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Emozioni in San Vito

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Mons. Giuseppe Regine parroco di San Vito
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"...Sii in Pace con Dio, comunque tu lo concepisca e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la Pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita". La lettera trovata nella chiesa di San Paolo a Baltimora, Canada, nel 1692, leggendaria per il suo compendio di saggezza, mi è venuta naturalmente alla mente entrando domenica 15 maggio alle 9 nella Basilica Pontificia di San Vito, la "Chiesa Madre" di Forio.

Forio è il più esteso dei sei Comuni dell'isola d'Ischia con i suoi 13 Kmq. ed il secondo per numero di abitanti (17mila) dopo la Città d'Ischia. Wladimiro Frenkel nella sua "Nuova Guida dell'isola d'Ischia" del 1934 la definiva con grande efficacia la "seconda Capitale dell'isola" dopo la Città d'Ischia sia per la sua fiorente economica agricola fondata sulla produzione e la commercializzazione del vino sia per la sua ricchissima storia.

La Chiesa di San Vito è la più importante delle 19 chiese di Forio. Questa chiesa è stata addobbata per circa mezzo secolo da mio padre Francesco (1900-1977) e prima di lui da mio nonno Giuseppe (1873-1956) in occasione delle festività di San Vito che si tengono dal 14 al 16 giugno. Entro per la prima volta, con il fardello dei precursori ed immagino mio padre salire sull'alta scala di legno per mettere l'arazzo di damasco mentre il parroco, Mons. Giuseppe Regine, 83 anni, celebra la messa domenicale che proprio oggi al salmo responsoriale prevede la recita del salmo 22 di Davide, forse la preghiera che più unisce tutte le religioni monoteiste: "il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia....". E' una forte emozione.

La Chiesa di San Vito, posta nella parte alta dell'abitato è Basilica Pontificia dal 1988 e le origini

sono antichissime. Un documento del 1306 rivendica ai cittadini di Forio il diritto di patronato che essi detenevano da epoca immemorabile. Fu ampliata all'inizio del XVII secolo e completamente ricostruita tra il 1730 ed il 1750 a spese dell'"Università di Forio" cioè del Municipio.

La facciata monumentale fu completata nella seconda metà del secolo XIX. L'interno è a tre navate con una ricca decorazione a stucco realizzata da Francesco Starace nella seconda metà del secolo XVIII ed è ricca di numerose opere d'arte sia di scultura che di pittura fra le quali le opere degli artisti ischitani Cesare Calise e Alfonso Di Spigna. All'ingresso vicino alla fonte battesimale c'è la lapide che ricorda il battesimo di Mons. Giovanni Regine, che fu Arcivescovo di Trani, il 25 gennaio 1856 e quella posta nel 2003 in occasione del XVII centenario del martirio di San Vito. Anche San Vito come Santa Restituta è uno dei primi martiri della cristianità. Morì decapitato a 15 anni per la sua fede cristiana sotto Diocleziano. Era nato in Sicilia, a Mazara del Vallo ma visse la sua breve vita in Campania nel salernitano portato da suoi precettori Hila e Crescenzia. Era un taumaturgo e dopo la morte il suo culto si diffuse a macchia d'olio in tutta la cristianità. La Cattedrale di Praga è consacrata a San Vito.

Mons. Giuseppe Regine, Parroco di San Vito da 42 anni, figlio di un modesto contadino di Forio, già professore di Storia della Chiesa al Seminario di Salerno dove ha avuto fra i suoi allievi l'attuale Arcivescovo Metropolita di Napoli, Card. Crescenzo Sepe, mi racconterà – ricevendomi in sagrestia al termine della messa - che in Italia ci sono 54 paesi che si chiamano San Vito ed 11 lo hanno come Santo Patrono fra cui Forio. Come sia giunto il culto di San Vito a Forio è avvolto nella leggenda della notte dei tempi e dimostra le profonde radici cristiane dell'isola d'Ischia. Anche in questa chiesa si avverte l'antichità della "storia umana" dell'isola d'Ischia abitata da millenni da una popolazione che traeva dalla terra e dal mare il proprio sostentamento.

L'opera più importante che si conserva in questa Chiesa Madre è proprio la statua di San Vito in argento e rame dorato del 1787 opera degli orefici napoletani Del Giudice su bozzetto dello scultore Giuseppe Sanmartino. L'opera fu realizzata dall'Università di Forio imponendo una gabella sul vino che si consumava al dettaglio nelle bettole. E' questa statua che si porta in processione il giorno della festività, mercoledì 15 giugno, per tutte le strade del paese mentre giovedì 16 giugno la statua viene portata via mare su di un traghetto con il clero ed i fedeli – ormai da vent'anni – dal porto di Forio fino a Punta Zaro per poi ritornare nel porto. E' come una benedizione particolare del Santo Patrono ad ogni contrada, ogni angolo, ogni anfratto. Una corona di fiori viene lanciata in mare per ricordare i foriani di ogni tempo, grandi navigatori, che sono morti sul mare.

Emilio Amalfitano, il presidente del comitato dei festeggiamenti, annuncia per quest'anno due spettacoli di fuochi d'artificio il primo mercoledì 15 giugno alle 24,00 dei fratelli Romano di Salerno ed il secondo alla stessa ora per giovedì 16 di Alfonso Lieto di Mugnano ed i fuochi saranno collocati sul molo di sopraflutto del porto e rappresentano il momento più atteso della festa dai foriani e dai numerosi turisti italiani e stranieri. Dal 14 al 16 per le tre serate ci saranno concerti musicali nelle piazze principali anticipate il 13 giugno da un festival per giovani cantanti con l'assegnazione della "Palma d'argento di San Vito" nella Piazza del Municipio.

Dopo i festeggiamenti Mons. Giuseppe Regine – che lascia al comitato dei laici l'organizzazione esterna occupandosi solo degli aspetti liturgici che hanno il momento più solenne con la messa pontificale celebrata dal Vescovo d'Ischia, Mons. Filippo Strofaldi mercoledì 15 giugno - riprenderà la sua vita di ogni giorno. Già alle 8 del mattino è nella sua chiesa a pregare ed a ricevere i fedeli. Fra i 36 sacerdoti della Diocesi è il più discreto e dice "di essersi trovato bene nel corso della sua lunga vita a vivere così".

Dice: "Il rumore non fa bene ed il bene si fa senza rumore". E' il suo insegnamento con il suo esempio. Per me l'ultima emozione.

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