Sabato 30 Agosto 2014

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S. Anna, la festa a mare

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S. Anna incendio del Castello
S. Anna Sfilata dei carri
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E’ una stupenda giornata di luglio e con Gianni Vuoso, il mio amico-coetaneo che sogna un mondo in rosso e con il quale da tre anni facciamo i viaggi nel nostro mare con la sua canoa e con i moderni aliscafi per scoprire con l’occhio ed il cervello del viaggiatore comprensivo anche le colonizzazioni ischi tane di Ponza e Ventotene, decidiamo di trascorrere un’altra giornata con la sua canoa nello splendido specchio d’acqua che va dalla spiaggia della Mandra a quella di Cartaromana infilandoci negli Scogli di Sant’Anna con il maestoso Castello Aragonese che ci guarda. Sono i luoghi dove Gianni è nato e dove vive con la moglie Susy e che conosce come le sue tasche.

Giunti fino alla spiaggia di Cartaromana anche quest’anno ci siamo bagnati in un’acqua limpida che la natura mantiene intatta nonostante le offese degli uomini perché la parte settentrionale dell’isola d’Ischia oceanograficamente fa parte del Golfo di Gaeta e non in quello di Napoli.

Ischia Ponte – o meglio il Borgo di Celsa come correttamente bisogna chiamarlo -  ha su di me un fascino unico. Non solo vedo la bellezza del Creato – poiché mi è più “razionale”, nell’impossibilità di spiegare la ragione dell’esistenza e dell’esistente, credere in un Dio fabbricatore dell’Universo anziché in una materia che genera se stessa per poi morire -  così vedo questa bellezza nel mare che mi accoglie e nella vista del Castello, di Vivara ,di Procida e degli Scogli di Sant’Anna.

Ma sento qui anche la presenza della “Storia stratificata” ciò che il prof. Edoardo Malagoli chiamava la “Storia vivente fatta di luci ed ombre” con il Castello di Gerone di Siracusa, i palazzi, le chiese, così dalla canoa di Gianni vedo i secoli passare davanti ai miei occhi, il trecento, il cinquecento, quasi mi appare  Don Orazio Tuttavilla, Governatore e Castellano nella sua torre che la famiglia Malcovati nel secolo XX ha chiamato lo “Scuopolo” rimasta inalterata da 4 secoli.

Vedere la “Storia” di questa nostra isola antica dal mare in una assolata giornata d’estate è una straordinaria suggestione. In nessun altro posto dell’isola d’Ischia se non nel Borgo di Celsa si avverte l’antichità umana di Ischia.

E’ in questo specchio d’acqua che martedì 26 luglio con inizio alle ore 21 si tiene la “Festa a mare agli scogli di S.Anna”, nata spontaneamente per iniziativa di un gruppetto di amici guidato dal capitano Michelangelo Patalano che negli ‘30 del ‘900 decisero di organizzare una festa a mare con i gozzi, qualche luce, e mangiare il cocomero e la parmigiana al chiaro di luna e sotto le stelle. Nella canoa di Gianni ripenso sempre all’osservazione che un altro caro amico di Ischia Ponte Michele Lubrano, giornalista e pubblicitario che ha oggi 67 anni, ma non li dimostra, nato prprio qui tra queste mura antiche, cultore appassionato della storia e delle tradizioni dell’isola d’Ischia, mi disse in una sera di Ferragosto passeggiando sul pontile aragonese: “Ho viaggiato con mia moglie Shirley, americana e sposata nel 1974, in mezzo mondo. Ho visto le Americhe e quasi tutta l’Europa ma ti assicuro che questo è il più bel posto del mondo!”.

E’ quindi questo posto unico al mondo che ha costruito una festa per gli uomini, le donne, i bambini nel modo più semplice possibile.

“La festa di Sant’Anna nacque per pura casualità. Gli inventori non pensavano che sarebbe diventata la più importante sagra estiva dell’isola. Cominciarono gli artigiani e gli artisti di Ischia Ponte ad arricchire la festa con una sfilata di barche allegoriche che rappresentavano scene della vita ischi tana o canzoni napoletane ed i grandi protagonisti della festa furono il pittore Vincenzo Funiciello ed i falegnami Giovan Giuseppe Sorrentino detto “Nerone” e Antonio “U’ Turzo” che costruivano barche con bozzetti veramente artistici fra i quali quelli indimenticabili del pittore Mario Mazzella” mi spiegò Michele che ha visto decine di edizioni ed ha partecipato anche come protagonista allestendo nel 1974 una stupenda barca con 100 figuranti dal titolo “Lo scorfano e la sirena” che vedeva come sirena sua moglie Shirley bellissima ieri come oggi.

E’ negli anni ‘60 del ‘900 che la festa divenne il più importante evento di “colore locale” quando ne assunse l’organizzazione l’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia (EVI) presieduto da Giacomo Deuringer alla cui memoria quest’anno il Comitato Organizzatore dedicherà un premio di una manifestazione collaterale alla festa che si tiene venerdì 22 luglio .

I bozzetti delle barche dovevano essere approvati da una commissione, la sfilata doveva essere rigorosa, i fuochi d’artificio finali dovevano essere stupendi con i più grandi fuochisti napoletani come Vallefuoco, Schiattarella, Lieto con l’incendio simulato del Castello Aragonese. Gli artisti e gli artigiani di Ischia Ponte davano il meglio di loro stessi e soprattutto la piccola comunità della Mandra preparava sempre con grande impegno la sua barca sempre fra le prime classificate. Scomparso l’EVI nel 1972 la festa è organizzata dal Comune di Ischia che ne affida la gestione ad una ditta con bando pubblico che si avvale di un Comitato Organizzatore costituito da Giovanni D’Amico, Lello Postiglione e Geppino Cuomo, animatori da anni della festa.

Da alcuni anni le barche si contendono un Palio realizzato da un grande artista ischitano o non  e non sono più spontanee ma rappresentano ognuna una comunità dell’isola con una partecipazione estesa anche all’isola di Procida ed a quella di Capri.

“Il palio ha cambiato un po’ la natura della festa ma è stata anche una presa d’atto che il volontariato di una volta non c’è più” commentò Michele Lubrano. Anche Gianni ed io conveniamo sull’osservazione di Michele. Se i tempi cambiano l’importante è che le tradizioni restino.

Anche quest’anno sfileranno le barche, ci saranno i fuochi d’artificio, l’incendio del Castello, almeno 20 mila persone assisteranno alla festa  sul pontile, sugli scogli, sulle colline di Soronzano, Cartaromana e Campagnano e sulle centinaia di barche di ogni dimensione e tipo ancorate nella rada. Dico a Gianni che il 26 luglio il mare è come quello che descrive Hemingway nel suo “Il vecchio e il mare”. Non “el mar” al maschile, quando è cattivo, ma “la mar” al femminile, quando è calmo. Come oggi per noi sulla sua canoa.

“Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò” scrive Hemingway nel suo capolavoro.

S. Anna, che è la Santa delle donne che danno continuità alla vita, non poteva avere un luogo più romantico per la festa in suo onore.

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