Ischia News ed Eventi - Il Lavoro è un Diritto e non è un “mercato”: avviare il Sistema Territoriale di Sviluppo dell’isola d’Ischia

Il Lavoro è un Diritto e non è un “mercato”: avviare il Sistema Territoriale di Sviluppo dell’isola d’Ischia

Editoriale
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“La gestione dell’ economia non è né di  sinistra, né di destra: essa è buona o cattiva”. Tony Blair - Novembre 1998 davanti ai deputati francesi (fonte “Le Monde” – venerdì 19 maggio 2017 – dall’editoriale senza firma “Un Gouvernement à l’image du Président)

 

“Sviluppo per il Lavoro, Lavoro per lo Sviluppo - le politiche del governo per la ripresa economica e l’occupazione”. Fu questo il tema di un convegno-dibattito promosso dal Club dell’isola d’Ischia dei Lions International presieduto da Camillo Iacono per l’anno sociale 2014-2015 che si tenne sabato 28 marzo 2015 nella sala superiore del Bar Calise di Ischia Porto in Piazza degli Eroi.

Il convegno – da me introdotto e coordinato – vide come relatori di base il dottor Francesco Pierro, consulente del lavoro, che parlò dei “nuovi strumenti attuativi del governo: il Jobs Act” mentre il dottor Christian Ferrandino, consulente del lavoro, parlò degli “effetti e criticità della riforma nel sistema socio-economico dell’isola d’ Ischia”.

L’avv. Francesco Mazzella , membro del direttivo nazionale dell’Associazione Forense, si soffermò sulla “deflazione del contenzioso alla luce del Jobs Act”.
Dopo gli interventi dei partecipanti le conclusioni furono dell’on. Avv. LAURA VENITTELLI, membro della XI Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati.

Il convegno era di stretta attualità alla luce delle nuove disposizioni contenute nel provvedimento del governo detto “Jobs Act” in materia di indennità di disoccupazione per i lavoratori stagionali del turismo che dopo 6 mesi di lavoro stagionale avrebbero diritto ad una indennità di disoccupazione erogata dall’INPS non più di 6 mesi ma di soli 3 mesi con gravi ripercussioni a livello sociale soprattutto in una realtà come quella dell’isola d’Ischia che ha una economia imperniata sul turismo con 400 strutture alberghiere e 500 attività commerciali che danno lavoro a circa 10mila persone di cui almeno 1000 extracomunitari mentre l’INPS effettua ogni anno almeno 9200 pratiche di indennità di disoccupazione che testimoniano la stagionalità del turismo e la prevalenza dei contratti di lavoro a tempo determinato.

Gli iscritti al Centro per l’Impiego ex-Collocamento sono circa 14mila mentre ogni anno i 4 Istituti Superiori dell’isola (tecnico commerciale e per geometri,alberghiero, liceo classico e scientifico,meccanici-termici-nautico-turismo) - che hanno una popolazione scolastica complessiva di circa 3200 alunni con 15 diversi indirizzi di studio - ogni anno licenziano almeno 500 diplomati di cui almeno il 40% vuole inserirsi nel mercato del lavoro.

L’isola d’Ischia (46Km2, la più grande delle Partenopee) è divisa in sei Comuni (Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Barano e Serrara-Fontana) ma costituisce un unico Sistema Territoriale di Sviluppo (STS) individuato nel Piano Territoriale Regionale (PTR) con legge della Regione Campania n.13 del 2008. Con decreto del Presidente della Giunta Regionale della Campania, Stefano Caldoro del 19 dicembre 2013 Ischia è stata identificata come “Distretto Turistico” costituito da imprenditori e Comuni come Associazione senza fini di lucro.

I Comuni dell’isola sono quindi interessati all’adozione degli strumenti previsti per lo sviluppo integrato territoriale (SLOP-I.T:I) per accedere ai fondi europei della programmazione regionale e nazionale per gli anni 2014/2020. NON è MAI stata istituita una funzionale e permanente “Cabina di Regia” fra i sei Comuni per poter mettere in “azione” un Piano di Programmazione Strategica (cosa diversa dalla Pianificazione Territoriale e rimando agli studi del prof. Carlo Trigilia)..

Scrissi allora – due anni fa – che il lavoro è un Diritto. E' un Diritto talmente potente che la stessa nostra Repubblica è “fondata sul Lavoro”. Nella nostra Carta Costituzionale il Lavoro è posto nel primo articolo dei 139 ed è ritenuto “fondamento” cioè tutta la restante “impalcatura” non può esistere o mantenersi senza quel “fondamento”. La nostra Carta del 1948 inizia all’articolo uno con il “fondamento” del lavoro e termina con il 139 sulla "immodificabilità” della forma repubblicana dello Stato che non può essere “oggetto di “revisione costituzionale”. Sono due affermazioni categoriche – all’inizio ed alla fine della legge fondamentale dello Stato – che sono “irreversibili” e che devono essere patrimonio comune di tutti i cittadini italiani prescindendo dalle loro opinioni politiche.

Ricordai che oltre trent’anni fa in una “Tribuna Politica” il comunista Giancarlo Pajetta” alla domanda di qual era il programma del Partito Comunista Italiano rispose: la Costituzione. E' la Costituzione l’autentico “compromesso storico” tra i tre grandi filoni ideologici del Novecento – il liberalismo, il socialismo ed il cattolicesimo sociale. La differenza è solo nel modo e nei tempi di attuazione della “Costituzione Programmatica” del 1948. In tempo di frettolosa e farraginosa revisione costituzionale che il Governo del “democratico” Matteo Renzi ha visto respinta con un plebiscitario voto il 4 dicembre 2016 forse è necessario ribadire – come fa con forza il movimento Libertà e Giustizia – la fedeltà ai valori fondanti della Repubblica che sono il frutto di secoli di lotta civile dei lavoratori del braccio e della mente. All'inizio del capitalismo industriale nel XIX secolo la giornata lavorativa era di 16 ore e dovevano lavorare anche i bambini e le donne senza alcuna protezione sindacale e senza una giornata di riposo.

Ci sono volute grandi lotte per avere il Diritto al lavoro, alla giornata di 8 ore, al riposo settimanale, alla tutela del lavoro minorile ed a quello delle donne. Così come ci sono volute molte lotte per il Diritto allo studio e per la progressiva estensione di questo diritto fino a 16 anni di età mentre all’inizio del ‘900 era fino a 9 anni cioè alla terza elementare. In tempo di Jobs Act – insopportabile inglesismo per indicare modifiche legislative allo Statuto dei Lavoratori fatto approvare dal ministro socialista Giacomo Brodoloni nel 1969 e non un Piano per il Lavoro fatto approvare nel 1949 dal sindacalista comunista Giuseppe Di Vittorio – forse è altrettanto necessario richiamare questi Diritti e ritornare – dopo trent’anni di sfrenato liberismo - nell’alveo della Storia che “indiscutibilmente si muove da destra verso sinistra” tanto che “qualsiasi tentativo in senso contrario, essendo antistorico, si riduce a forma priva di contenuto” scriveva il mio Maestro, prof. Giuseppe Palomba, nella prefazione ai cicli storici ed economici del 1952 con i famosi suoi “sette punti” della sua “salda ed incrollabile convinzione”.
Se il Lavoro è un Diritto non può né deve essere una “merce”.

E’ quindi improprio, offensivo ed anticostituzionale il solo chiamare la domanda e l’offerta di Lavoro “Mercato” come si va facendo da una decina di anni con la cosiddetta “riforma del mercato del lavoro” con un ritorno – di fatto – ad una “schiavitù economica” del lavoratore salariato reso sempre più debole nella contrattazione con l’“imprenditore” che è ritornato ad essere chiamato “padrone” dalla globalizzazione e dalla “concorrenza tra poveri” con la mano d’opera degli immigrati extracomunitari che hanno fatto scendere il costo del personale per le aziende piccole, grandi e medie.

La domanda e l’offerta di lavoro che vengono chiamati “mercato del lavoro” rappresentano la spia autentica della cosiddetta “ripresa economica”. Se c’è lavoro c’è ripresa economica. Se il lavoro manca o è estremamente precario non c’è ripresa economica nonostante le ottimistiche e propagandistiche affermazioni del Governo e di qualche banchiere.

L’autorevole supplemento “Affari & Finanza” di “La Repubblica” recava una inserzione pubblicitaria per la rubrica “Cerchi personale” ma nella stessa edizione (lunedì 2 marzo 2015) c’era una sola offerta di lavoro di una società austriaca che cercava “venditrici/ venditori” per il Nord Italia. Non c’era una sola offerta di lavoro per giovani diplomati e laureati nel Mezzogiorno d’Italia.

La verità è che il “mercato del lavoro” è assolutamente fermo in Italia soprattutto per i diplomati e laureati che non hanno altra via che cercare lavoro all’estero. La cosiddette “politiche attive per il lavoro” – l’eufemismo con il quale vengono chiamate le politiche pubbliche per l’occupazione – del tipo “Garanzia Giovani” che vengono proposte su finanziamento dell'Unione Europea dalla Regione Campania hanno fatto emergere un mare di domande da parte di giovani diplomati e laureati alle quali saranno proposti “tirocini formativi” in aziende private e pubbliche ma senza alcuna concreta speranza di trasformarli in contratti a tempo indeterminato.

Sul piano locale dell’isola d’Ischia divisa in sei Comuni abbiamo una popolazione residente di 63.730 residenti alla data del 31 dicembre 2013 di cui 4.386 stranieri (fonte La Rassegna d’Ischia - febbraio/ marzo 2015).
Gli stranieri extracomunitari costituiscono il 4,3% della popolazione di Barano, il 6,03% della popolazione di Casamicciola, l’11,04% della popolazione di Forio, il 5,29% della popolazione di Ischia,il 5,67 della popolazione di Lacco Ameno, il 5,9 della popolazione di Serrara-Fontana.

L’intera popolazione straniera è quasi uguale all’intera popolazione italiana di Lacco Ameno (4.513) e superiore a quella nazionale di Serrara Fontana (3.004).

Con le recenti disposizioni burocratiche non essendo più obbligatoria per la “ disponibilità al lavoro” l’ iscrizione al Centro per l’Impiego per la pratica dell’indennità di disoccupazione non si conosce il numero esatto della “forza lavoro disponibile” sul piano locale. Dobbiamo andare avanti per valori di stima. Si stima che la forza lavoro disponibile è di circa 14mila persone di cui almeno 1000 extracomunitari. L’INPS ogni anno licenzia almeno 9mila pratiche di indennità di dissocupzione.

Questo “mercato del lavoro” si muove soprattutto con il “passa parola” tra addetti ai lavori senza alcuna direzione pubblica né da parte del Centro per l’Impiego né da parte dei Comuni che non hanno un “assessorato al lavoro” ed i lavori sono esclusivamente “stagionali”, “occasionali” o con contratto “a tempo determinato”. Forme contrattuali a “tempo indeterminato” sono solo eccezioni.

Il sistema degli annunci economici sui quotidiani locali racchiude soprattutto offerte di lavoro occasionale o di basso livello contrattuale mentre figure di alta o media professionalità vengono richieste con e-mail “misteriose” come “gruppo ricerca”, “curriculum” o “curricula” e senza mai fare riferimento al contratto nazionale di lavoro del turismo e del commercio che la ditta intende applicare.

E’ un mercato del lavoro sostanzialmente immobile lasciato completamente all’ iniziativa individuale o dell’ impresa o del lavoratore senza alcuna direzione di coordinamento o di sprone pubblica da parte di un Comune o di un Sindacato. I lavoratori non hanno e non ricercano protezione da parte del Sindacato.
Gli interrogativi finali sono: ma che tipo di società civile abbiamo? Verso quali lidi approderemo? Chi assumerà l’ iniziativa per accrescere l’occupazione, per difenderla, per dare speranze ai giovani scolarizzati che hanno una “offerta formativa” concorrenziale con 15 indirizzi di studio da parte di 4 Istituti Superiori?

Occorre sul Diritto al Lavoro avviare una grande mobilitazione sociale “praticata” e non soltanto “predicata” con sermoni ecclesiastici o con improduttive lamentele “ virtuali” sul web o su Facebook ed occorre cominciare a costituire un “protagonismo sociale, economico e politico” per avviare uno “sviluppo locale” come quello che abbiamo proposto a Casamicciola con il programma dei 16 punti per il rilancio dell’area industriale in crisi capace di attivare i fondi europei 2014-2020 e creare un nuovo modello di sviluppo programmato per l’isola d’Ischia ponendo “in cammino” con una Regia Istituzionale promossa dalla CITTA’ D’ISCHIA e permanentemente costituita dagli amministratori degli altri 5 Comuni il Sistema Territoriale di Sviluppo (STS) capace di utilizzare i fondi europei del programma 2014-2020 (sono già passati TRE anni e per Ischia non si è fatta NIENTE) per investimenti produttivi capaci di fare da MOLTIPLICATORE per creare nuovi posti di lavoro OVUNQUE sia possibile realizzarli oltre la ex-cintura daziaria di un Comune perché un “Sistema Locale” è economicamente UNICO anche se amministrativamente diviso in sei Enti Locali. Neanche gli interventi INFRASTRUTTURALI come il depuratore di Ischia sono stati completati e migliorati.

Qualcosa avrebbe POTUTO E DOVUTO FARE l’Ente fantasma della Città Metropolitana di Napoli che ha istituito con decreto n.383 del 16 settembre 2015 del sindaco di Napoli anche sindaco “metropolitano”, Luigi De Magistris, un “Board della Città per la Programmazione 2014-2020” MAI funzionante da circa DUE anni dalla sua istituzione. De Magistris ne delega la “presidenza” fra l’ altro al suo Capo di Gabinetto o suo delegato cancellando il ruolo della Politica che in contrasto con la “tecnica” o “burocrazia” avrebbe dovuto partecipare al “Board” con i sindaci o gli assessori dell’Ambito Territoriale poiché l’isola d’Ischia è uno dei 14 Sistemi individuati nei 92 Comuni della ex-Provincia ora Metropoli.

Una “Cabina di Regia per lo Sviluppo e l’Occupazione” nella sua “intercomunalità” ed UNITA’ SOSTANZIALE non può non tener conto del necessario miglioramento dell’ occupazione nei sei Municipi “squilibrati” nelle loro obsolete Piante Organiche e vetusti nell’attuale Personale oltre che nei loro “equilibri finanziari” per una EFFICIENTE organizzazione (255 dipendenti-dati giugno 2014) con l’introduzione di una complessiva CAPACITA’ GESTIONALE di modernizzate “Aziende di servizio” quali debbono essere i Comuni e tutta la Pubblica Amministrazione.

Le elezioni dell’11 giugno 2017 nel Comune di Ischia – l’unico fra i sei ad avere il titolo di “ Città” – risultano fondamentali per una svolta civile – a mio parere – per avviare nell’intera isola la Programmazione Strategica capace di fare la sua parte per il Diritto al Lavoro gestendo BENE gli strumenti pubblici per l’ ECONOMIA LOCALE.
Finora questa gestione è stata cattiva.

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