Mercoledì 30 Luglio 2014

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Animali e Natura

La grande quercia di Candiano

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CandianoQuando per la prima volta sentii parlare di Candiano e della grande quercia che, come sentinella imponente vigilava su quella pianura ricca di vigneti e ruderi, la curiosità mi spinse ad allungarmi con la mia cinquecento mezza sgangherata fino a Buonopane, piccola frazione di Barano. Una vicina di casa di origine Buonopanese me ne aveva parlato spesso, con entusiasmo e con profonda nostalgia, al punto che avevo cominciato ad immaginare quella località nella quale aveva vissuto un'infanzia serena, e dove gli abitanti della zona si riunivano in primavera sotto la grande quercia per raccontare le storie di munacielli e lupi mannari.

Anche se non era la prima volta che passeggiavo tra sentieri, case contadine e alberi giganti, rimasi incantata nell' ammirare la maestosa quercia, generosa, con le sue forti braccia che pareva volessero abbracciare e proteggere gli uomini di buona volontà dalle follie del mondo. Il tronco era immenso, con le radici completamente nude, contorte e nodose, ricche di rilievi, sporgenze, incavi. Si aveva l'impressione che un grande maestro con lo scalpello avesse voluto creare sovrapposte sculture creando indefinite e strane figure di animali, piante, figure umane, montagne, colline. Sembrava un mondo in miniatura nel quale ci si poteva immergere fino a raggiungere le viscere della Terra. I contadini del posto non erano avvezzi a veder passeggiare persone sconosciute in quel regno di pace e di silenzio.

Ischia & Giglio Storie Parallele - parte III - La nave “infame” e Punta Chiarito

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6.1 Il racconto di una storia incompiuta

La storia della nave “infame[1] ha inizio un giorno ignoto di un anno sconosciuto di molti secoli fa.

Il racconto ha il suo incipit in un preciso istante di esattamente trenta anni fa. Ha una conclusione, ma la parola FINE deve essere ancora scritta.

L’attimo iniziale scatta quando un giovane proveniente da Oxford, il tempio degli studi classici, osserva a casa di Alexander McKee[2], esploratore subacqueo e prolifico scrittore di storia nautica, alcuni cocci di chiara origine sottomarina e riconosce l’ansa di un’anfora etrusca[3].

I frammenti di anfore, una macedonia archeologica di epoche diverse, sono souvenir di immersioni lontane nel tempo: “early ’60, Giglio Island, Tuscany, Italy”.

Benemerenza per il Prof. Dott. Hans Pichler

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benemerenzaSabato il 01.Ottobre 2011 sarà consegnato al famoso mineralogo, petrologo e vulcanologo Professor Dottor Hans Pichler dell’Università di Tubinga l’attestato di benemerenza per le sue opere. La cerimonia si svolgerà alle ore 10:00 presso l’ex osservatorio geofisico di Casamicciola Terme. Hans Pichler nacque nel 1931 e da molti anni è asseverato come uno dei più famosi vulcanologi del mondo. Appena trentenne iniziò la sua carriera accademica presso l’appena instituito Istituto Vulcanologico di Catania, sotto la direzione dell’ancora più famoso vulcanologo Alfred Rittmann. Presso l’istituto Vulcanologico scoprì la sua passione per i vulcani.

Epomeo in sella

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Epomeo

Tra le fotografie del mio album non manca di certo quella che immortala la mia prima visita al Monte Epomeo.

Capelli a caschetto, quattro anni o poco più, sorridente, a cavalcioni su un cavallo per raggiungere la vetta. Una tappa obbligatoria per chi vuole conoscere Ischia, conosciuta da sempre come isola di terra.

Una meta apparentemente irraggiungibile ed aspra, dove la rigogliosa vegetazione cede il passo al tufo verde, ricreando un luogo di meditazione e di energia unico.

Da qui è possibile raccogliere il sole nel palmo di una mano, immenso al tramonto, con i colori dell'arancio e le sue sfumature che dipingono l'orizzonte. Con l'indice si possono toccare tutti i punti, delineando il perimetro dell'isola. Basta spingere lo sguardo un po' più in la, per vedere Capri con la penisola sorrentina, Pozzuoli, il Litorale Domitio. Ecco anche Ponza e Ventotene. Si può seguire lo stivale a perdita d'occhio fino al Circeo. Il mese scorso, dopo le piogge, era visibile persino l'Appennino.

La cicala del tempo che fu

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PinetaQuanti di noi hanno vissuto emozioni dolci ed entusiasmanti nelle lunghe controre di agosto, rscoltando il melodioso canto delle cicale? Eravamo fanciulli e si usava mettere delle coperte a terra nel portico o fuori ai terrazzi, con la speranza di dormire pi˘ freschi negli assolati pomeriggi estivi.

L'odore dello zolfo e dei fichi maturi riempivano l'aria, la campagna lussureggiante era pervasa da quel suono intenso, vibrante che trasmetteva serenita e continuita. L'atmosfera era ovattata, misteriosa. Noi bambini eravamo curiosi di sapere come mai quel minuscolo animale non si stancava mai di cantare. Spesso lo cercavamo tra i filari di viti, con la speranza di prenderlo, ma non ci riuscivamo.