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Animali e Natura

Nel cuore dell'Isola d'Ischia: ascesa al Monte Epomeo

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Domenica scorsa, 10 giugno 2012, si è svolta l’escursione organizzata dai soci ischitani della sezione di Napoli del CAI (Club Alpino Italiano). La giornata, inserita nel calendario delle attività annuali della Commissione Regionale di Escursionismo  del CAI, ha previsto il seguente itinerario: da  Fiaiano a Serrara, passando per  il Monte Epomeo. I partecipanti, circa una trentina in parte arrivati dalla Campania ed in parte isolani si sono  ritrovati alle 10.30 presso il maneggio dei cavalli a Fiaiano, dove sono stati accolti dal referente ischitano  della sezione Prof. Francesco Mattera e dai soci Prof.ssa Assunta Bianco e Dott. Nello Migliaccio. Verso le 11.00, dopo un momento di raccolta e di briefing, il gruppo si è messo in marcia. Subito la vista è stata rapita dal colore  chiaro dei fiori di castagno che, dal Monte Toppo a salire,  sembravano pennellate dorate nel mare verde intenso tipico di questo versante isolano ed indice di una grande  ricchezza floristica. Imboccato il sentiero che risale verso il vallone di Buceto, dove è presente l’omonima fonte, il primo tratto è stato accompagnato dai resti del vecchio acquedotto che captava l’acqua dalla fonte e la portava fino al borgo di Celsa (odierna Ischia Ponte). Data la forte esposizione di questo primo tratto la vegetazione predominante è quella tipica della macchia mediterranea, in cui spiccano le fragranti essenze del mirto arricchite dagli aromi della  mentuccia selvatica e  del timo.

Tutto il mondo Vignaviva in Veneto dal 24 al 28 marzo

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È Marzo ed è tempo di fiere. Quando si dice fiere, nel settore vitivinicolo Italiano, si pensa immediatamente al Vinitaly, lo storico appuntamento veronese giunto alla 46° edizione dove ogni anno migliaia di aziende presentano le loro ultime produzioni (nuovi vini o nuove annate di vini già affermati).

Da qualche anno, però, la settimana fieristica si è arricchita di due eventi che da tempo incrociano l'attività di Vignaviva, lo studio di consulenza vitivinicola coordinato da Fortunato Sebastiano con la collaborazione di Gennaro Reale. Dal 24 al 28 marzo 2012 in Veneto allora non solo Vinitaly ma ViniVeri, ritrovo del Consorzio Viniveri (a Cerea, da sabato 24 a lunedì 26 marzo) e VinNatur (negli stessi giorni a Villa Favorita a Monticello di Fara, Sarego).

Una domenica sospesi tra cielo e mare

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Domenica tra cielo e mareNon potrebbe essere meglio descritta l’atmosfera che si è respirata  domenica scorsa, 4 marzo 2012, durante l’escursione, organizzata dai soci ischitani della sezione di Napoli del CAI (Club Alpino Italiano). La giornata, inserita nel calendario delle attività annuali della Commissione Regionale di Escursionismo del CAI, ha previsto il seguente itinerario: da Campagnano a Monte Vezzi, passando per  Piano Liguori. I partecipanti, circa una trentina, in parte arrivati da Napoli e da Procida ed in parte isolani si sono  ritrovati alle 11 presso la piazzetta di Campagnano, dove sono stati accolti dai referenti ischitani  della sezione Francesco Mattera e Giovannangelo De Angelis. Verso le 11.20 il gruppo si è messo in marcia verso il sentiero totalmente a strapiombo sul versante  sud/orientale dell’isola, il più antico da un punto da vista geologico.

Il percorso è iniziato costeggiando la splendida Baia di Cartaromana in fondo alla quale sono ancora visibili i resti di “AENARIA” la vecchia Ischia Romana sommersa. Si è proseguiti poi per un agile sentiero a strapiombo su varie insenature, lungo il quale confluiscono e catturano l’attenzione i terrazzamenti ripidissimi coltivati a vigneti.  I vitigni ischitani qui godono di un microclima favorevole, anche rispetto ad altre zone isolane, per l’esposizione ad Est Sud-Est, per la presenza del particolare suolo, fertilizzato dalla cenere vulcanica e  per l’abbondanza delle precipitazioni stagionali. Per questo motivo le piante possono essere disposte sui filari in modo da crescere in altezza, ottimizzando le risorse ivi presenti, energie e spazio. In un attimo si è giunti a Piano Liguori: qui si ha la sensazione di vivere in un luogo senza tempo. Case arroccate, tante abbandonate o semiabbandonate, sono attualmente abitate da un paio di famiglie, mentre fino ad una cinquantina di anni  fa vi risiedevano più nuclei familiari.

La sacralità dei ruderi

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RuderiEro giovanissima, quando cominciai a sentire la necessità di passeggiare nei sentieri, sulle colline, nelle campagne ricche di vigneti. L’istinto mi guidava verso le case abbandonate, dove c’erano piccoli agglomerati di abitazioni rurali. Fatiscenti, scheletrici, ma vivi nonostante l’abbandono. Apparivano come dei templi sacri, immobili, fieri, misteriosi. Dai cui tetti in parte crollati filtrava il sole, oppure si intravedevano le nuvole. Anche le pietre che si staccavano dal soffitto e dalle pareti, sparse in ogni dove, apparivano come sculture ricche di simboli, da decifrare secondo un antico codice. L’erba e i cespugli crescevano sui muri, gli intonaci erano anneriti dalla pioggia e dal tempo. Nonostante tutto, si percepiva ancora la presenza di quelle persone che avevano vissuto in quei luoghi, distanti dal mondo civilizzato e frenetico.

La notte delle lampare

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TotaniIl tramonto era passato da un paio di ore ed una signora da poco ospite della nostra isola mi chiedeva a quale paese corrispondessero le luci che si vedevano verso il mare. “Signora quello che vede sono lampare, sono le luci dei pescatori di totani”.

Spinto da un inguaribile senso di nostalgia, ricordo quando da ragazzino provai la prima emozione nell’uscire in barca di notte con mio padre e mio zio Pierino,regalando a me e mio cugino Checco un dono dal valore incalcolabile fosse soltanto per averci permesso di conservare negli occhi e nel cuore le immagini e le sensazioni di quei momenti. Notti intere in mare aperto dove tutto quel buio avrebbe reso inquieto anche l’animo più audace. Vedere solo il nero dell’acqua e sentire il rumore cadenzato e assordante del motore del gozzo ti induceva al silenzio totale, che si rompeva solo quando arrivavi sul posto prescelto. Appena il motore veniva spento, come per magia, riprendevi possesso anche della tua mente, e finalmente potevi parlare, bardati come i pescatori delle acque del nord: maglioni, cappelli, calze “perché la notte l’acqua di mare ti entra nelle ossa”.