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Comune Unico ed il dolore di un socialista per i compagni perduti

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Provo un sentimento di dolore nel vedere tanti ex-socialisti, dirigenti, amministratori e militanti  iniziando da chi fu – per “fortuna o virtù” per dirla con Machiavelli  o le due insieme  – un dirigente nazionale ed europeo del PSI schierati sul fronte del NO al Referendum consultivo per il Comune Unico dell’isola d’Ischia fissato per il 5 e 6 giugno prossimo.

Il Partito Socialista Italiano (PSI) è morto nel 1992, proprio nell’anno del suo centenario, travolto dagli scandali finanziari di “tangentopoli”. Enzo Mattina, l’ultimo segretario amministrativo, dichiarò che il PSI si scioglieva per debiti, per la voragine finanziaria che aveva il sistema delle tangenti o quello che con un eufemismo si chiamava il “costo della politica”. Da allora sono passati 19 anni ma  gli anni sono 27 secondo Carlo Petrignani autore di un libro sulla vita di Riccardo Lombadi di cui parleremo e sembra ieri.

Sembra ieri perché  per un trentennio – 1962-1992 -  giorno in più o  in meno i socialisti sono stati i protagonisti, nel bene e nel male, della storia politica dell’isola d’Ischia e dalla  scomparsa della loro organizzazione con sei sezioni ed un comitato di zona, che sembrava un comitato centrale, non c’è stata più una organizzazione simile da parte di un partito nuovo della cosiddetta Seconda Repubblica. La dispersione o la diaspora dei socialisti è stata terribile. Negli anni ‘ 80 il PSI  locale aveva un consigliere regionale, un consigliere provinciale, tre sindaci su sei,una quarantina di consiglieri comunali su 120, circa 500 iscritti al partito nelle sei sezioni con sei segretari ed un segretario di zona.

Oggi nelle sei realtà comunali dell’isola non c’è nemmeno un consigliere che sia iscritto al pur rinato piccolo Partito Socialista di Nencini.  Il sindaco uscente di Serrara-Fontana, Cesare Mattera, rientrante dopo 10 anni come assessore anziano per la legge  elettorale, non rinnega il suo passato socialista ma oggi non ha una chiara collocazione politica se non quella di presidente del Comitato del NO al Comune Unico e cioè dell’unica riforma istituzionale dell’isola della quale parliamo da almeno 30 anni perché “dentro” ci sono tutte le altre riforme. Può darsi che certi  “riformatori” o “riformisti” la ritengano una “controriforma” mutuando la  semantica della Chiesa seicentesca rispetto alla “riforma protestante” di Lutero ma non danno ad essa né una spiegazione politica né economica che sono alle fondamenta dei socialisti, laici per antonomasia.

Forse  proprio questo è il punto: il senso di laicità.

Il PSI nacque sull’isola d’Ischia per iniziativa di Francesco Scalfati che alla metà degli anni ‘ 60 del ‘ 900  riuscì ad incanalare la protesta contro il dominio della DC e dei suoi potenti proconsoli dei sei Comuni nel PSI e vi confluirono uomini e donne che  erano lontani anni luce non solo dagli ideali socialisti ma dagli stessi comportamenti  di un socialista. Erano ex-democristiani, ex-fascisti, simpatizzanti liberali, che chiedevano di partecipare democraticamente alla vita pubblica  stanchi della supponenza dei  “ras” della DC o che invece non avevano trovato posto nella DC. Come direbbe Brecht “si sedettero alla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati”.

Ma entrarono nel PSI anche giovani – che provenivano soprattutto da una cultura liberale  sulla scia dell’insegnamento e dell’influenza di quel grande educatore che fu il prof. Edoardo Malagoli (1923-2001) -  che sinceramente vedevano nel PSI l’alternativa laica, liberale e progressista ed a-comunista come diceva Riccardo Lombardi, nel cui pensiero molti si riconoscevano, al catto-comunismo. Il PSI fu per questi giovani – fra i quali Franco Borgogna, il caro Nello Mazzella (1951-2011) e chi scrive questa nota – la strada liberalsocialista per una società più giusta e più umana da realizzare nelle proprie realtà locali. Questi giovani alimentarono per almeno un decennio – 1970-1980 – un dibattito sulle strategie di politica economica e soprattutto sulla grande speranza della Pianificazione Territoriale e della Programmazione Economica. Un “riformismo rivoluzionario” per dirla con Riccardo Lombardi. Sul finire degli anni ‘ 70 – il 1979 – nel corso di un convegno al Regine Palace con l’urbanista Marcello Vittorini sul governo del territorio  quei giovani cominciarono, discutendo il progetto di riforma degli enti locali proposto da Aldo Aniasi e Franco Bassanini che solo 11 anni dopo divenne legge con ampie modifiche  sotto la direzione del Ministro  dell’Interno, Antonio Gava , a lanciare la proposta di una “semplificazione” amministrativa dell’isola d’Ischia con una riduzione dei Comuni proprio per concretizzare la Programmazione Economica sulla scia delle idee di Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Giorgio Ruffolo, Paolo Sylos-Labini. Fu quel gruppo di giovani socialisti che fu temuto ed apprezzato dall’astro nascente della DC locale, Enzo Mazzella, che ebbe il merito di appropriarsi delle idee e del programma e di cercare di attuarli. Cosa ha fatto Enzo Mazzella (1938-1990)  è affidato a chi  ha occhi per vedere e cervello per capire. Perché sul piano locale non ci fu mai una coalizione politica tra PSI e DC del Comune di Ischia  punte avanzate sul piano  politico dell’isola? Perché quei giovani di Ischia non si incontrarono con Enzo Mazzella? Forse fu proprio la diversa concezione della laicità.

Non essendo stata il PSI  una scelta ideologica per moltissimi, anche di amministratori e di sindaci, non suscita meraviglia che nessuna proposta programmatica di quel piccolo gruppo di compagni sia stata realizzata. Non abbiamo avuto il Piano Regolatore Generale per tutta l’isola; le società-miste sono diventata tutt’altra cosa dell’intervento pubblico in economia; mai è stato realizzato un sistema di depurazione delle acque reflue per tutta l’isola; mai è nata l’Azienda Pubblica di Promozione Turistica; mai valorizzato un sistema museale unitario.

Così  una certa gioventù è stata bruciata mentre molti che aderivano al Psi oggi si trovano a proprio agio o nella destra o nella sinistra che definisce se stessa semplicemente “democratica” e dove i socialisti – che si definiscono tali alla maniera degli “azionisti”  come Carlo Rosselli o Riccardo Lombardi  eternamente “eretici” -  non riescono a trovare un senso. Con dolore vedo persone con le quali per un lunghissimo tempo – 1965-1983 – ho condiviso la stessa casa politica come Franco Iacono, Lorenzo Mennella, Tommaso Patalano, Antonino Italiano, Giosy Gaudioso, Gigiotto Rispoli  ed altri schierati su un fronte che definisco “conservatore” o “reazionario” ovunque collocato nel falso bipolarismo italiano, palesemente o con un silenzio colpevole,  mentre un giovane ,Graziano Petrucci,  a nome  del “Movimento per il Comune Unico dell’isola d’Ischia” nato da una iniziativa su Facebook e che ha raccolto in 4 mesi oltre 1100 convinti aderenti spiega sulla stampa locale in ottima sintesi tutti i motivi del SI che a mio giudizio si riallacciano a quella stagione di proposte giovanili di 30 anni fa.  Oltre 1100 aderenti ad un gruppo di discussione e partecipazione che “semina il dubbio e non raccoglie certezze” (Bobbio) per ridare alla Democrazia Politica “sostanza” non  solo “forma” al tempo di una rivoluzione economica come quella della telematica e politica al tempo della seconda globalizzazione dopo la caduta del muro di Berlino (1989)  e lo sgretolamento dell’URSS (1991). E’stato il più serio ed entusiasmante dibattito al quale ho partecipato nel corso della mia vita.

Ho conosciuto su Facebooh un amico, Antonello Iacono, aderente al Movimento del Comune Unico, e poi l’Amicizia è passata dal virtuale al reale come deve essere al tempo della “società dell’informazione”,  con il quale condivido  una massima  nel nostro profilo. E’quella di Baldassare Gracian y Morales (1601-58), delineatore dell’”uomo ideale”: “E’regola   degli accorti abbandonare le cose che ci abbandonano e cioè non aspettare di essere un astro al tramonto”.

Io abbandono questi ex socialisti – il cui titolo non si eredita per fortuna da padre in figlio come quello dei nobili nello stemma di famiglia -  che tentano di riciclarsi  con le nuove bandiere della rinata partitocrazia. Non mi importa se è un abbandono reciproco.

Forse hanno sbagliato schieramento ieri non oggi. Al socialismo dal volto umano non ci hanno mai creduto.

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