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Giovan Giuseppe, il frate Santo e la sua chiesa

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San Giovan Giuseppe
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Fra le 74 chiese dell’isola d’Ischia – la gran parte costruite nel XVII e nel XVIII secolo – quella dello Spirito Santo ad Ischia Ponte, come oggi si chiama il Borgo di Celsa, è quella più ricca di Storia. Di quella Storia insegnata da Fernand Braudel “degli uomini nei loro rapporti stretti con la terra che li ha partoriti e che li nutrisce” e la Chiesa dello Spirito Santo , costruita interamente nel XVII secolo dai marinai, dimostra come il dialogo degli uomini con la terra dei padri “non cessa di ripetersi, che si ripete per durare, che può cambiare e cambia in superficie ma continua tenace come se fosse fuori dalla portata e dalla misura del tempo”. Entrando in questo tempio ripenso ai sacrifici economici dei marinai – padroni di barche, pescatori, navigatori – per costruire la loro chiesa ed il mio ricordo va a Mons. Pasquale Polito (1907-1994) che mi raccontò la “vita infame” di quei marinai “che avevano una grande fede e portavano nell’isola anche le devozioni che apprendevano nei loro viaggi. Così si spiega la devozione per Santa Maria di Costantinopoli. La chiesa era per questi uomini una “persona in più” della loro famiglia alla quale bisognava provvedere”. Ieri come oggi.

Lo storico cattolico Agostino Di Lustro, l’unico diacono ammesso al Capitolo dei Canonici della Cattedrale cioè il “Senato del Vescovo” ha dedicato un libro di 502 pagine con un appendice di 54 illustrazioni ai “Marinai di Celsa e la loro chiesa dello Spirito Santo ad Ischia” “frutto di trent’anni di ricerca in vari archivi e biblioteche e di tre anni di lavoro” come scrive nelle conclusioni. Oltre le mura della chiesa, oltre gli arredi sacri, le sculture ed i dipinti si capisce tutto un sistema economico e sociale che nel ‘ 600 e nel ‘ 700 permetteva di vivere a circa 25mila ischitani.

Il capitolo XI è dedicato al “culto di San Giovan Giuseppe della Croce”, il francescano della regola di Pietro d’Alcantara, la più dura e quella di “stretta osservanza” sulla povertà e l’umiltà,nato il 15 agosto 1654 nel Borgo di Celsa come Carlo Gaetano Colasirto che lasciò tutti i suoi beni - era ricco come il fondatore Pietro - e la sua isola a soli 16 anni per diventare frate. Morì a Napoli venerdì 5 marzo 1734 ad 80 anni già “santo in vita” per il suo esempio ma la proclamazione della sua sanità da parte della Chiesa si farà attendere per circa un secolo ma con un crescendo di devozione da parte di tutti gli ischitani tramandata di padre in figlio da circa tre secoli.

L’avv. Giovanni Di Meglio ha dedicato un libro alla vita di San Giovan Giuseppe di 202 pagine pieno di storia e di fede.

Dal 25 settembre 1789 la chiesa dello Spirito Santo è diventata il centro del culto verso San Giovan Giuseppe della Croce. Da allora la festa in suo onore si tiene dall’ultima domenica  di agosto per tutta la prima settimana di settembre “quando tutta la Marineria trovasi in Ischia per celebrarla con miglior pompa” (Padre Diodato dell’Assunta, postulatore, Napoli 5 ottobre 1789).

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Autore di questo articolo: Giuseppe Mazzella

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