Martedì 30 Settembre 2014

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La cicala del tempo che fu

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Pineta

Quanti di noi hanno vissuto emozioni dolci ed entusiasmanti nelle lunghe controre di agosto, rscoltando il melodioso canto delle cicale? Eravamo fanciulli e si usava mettere delle coperte a terra nel portico o fuori ai terrazzi, con la speranza di dormire pi˘ freschi negli assolati pomeriggi estivi.

L'odore dello zolfo e dei fichi maturi riempivano l'aria, la campagna lussureggiante era pervasa da quel suono intenso, vibrante che trasmetteva serenita e continuita. L'atmosfera era ovattata, misteriosa. Noi bambini eravamo curiosi di sapere come mai quel minuscolo animale non si stancava mai di cantare. Spesso lo cercavamo tra i filari di viti, con la speranza di prenderlo, ma non ci riuscivamo.

Gli adulti ci raccontavano che il canto veniva fuori dallo sfregamento delle zampine le une sulle altre, e ciÚ, affermavano, contribuiva a maturare l'uva e il grano. Mentre le cicale cantavano senza sosta, la tranquillit‡ pomeridiana era interrotta solo dallo stridere delle ruote di qualche carretto, o dalla voce del gelataio ambulante che vendeva i coni a cinque lire. Era quello il momento pi˘ bello della giornata, per noi ragazzi che attendevamo impazienti l'ora del tardo pomeriggio, per uscire in strada a comprare il gelato per poi correre a giocare a nascondino, a guardia a ladri e ad altri molteplici giochi.

La strada si animava all'improvviso, di voci di mamme e di bambini festosi e allegri, mentre il vecchio Biagio il gelataio, indaffarato ma felice, svuotava i contenitori del pistacchio, della cioccolata, del limone, i soli tre gusti che conoscevamo. Intanto si attendeva la vendemmia "la grande festa", quando finalmente i contadini raccoglievano i frutti di un intero anno di lavoro. La madre terra li ricompensava per l'amore che essi le avevano dimostrato. In autunno,la campagna si ravvivava di altri suoni, voci e canti dei contadini, le cicale, che ci avevano tenuto compagnia per settimane, finivano il loro ciclo e lasciavano un gran vuoto.

Negli ultimi anni quest'inno alla natura e sempre pi˘ affievolito e stanco, in alcune zone quasi non si percepisce pi˘, con le centinaia di rumori roboanti. L'Habitat e sempre pi˘ povero e mortificato. Questi misteriosi animaletti sembra vogliano lanciare un messaggio: "Non c'Ë pi˘ spazio per le melodie della natura in un mondo dove, il frastuono e il caos della civilta moderna, hanno preso il sopravvento".

Autore di questo articolo: Clementina Petroni

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