delphis, un’organizzazione che protegge i delfini e le balene che abitano le acque intorno alla magnifica terra d’Ischia, a un’ora di traghetto dal porto di Napoli”.
La devozione alla Santa “venuta dal mare” nelle popolazioni dell’isola d’Ischia è antichissima e fortissima. La stessa vicenda umana di “Restituta d’Africa” è avvolta più nella leggenda, nel mito, nella fede, che nella storia scritta. Restituta era “africana” o “tunisina” nata e vissuta a Biserta intorno al 300 dopo Cristo. Era giovane, bella e di carnagione “scura”, ricca e con una grande avvenire davanti a sé, ma volle seguire la fede del Cristianesimo che allora stava nascendo anche in quelle terre così lontane da Roma ma vicine a Gerusalemme.
Alle nove in punto di lunedì in Albis 25 aprile sul sagrato della Chiesa Madre di Casamicciola - la Parrocchia di Santa Maria Maddalena costruita nel 1896 dopo il terremoto del 28 luglio 1883 e che dal 1966 è anche Basilica Pontificia - si ritroveranno, accolti dal Parroco, Can Filippo Caputo, il Sindaco di Casamicciola, il Comandante dei Vigili Urbani, il Maresciallo dei Carabinieri ed i due Priori delle Congreghe di Santa Maria della Pietà e di Sant’Anna con una rappresentanza dei loro iscritti. E naturalmente i fedeli.
“Il Citarese aveva già scaricato dall’asino una “sporta” di melanzane, un cesto di zucchine ed un canestro di pomodori, un’uomo dal collo taurino reggeva, in testa, una grossa “cofanella”, in perfetto equilibrio, senza l’aiuto delle mani. Lo aiutavano a deporla sul marciapiede, mentre lui, ancora ritto per lo sforzo, si toglieva dal capo il “tortiello” (panno che gli era servito per attutire il peso avvolto intorno a sé stesso), toglieva dalla cesta le foglie, che la coprivano, e vedevi spuntare grosse e succose ciliegie rosse. Il “citarese” era “invidiato” dal resto dei mercanti perché le primizie di Citara erano un lusso...* *








