Lunedì 24 Novembre 2014

Ultima modifica:08:12:33 GMT

Font Size

Screen

Profile

Layout

Direction

Menu Style

Cpanel
Tu sei qui: Home Rubriche Il Comune Unico dell’Isola d’Ischia: dalla sostanza alla forma

Il Comune Unico dell’Isola d’Ischia: dalla sostanza alla forma

  • PDF
Ischia

Si terrà probabilmente entro quest’anno 2011 il Referendum consultivo previsto dalla legge regionale per avviare il processo di unificazione amministrativa dei sei Comuni dell’isola (Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Barano e Serrara-Fontana) che furono istituiti durante la dominazione francese del Regno di Napoli nel 1809 e che erano addirittura 7 con Testaccio fino al 1873 quando con decreto di Re Vittorio Emanuele fu accorpato al Comune di Barano diventandone da allora una frazione. Un unico Comune fu istituito nel 1938 per decreto reale di Vittorio Emanuele III e durò soltanto 7 anni poi nel 1945 con decreto di Umberto II, Luogotenente del Regno, i sei Comuni furono ricostruiti.

Ma l’esigenza di politiche unitarie per tutta l’isola emerse immediatamente tanto che presso l’archivio storico del Comune di Barano è conservato un verbale di una riunione del 14 dicembre 1946 dei sei sindaci promossa dal sindaco d’Ischia, Vincenzo Telese, il quale sottolineava che “le riunioni dei sindaci dei Comuni dell’isola sono quanto mai necessarie per lo studio e per la risoluzione dei molti problemi che interessano l’Isola tutta”. Il quella riunione si parlò di “servizio telefonico, luce elettrica, consorzio veterinario, scuole medie governative, diritto fisso sul vino, consorzio imposte di consumo” ed i temi all’ordine del giorno danno un’idea di quella che era la povera economia dell’isola dopo la guerra: un’isola già abbastanza popolata con circa 30 mila abitanti e con una economia agricola e peschereccia.

L’esigenza di una politica intercomunale trova ulteriore conferma nel primo convegno sullo sviluppo svoltosi dal 13 al 15 maggio 1950 a Casamicciola nel salone centrale del complesso del Pio Monte della Misericordia per iniziativa del Comitato Civico Diocesano con la partecipazione dei sei sindaci, di esponenti politici locali e della società civile, “nel quale furono gettate le basi per il futuro economico dell’isola” scrive il prof. Vincenzo Mennella (1925-1995), allora sindaco di Lacco Ameno, nelle sue Memorie postume.

Un secondo convegno sullo sviluppo si svolse sempre a Casamicciola e nello stesso maestoso complesso ricettivo del XIX secolo aperto nel 1895 dall’Ente Morale Pio Monte della Misericordia di Napoli dal 28 al 30 marzo 1958 per iniziativa della DC locale sotto la presidenza dell’avv. Guglielmo Waschimps, Presidente della Provincia di Napoli e con il discorso finale dell’on. Giovanni Leone, Presidente della Camera dei Deputati.

Questi tre eventi importanti promossi dai sei sindaci, tutti della DC, dimostrano come fin dall’inizio della ricostruzione dei sei Comuni emerse l’esigenza di una politica unitaria da parte dei sei Comuni per una “valorizzazione turistica dell’isola” che ebbe anche un Ente Pubblico, l’EVI – Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia, dal 1952 al 1972 e che divenne il vero “SuperComune” chiamato dall’allora sindaco di Barano, Giovanni Di Meglio, “una sede extra-territoriale dove si potevano smussare i campanilismi e progettare ed attuare interventi infrastrutturali intercomunali ed una unitaria politica di promozione avendo l’EVI anche la funzione di Azienda, di Cura, Soggiorno e Turismo”.

Insomma nel periodo del ventennio di crescita dello sviluppo economico – 1950-1970 - determinato soprattutto dagli interventi dell’imprenditore milanese Angelo Rizzoli (1888-1970) con i Grandi Alberghi di Lacco Ameno che fecero da apripista per la nascita di una fiorente imprenditoria endogena nei settori alberghiero, commerciale, dei servizi e dei trasporti, il sistema istituzionale dell’isola era sì costituito dai sei Comuni ma aveva un “coordinamento” nell’Ente per la Valorizzazione dell’isola (EVI) con un forte ruolo di presenza e di interventi della Provincia di Napoli che realizzava le nuove arterie per aprire al turismo di massa le località di Citara a Forio, di S.Angelo nel Comune di Serrara-Fontana, dei Maronti nel Comune di Barano.

Oggi il Comune Unico dell’isola d’Ischia c’è già nella “sostanza”. Basta riflettere sui dati principali dell’economia turistica e commerciale per avere conferma: 40 mila posti letto, 3 mila imprese iscritte alla Camera di Commercio, 13 mila lavoratori iscritti al collocamento, su di un’area di appena 46 Kmq e con una popolazione residente di circa 60mila abitanti di cui almeno 3 mila extra-comunitari .Anche la popolazione scolastica è cresciuta enormemente: i 4 Istituti Superiori con 13 indirizzi hanno una popolazione studentesca di 3.200 alunni con 500 diplomati ogni anno.

L’economia ormai è tutta improntata sul turismo termale ed in tempo di globalizzazione l’imprenditoria è alla ricerca di nuovi mercati per mantenere le strutture ed i profitti ed anche i livelli occupazionali di circa 9.500 lavoratori stagionali. Anche l’azione promozionale soprattutto degli imprenditori - poiché da almeno 30 anni è “commissariata” l’Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo costituita nel 1973 sulle ceneri dell’ex-EVI – tende ormai a propagandare “l’isola d’Ischia” anziché il Comune tizio o caio con segnalazioni delle “località” che sono diventate più qualificative dell’indicazione dell’Ente Amministrativo.

Anche i comportamenti sociali della popolazione si sono adeguati al processo di unificazione economica reale. E’ il Comune di Ischia il centro più importante dei luoghi ludici per i giovani e lo shopping oltre dei più importanti uffici Giudiziari, Sanitari, Tributari, tanto che è urgente un decentramento funzionale.

Lo spezzettamento amministrativo non favorisce una coesione economica e sociale dell’isola. Anzi è dannoso. Infatti l’isola non ha un Piano Regolatore Generale Intercomunale “in vigore” e permane un “vincolismo assoluto” imposto dal Piano Paesistico “ministeriale” del 1995 con migliaia di vani abusivi e migliaia di domande di “condono edilizio” tanto da arrivare agli “abbattimenti”. I sei Comuni non sono stati capaci di avviare né la Pianificazione Territoriale né la Programmazione Economica.

Il Comune Unico attende quindi soltanto l’atto formale di costituzione se si vuole migliorare non solo il sistema economico e sociale ma la stessa qualità della vita degli isolani.