Martedì 22 Luglio 2014

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La sacralità dei ruderi

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Ruderi
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Ero giovanissima, quando cominciai a sentire la necessità di passeggiare nei sentieri, sulle colline, nelle campagne ricche di vigneti. L’istinto mi guidava verso le case abbandonate, dove c’erano piccoli agglomerati di abitazioni rurali. Fatiscenti, scheletrici, ma vivi nonostante l’abbandono. Apparivano come dei templi sacri, immobili, fieri, misteriosi. Dai cui tetti in parte crollati filtrava il sole, oppure si intravedevano le nuvole. Anche le pietre che si staccavano dal soffitto e dalle pareti, sparse in ogni dove, apparivano come sculture ricche di simboli, da decifrare secondo un antico codice. L’erba e i cespugli crescevano sui muri, gli intonaci erano anneriti dalla pioggia e dal tempo. Nonostante tutto, si percepiva ancora la presenza di quelle persone che avevano vissuto in quei luoghi, distanti dal mondo civilizzato e frenetico.

Può sembrare strano, ma nonostante terriccio, pietre ammucchiate, erba, ed intonaci caduti a pezzi, sparpagliati d’ogni intorno, tutto appariva pulito ed a posto, secondo un ordine divino e non umano.

Chissà perché, in simili luoghi c’era senso di raccoglimento e di pace, voglia di ringraziare la Natura per il benessere che si respirava. Ricordo dei ruderi nel centro storico di Forio, poco distanti dalla mia casa. Durante l’ultima guerra vi erano cadute le bombe. C’erano stati dei morti e dei feriti. Quando passavo di là, osservavo sempre ciò che di essi restava ancora. Immaginavo la vita di chi all’interno di quelle mura aveva gioito e sofferto. Pensavo sempre che bisognava con un restauro, bloccare il crollo che poteva avvenire da un momento all’altro. Per me era importante che venissero lasciati lì, come testimonianza di un passato che serviva per riflettere.

Temevo che nel momento in cui tutto sarebbe crollato, un pezzo di storia avrebbe avuto fine e le anime che avevano dimorato in quel sito, l’avrebbero lasciato per sempre. Anche di sera quando tornavo a casa, mi fermavo a pochi passi da quelle mura spettrali, che parevano animarsi in magiche danze al chiarore della luna.

Dopo qualche anno, quei ruderi furono acquistati e rasi al suolo in pochi giorni. Una grande casa moderna fu costruita in pochi mesi. Ci rimasi male e la sera quando tornavo a casa c’erano le luci accese, il vocio delle persone che vi abitavano, i panni stesi fuori ai balconi.

Quel sottile legame tra me e il mondo passato, si era spezzato per sempre. Il mistero ed il sacro, il silenzio di quel luogo che faceva spaziare la mente, aveva lasciato il posto ad una nuova e diversa vita.

Autore di questo articolo: Clementina Petroni

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