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Mazzella, un cognome nella corrente

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Veduta da Campagnano
Mazzella
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Ha cominciato Jean Michel, che ha 45 anni e che vive  in un centro a pochi chilometri da Marsiglia, Miramas, tre anni fa su Facebook a trovare il maggior numero possibile di “Mazzella” in tutto il mondo attraverso la Rete. La famiglia Mazzella di Jean Michel è emigrata in Francia agli inizi del ‘900 e lui ha ereditato questa voglia di ricercare le sue origini da suo padre che già aveva cominciato  recandosi negli uffici dello Stato Civile.

Jean Michel ha scoperto che il suo bisnonno veniva da Procida e due anni fa è venuto a Procida eppoi ad Ischia per andare sempre più indietro nella ricerca. Ha pensato anche di raccogliere su Facebook il maggior numero di “amici” che avessero il cognome “Mazzella” in modo addirittura di trovare lontani  parenti sparsi per il mondo. Ha imparato l’italiano e sa scrivere abbastanza bene nella nostra lingua. Così ha trovato – due anni fa – me e mi ha chiesto – ottenendola -   l’amicizia  e mi ha chiesto di aiutarlo nella ricerca. Così navigando sul web ho scoperto la colonizzazione ischitana di Ponza nel 1734 e con Gianni Vuoso nell’estate del 2009 siamo stati a Ponza realizzando un ampio reportage su “La Rassegna d’Ischia” ed un video “Il viaggio di Mattia” che si può vedere scaricandolo su questo nostro sito di www.ischianews.com e la scoperta è tanto piaciuta ad alcuni ponzesi che abbiamo fatto una bellissima manifestazione il 24 ottobre 2009 a Villa Arbusto a Lacco Ameno  dove per la prima volta – dopo 275 anni -  gli eredi dei coloni ischitani hanno fatto ritorno all’Isola-Madre anche con una mostra sull’isola di Ponza di grande interesse e suggestione. Ho così conosciuto Giuseppe Mazzella di Ponza, che ha un anno meno di me – allora aveva 59 anni ed oggi 61  -  che è avvocato e giornalista , che non era mai venuto ad Ischia, che è  un discendente diretto di Mattia Mazzella, che io interpreto nel video, il “colonizzatore” di Ponza, il contadino di 38 anni che nel 1734 lasciò il villaggio di Campagnano con sua moglie, Grazia Arcamone, ed i suoi 5 figli per andare a prendere possesso e coltivare una decina di acri di terra a Ponza avendo il Re Carlo V  emanato un editto che concedeva a 52 famiglie della Città d’Ischia  gratuitamente  la terra. Mattia Mazzella fu il primo colono. Era poverissimo ed anafabeta. Ponza era disabitata completamente da almeno due secoli. Si insediò in una grotta nella Baia di Santa Maria e cominciò la sua avventura. Giuseppe con il fratello Silverio che gestisce l’unica libreria di Ponza, “Il Brigantino” che è un cartografo, hanno ricostruito la storia della loro famiglia sia con gli atti dello stato civile del Comune sia dall’archivio della Chiesa Parrocchiale di San Silverio, il patrono di Ponza. Hanno anche consultato i testi disponibili e soprattutto “la storia delle isole pontine” di Giuseppe Tricoli del 1855 che può essere assimilato al nostro Giuseppe D’Ascia. Tricoli dice che nel 1855 c’erano 400 “Mazzella” a Ponza su di una popolazione di circa 2mila abitanti. Ancora oggi a Ponza su una popolazione di circa 3 mila abitanti almeno 250 hanno come cognome Mazzella. I ponzesi poi sono emigrati soprattutto in America ed oggi a New York nel quartiere dei Bronx di ci sono centinaia  di Mazzella. Ma sono emigrati anche nel Mediterraneo soprattutto all’isola d’Elba ed oggi c’è una comunità di almeno 500 discendenti di  ponzesi  all’Elba soprattutto nel Comune di Marina di Campo . Anche in Sardegna e perfino in Tunisia dove hanno colonizzato l’isola La Calitte.

Per iniziativa dello storico dell’Elba, Raffaele Santolo, la cui famiglia è emigrata all’Elba da Ponza sulla quale era giunta con la seconda colonizzazione – quella del torresi di Torre del Greco del 1772 si terrà dal 19 giugno a Ponza in occasione dei festeggiamenti di Sal Silvero una mostra documentaria dei pescatori ponzesi emigrati nell’Arcipelago toscano ed anche fra questi ci sono i Mazzella.

Ricostruire la storia familiare del popolo minuto è molto difficile perché l’anagrafe o lo stato civile fu istituita dalla dominazione francese del Regno di Napoli nel 1806  in contemporanea con l’istituzione dei Comuni. Per ricerche prima del 1806 - ma alcuni Comuni hanno i registri delle nascite, dei matrimoni e delle morti soltanto dal 1809 – bisogna  consultare i registri delle Parrocchie dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture, ma spesso non è indicata la data di nascita nei registri matrimoniali e quindi le ricerche non possono proseguire.

In occasione della venuta dei “cugini ponzesi” ho cercato di ricostruire l’albero genealogico della mia famiglia ed ho scoperto che il padre di mio nonno si chiamava Francesco era nato nel 1842 e morto a 60 anni nel 1902. Mi chiedevo sempre perché mio padre non mi parlava mai di suo nonno ed ho capito perché. Aveva solo due anni quando è morto. Quando si è sposato il 18 dicembre 1869 con Maria Filomena Daniele, filatrice, faceva il bracciante agricolo ma quando è morto già viene segnato nei registri comunali di Casamicciola come “paratore di chiese”. Si sposò due volte e la seconda moglie si chiamava Benedetta Miragliuolo . Era anafabeta. Francesco era figlio di Luigi Antonio nato nel 1818 a Casamicciola come “Luigi” e morto come “Antonio” “nella sua casa di Via D’Aloisio” sotto il terremoto del 4 marzo 1881 ed è fra i 118 morti del terremoto del 1881. Luigi Antonio era “marinaro” ed era sposato con Lucia Castagna di Silvestro. Era figlio di Francesco e di Zabatta Rosalia  sposati a Casamicciola il 6 marzo 1807 ma di Francesco non conosco la data di nascita che non è riportata e quindi la ricerca s’arresta. Da dove veniva Francesco? E qui comincia la “storia orale” che il popolo minuto si trasmetteva non sapendo scrivere né raccogliere documenti. Mio padre Francesco (1900-1977) mi diceva sempre che “la nostra famiglia  è venuta a Casamicciola da Campagnano” e quindi è da Campagnano – a mio parere – che discendono tutti i Mazzella del mondo. Da Campagnano – questo piccolo villaggio di agricoltori e pescatori dove ancor oggi vivono moltissimi Mazzella – sono emigrati nelle altre parti dell’isola d’Ischia poi a Procida, a Monte di Procida, a Ponza, a Ventotene e da qui  nel mondo intero.

Grazie a Jean Michel su Facebook ho potuto rintracciare Mazzella negli Stati Uniti in molte città perfino a Boston e  Washington oltre New York , in Canada, in  Argentina e perfino in Cile oltre che in Italia ed in Francia.

Un cugino di  Jean Michel  Pierre Mazzella e sua moglie Marie-Laure alcuni giorni fa sono venuti a trascorrere alcuni giorni ad Ischia. Pierre ha 60 anni ed è ingegnere e la figlia Emmanuelle, che è  mia amica di Facebook, ha voluto che i propri genitori per una volta vedessero “la terre des nos  ancetres”, la terra dei nostri avi, e quando mi scrive  mi chiama sempre “mon cher cousin”, mio caro cugino. Mi ha detto dell’arrivo di Pierre e Marie-Laure. Ci siamo visti ed abbracciati in Piazza Marina a Casamicciola nei giardini del Bar Calise. Non conosce una parola di italiano. Sa solo che il nonno veniva da Procida ed io gli ho detto di vedere per prima cosa Campagnano dove si abbraccia il Castello Aragonese, Vivara e Procida e di comprare il vino da Antonio Mazzella che continua una tradizione secolare eppoi di andare ad Ischia Ponte e vedere la galleria d’arte di Mario Mazzella  che è oggi portata avanti dal figlio Luca e di mangiare da Cocò. Ho consigliato anche di andare a Procida  e di vedere soprattutto l’Abbazia di  San  Michele nella Terra Murata. Pierre e Marie-Laure sono stati soltanto per due giorni ed hanno seguito il mio itinerario ma Pierre, abbracciandomi alla partenza come se ci conoscessimo da decenni e regalandomi il libro di Jean D’Ormesson “Presque rien sur presque tout” , quasi niente su quasi tutto”, mi ha invitato ad andare a Marsiglia, ospite a casa sua e mi ha promesso che ritornerà con Jean Michel per più tempo in cui possiamo fare un giro approfondito delle nostre isole. Gli ho detto che noi siamo uomini di isole. Giriamo nel nostro mare come una corrente. Ci sentiamo a casa nostra ad Ischia, Procida, Ventotene e Ponza dove avvertiamo la presenza umana dei nostri antenati che erano contadini e pescatori.  Siamo felici solo quando vediamo il mare e ne sentiamo il profumo ed il rumore. Così “comunque” siamo “cugini”, avvertiamo un senso profondo di appartenenza ad una grande famiglia del popolo minuto che come altre nel corso dei secoli ha avanzato il proprio stato sociale conquistando la scrittura e la lettura.

Anche il “mio cugino ponzese” Giuseppe avverte questo sentimento. Quando ci lasciammo dopo la manifestazione del 24 ottobre 2009 era commosso fino alle lacrime. A Natale mi ha inviato il suo libro scritto insieme al fratello Silverio sulla flora di Ponza con la dedica: A Giuseppe con affetto secolare. Commovente.

Casamicciola, 21 maggio 11

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